Riforma portuale, Paroli: "Necessaria per rendere l’Italia competitiva a livello mondiale. Le AdSP non perderanno poteri amministrativi"
di Luca Pandimiglio
Una riforma «necessaria», anzi «indispensabile», per adeguare il sistema portuale italiano a un mercato profondamente cambiato negli ultimi trent’anni. È questa la posizione espressa da Matteo Paroli, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, intervenuto questa mattina nel confronto dedicato al futuro dei porti italiani e alla competitività del Paese nel Mediterraneo.
Al centro dell’incontro la riforma della governance portuale, attualmente all’esame della Commissione Trasporti della Camera, insieme alle prospettive del sistema logistico nazionale. Un confronto che ha coinvolto istituzioni, mondo accademico e professionale e gli operatori del cluster marittimo, con interventi dedicati alla governance, agli investimenti e alle esigenze del mercato.
Per Paroli, il punto di partenza è l’evoluzione del settore. «È una riforma necessaria, direi indispensabile», ha sottolineato, ricordando come dalla riforma del 1994 il mondo dei porti e della logistica sia profondamente cambiato. Una legge che all’epoca era «molto moderna», ma che oggi deve essere aggiornata alla luce delle trasformazioni intervenute nel trasporto internazionale.
«Oggi serve qualcosa che consenta agli operatori, agli armatori, ai terminalisti, agli enti di gestione, alle autorità di sistema portuale di affrontare il mercato in una chiave moderna», ha spiegato Paroli. L’obiettivo, secondo il presidente dell’AdSP, deve essere quello di rendere il sistema logistico italiano competitivo «non a livello nazionale, ma mondiale».
Investimenti e programmazione
A rendere ancora più complesso lo scenario, secondo Paroli, è la situazione geopolitica internazionale, che incide direttamente sulle catene logistiche. Trasportare merci significa oggi attraversare aree del mondo caratterizzate da criticità, con conseguenze sui costi, sulla sicurezza dei carichi e sull’efficienza complessiva dei trasporti.
In questo contesto, ha evidenziato, diventa fondamentale poter contare su porti «sicuri, economici» e capaci di ridurre l’impatto delle attività portuali sulle città. Per Genova, uno dei principali vantaggi della riforma potrebbe arrivare dalla programmazione nazionale degli investimenti. «Una cornice nazionale di investimenti è un qualcosa che avvantaggia non solo Genova, ma tutti i porti nazionali», ha osservato Paroli.
Il tema è quello della razionalizzazione delle risorse pubbliche. «Lo Stato non ha più la capacità di spesa che aveva venti o trent’anni fa», ha ricordato il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale. Da qui la necessità di una programmazione capace di distribuire gli investimenti in relazione alle diverse vocazioni dei porti: Genova, La Spezia, Livorno, Napoli e Trieste, per esempio, potrebbero concentrarsi su differenti attività e tipologie di traffico. «Questo consente di spendere meglio, in maniera più razionale e più efficiente i soldi pubblici», ha affermato.
Più spazio al partenariato pubblico-privato
La nuova organizzazione, secondo Paroli, dovrà accompagnarsi anche a un maggiore coinvolgimento dei capitali privati. Tra gli strumenti indicati ci sono il partenariato pubblico-privato e il project financing, che a suo giudizio sono stati utilizzati ancora troppo poco nel settore portuale italiano.
L’Autorità di Sistema Portuale, nell’ambito della riforma, contribuirebbe all’organizzazione dei singoli porti «sotto la regia di Porti d’Italia», mentre i privati dovrebbero assumere un ruolo crescente negli investimenti e nello sviluppo delle infrastrutture.
Un passaggio che porta direttamente al tema della possibile redistribuzione delle competenze tra livello centrale e autorità portuali. Paroli non considera però questo processo come una perdita di potere per le AdSP.
