Porto di Pra’, i comitati del Ponente contro l’ampliamento: "Non c’è più spazio, basta sacrificare i quartieri"
di Luca Pandimiglio
L'ipotesi di trasferire i depositi all'interno dell’area del Porto Petroli viene considerata dai comitati con perplessità
L’ipotesi di un ampliamento del porto di Pra’ riaccende il confronto nel Ponente genovese. A esprimere contrarietà sono i residenti e i comitati che da anni convivono con le attività portuali, il traffico, i rumori e la presenza dei depositi chimici. La loro posizione è stata raccolta da Telenord nel corso di Liguria Live, con la testimonianza di Mirella Dagnino, consigliera del comitato di Multedo.
«Non si può continuare a espandere il porto se non abbiamo spazio», è il senso della posizione espressa da Dagnino. Il timore dei comitati è che a pagare il prezzo dello sviluppo delle attività portuali siano ancora una volta i quartieri e i loro abitanti. Genova, viene sottolineato, è una città stretta tra mare e colline e, secondo i residenti, non sarebbe possibile continuare a sottrarre spazio senza aggravare ulteriormente le condizioni di vita della popolazione.
Il nodo dei depositi chimici
Al tema dell’ampliamento portuale si aggiunge quello, ancora irrisolto, dei depositi chimici di Multedo, in particolare Carmagnani e Superba. Da anni si discute di una loro possibile ricollocazione, ma una soluzione definitiva non è stata individuata.
L'ipotesi di trasferire i depositi all'interno dell’area del Porto Petroli viene considerata dai comitati con perplessità. Secondo Dagnino, concentrare i serbatoi in un’unica area non rappresenterebbe una soluzione adeguata, soprattutto alla luce degli episodi del passato ricordati nell’intervista.
La richiesta non è semplicemente quella di chiudere le attività. La rappresentante del comitato riconosce infatti che nei depositi e nelle attività portuali lavorano molte persone e che una soluzione non può prescindere dalla tutela dell’occupazione. L’obiettivo indicato è piuttosto quello di individuare aree maggiormente distanti dalle abitazioni, dalle strade e dalle infrastrutture ferroviarie.
Rumore, odori e trasformazione del quartiere
Tra i problemi segnalati dai residenti ci sono anche i rumori provocati dalle navi e, in alcuni momenti, gli odori legati alla presenza di solventi.
Dagnino racconta una trasformazione del quartiere iniziata molti decenni fa, ricordando quando alcune aree oggi occupate dalle infrastrutture portuali erano ancora utilizzate diversamente. Un cambiamento che, secondo la testimonianza, ha modificato profondamente il paesaggio e il rapporto dei cittadini con il mare.
Il tema ritorna anche guardando al futuro. La rappresentante del comitato manifesta scoraggiamento per una situazione che, nonostante gli anni di discussioni e proposte, non ha ancora trovato una soluzione condivisa.
«Non possiamo spostare il problema da un quartiere all’altro»
Uno degli aspetti più delicati riguarda proprio la difficoltà di individuare una nuova collocazione per le attività più impattanti. «Non è pensabile – viene sottolineato nell’intervista – spostare il problema da un quartiere all’altro».
La posizione espressa è quindi quella di una ricerca di una soluzione complessiva, che tenga insieme esigenze industriali, occupazione, sicurezza e qualità della vita dei residenti.
Secondo Dagnino, inoltre, le generazioni più giovani sembrano vivere la questione con maggiore distacco rispetto a chi ha assistito direttamente alla trasformazione del territorio. Anni di discussioni senza una soluzione definitiva, osserva, avrebbero contribuito a creare anche un senso di scoraggiamento tra i cittadini.
«Il Ponente sopporta gli impatti, ma non vede i benefici»
Nel corso dell’intervista emerge anche un’altra questione: il rapporto tra i benefici economici delle attività portuali e le ricadute sui quartieri che ne sopportano gli effetti.
La rappresentante del comitato sostiene che i residenti non percepiscano un ritorno proporzionato ai disagi sopportati. «Per tutto quello che sopportiamo non abbiamo nessun riscontro da queste aziende», è il concetto espresso.
Il timore è che la crescita delle attività portuali continui a tradursi in maggiori impatti per il territorio senza un altrettanto evidente miglioramento delle condizioni di vita dei residenti.
«A Multedo abbiamo ancora un pezzetto di mare»
Rispetto alla possibilità che un ulteriore ampliamento possa peggiorare la situazione attuale, Dagnino distingue la condizione di Multedo da quella di altre zone del Ponente. A suo giudizio, la presenza di uno spazio di mare ancora libero davanti al quartiere rappresenta un elemento importante.
Il riferimento è in particolare alla fascia costiera tra Pegli, Pra’ e Voltri, dove la presenza delle banchine e delle navi portacontainer viene percepita come un elemento di forte trasformazione del paesaggio e della vita quotidiana.
La frase finale dell’intervista racchiude così il sentimento espresso dalla rappresentante del comitato: «Abbiamo ancora un pezzettino di mare che ancora si muove». Un’immagine che sintetizza la richiesta dei residenti di preservare almeno una parte del rapporto tra i quartieri del Ponente e il mare, mentre continua il confronto sul futuro del porto.
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