Porti: PSA sale al 100% dei suoi terminal italiani e cerca un socio che non sarà Axa

di Redazione

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Rilevato da Infracapital, Infravia e dalla I.L. Investimenti di Giulio Schenone il 38% del capitale della Psa Genoa Investments

Porti: PSA sale al 100% dei suoi terminal italiani e cerca un socio che non sarà Axa

Non sarà Axa Investment Managers, ma con ogni probabilità un altro investitore istituzionale, a entrare nel capitale dei terminal container di Genova Pra’, di Sech e di Vecon a Marghera, tre poli logistici valutati complessivamente quasi 1,5 miliardi di euro. Il colosso di Singapore della logistica portuale ha infatti fatto valere il diritto di prelazione sul resto del capitale, il 38%, in presenza di un’offerta per una quota di minoranza. L'offerta, riferisce Shipping Italy, alla fine dello scorso anno era stata presentata da Axa e formalizzata, con tanto di richiesta preventiva di via libera all’Autorità antitrust tedesca che l’aveva resa pubblica.
 

Esercitando il diritto di prelazione, Psa ha però scelto di salire al 100% del capitale azionario rilevando da Infracapital, Infravia e dalla I.L. Investimenti di Giulio Schenone il 38% del capitale della Psa Genoa Investments cui fanno capo tre terminal portuali di Genova e Marghera. Il quarto bene in portafoglio, ovvero il Terminal Darsena Toscana del porto di Livorno, era già uscito da Gruppo Investimenti Portuali con la cessione al Gruppo Grimaldi formalizzata lo scorso 31 dicembre.
 

Sempre secondo Shipping Italy, il controllo del 100% di Psa Italy dovrebbe essere però solo temporaneo, perché una quota di minoranza dovrebbe essere rilevata in tempi brevi da un altro investitore istituzionale, verisimilmente un soggetto finanziario e non un altrro gruppo terminalistico.

 

A quasi sette anni dall'ingresso nei tre porti italiani di Genova, Venezia e Livorno, i fondi Infravia e Infracapital sono dunque usciti dall’investimento fatto nel 2017 quando avevano rilevato le quote dalle famiglie Negri, Cerruti, Magillo e Schenone. Quest’ultimo era rimasto poi azionista con un 5% assumendo la carica di amministratore delegato di Gip e anche nella futura nuova compagine azionaria dovrebbe continuare ad avere una piccola partecipazione.

 

In questo scenario resta da capire la prospettiva della trattativa che Schenone, per conto dei fondi Infravia e Infracapital, da tempo stava portando avanti sempre con il Gruppo Grimaldi di Napoli per cedere il terminal Sech di calata Sanità. Con il futuro PRP, infatti, Psa dovrebbe ottenere a Pra’ una superficie equivalente per la movimentazione di contenitori e questa possibilità avrebbe facilitato l'arrivo a Genova del gruppo Grimaldi che, nel caso di acquisto da parte di Ignazio Messina, dovrebbe lasciare Terminal San Giorgio. Proprio quest’ultima operazione, però, non è priva di incognite, dopo che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato a inizio marzo ha fatto sapere che l’acquisizione del terminal del Gruppo Gavio “appare suscettibile di ostacolare in modo significativo la concorrenza effettiva, anche a causa di una posizione dominante (di Msc che controlla al 100% Grandi Navi Veloci e detiene il 49% della Ignazio Messina & C., ndr), nel mercato dei servizi di terminal per merci su rotabili e in alcuni mercati verticalmente collegati del trasporto marittimo di merci su rotabili”.

 

Secondo il Centro Studi Fedespedi sui bilanci dei terminal container italiani, il Psa Sech di Genova nel 2022 ha chiuso con 41 milioni di euro di ricavi, 8,8 milioni di Ebitda, 3,9 milioni di Ebit e 2,4 milioni di utile netto, Psa Genova Pra’ ha invece raggiunto 219 milioni di entrate, 85 milioni di Ebitda, quasi 65 milioni di Ebit e e 45,9 milioni di profitto netto e infine Psa Venice – Vecon può vantare per il 2022 36,8 milioni di fatturato, 17,5 milioni di Ebitda, 13,8 milioni di Ebit e 10,1 milioni di risultato netto positivo.