«La pubblica amministrazione deve gestire il potere così come il diritto amministrativo individua», ha spiegato. E ha aggiunto: «Nessun tipo di gelosia in alcun modo».
Secondo il presidente dell’AdSP del Mar Ligure Occidentale, le autorità portuali non perderanno i propri poteri amministrativi, ma assisteranno a una «ristrutturazione delle competenze» tra la dimensione periferica, affidata alle Autorità di Sistema, e le decisioni strategiche inserite nella cornice nazionale.
«Nessuna preoccupazione sui bilanci»
Un altro nodo riguarda le risorse finanziarie e gli eventuali trasferimenti economici dalla periferia alla struttura centrale. Anche su questo fronte Paroli ha espresso una posizione rassicurante, spiegando che le osservazioni avanzate da Assoporti e da diverse Autorità di Sistema Portuale sarebbero state recepite nel lavoro tecnico del ministero.
Le iniziali ipotesi di rischio per la stabilità dei bilanci delle Autorità di Sistema Portuale, ha spiegato, sarebbero state superate attraverso elementi di flessibilità allo studio. «Se mi chiede se sono preoccupato di questo le dico al momento non ne vedo la ragione», ha affermato Paroli, aggiungendo che l’attenzione riservata dal ministero alla questione lo tranquillizza.
Il caso della tassa sui crocieristi
Paroli ha affrontato anche il tema della recente sentenza del TAR relativa alla tassa sui crocieristi, una vicenda che coinvolge l’amministrazione comunale e l’Autorità di Sistema Portuale.
«Non può essere una sentenza che contrappone pubbliche amministrazioni su un tema così delicato», ha sottolineato, ribadendo che l’obiettivo dell’Autorità di Sistema Portuale è quello di incrementare i traffici, sia merci sia passeggeri.
E proprio il settore crocieristico rappresenta, secondo Paroli, un comparto strategico per l’economia genovese. «È un trend quello delle crociere in grandissima espansione», ha ricordato, sottolineando la necessità di continuare ad attrarre ricchezza sul territorio. La sentenza, ha aggiunto, dovrà essere «letta» e «approfondita», anche alla luce delle sue possibili conseguenze sul sistema economico locale.
«Non possiamo rischiare di perdere una sola nave»
È questo uno dei passaggi più netti dell’intervento. Paroli ha evidenziato il rischio che decisioni o interpretazioni capaci di incidere sulle condizioni operative del porto possano avere ripercussioni sui traffici crocieristici.
«Dovremo ragionare per capire tra l’altro anche che tipo di passaggi tecnici potremo fare e dovremo fare perché non si possa rischiare in alcun modo la perdita di una sola nave nei nostri porti», ha detto.
Per il presidente dell’AdSP non si tratta di un rischio puramente teorico. «Oggi perdere navi significa perdere un indotto che intorno a queste navi produce una grandissima ricchezza per il territorio», ha spiegato.
Fino a sottolineare il valore anche simbolico della permanenza delle grandi compagnie a Genova: «Una sola nave di testa, parlo di navi da crociera, che dovesse lasciare Genova darebbe un segnale estremamente negativo», ha affermato Paroli.
Un appello rivolto anche al Comune, pur nel rispetto dei diversi ruoli istituzionali: «Occorre che l’amministrazione comunale comprenda anche le preoccupazioni dell’Autorità di Sistema Portuale».
Il confronto sulla riforma dei porti proseguirà ora mettendo a confronto governance, regole e mercato. Dopo l’apertura affidata a Paroli e Federico Matteoli, il dibattito ha coinvolto esperti e rappresentanti del settore, tra cui Davide Maresca, Marcello Di Caterina, Roberto Petri, Ercole Incalza e l’onorevole Stefano Maullu. Sul fronte degli operatori sono intervenuti Stefano Messina per Assarmatori, Paolo Pessina per Federagenti e Mario Zanetti per Confitarma. A chiudere i lavori il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi.
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