Ponte Morandi, dal crollo alla sentenza: a Tursi mostra fotografica e installazione video per raccontare otto anni di storia
di Luca Pandimiglio
GENOVA - La memoria del crollo del ponte Morandi passa attraverso le immagini e le voci di chi, in questi otto anni, ha raccontato la tragedia, le sue conseguenze e il lungo percorso verso la giustizia. Nel pomeriggio di giovedì 13 agosto, nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, è stata inaugurata la mostra fotografica dedicata al crollo del viadotto del 14 agosto 2018 e proiettata una videoinstallazione realizzata con le testimonianze di una trentina di giornalisti liguri.
Oltre cento fotografie, realizzate dai fotoreporter genovesi, ripercorrono gli avvenimenti dall’immediatezza della tragedia fino alla ricostruzione, passando per gli sfollati, le indagini e il processo. Un racconto che arriva fino alla sentenza di primo grado pronunciata il 15 luglio scorso, con 32 imputati condannati complessivamente a 177 anni di carcere.
A presentare l’iniziativa è stato il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Liguria, Tommaso Fregatti, che ha sottolineato il ruolo avuto dai cronisti nel mantenere alta l’attenzione sulla tragedia del Morandi e nel seguire, udienza dopo udienza, l’inchiesta e il processo.
«È una mostra fotografica che ripercorre attimo per attimo tutte le vicende dal 14 agosto 2018 fino alla sentenza di primo grado», ha spiegato Fregatti. Ma il progetto, ha evidenziato, non si limita alle immagini. Al centro c’è anche una videoinstallazione nella quale una trentina di giornalisti liguri raccontano, attraverso le proprie voci, le storie delle 43 persone che persero la vita nel crollo.
Un racconto che vuole restituire identità alle vittime, andando oltre la cronaca della tragedia. «Abbiamo raccontato storie di vita», ha spiegato Fregatti, ricordando come il lavoro dei giornalisti abbia accompagnato l’intera vicenda, dal crollo alla ricostruzione, fino alla fase giudiziaria.
L’obiettivo, ha aggiunto, è fare in modo che l’installazione non rimanga legata soltanto all’esposizione di Palazzo Tursi, ma possa diventare parte di un percorso permanente all’interno del futuro memoriale del ponte Morandi. L’idea, nata durante le pause del processo insieme a Raffaele Caruso ed Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, è quella di creare un luogo accessibile ai cittadini, ai visitatori e alle scuole, capace di custodire la memoria della tragedia.
A inaugurare la mostra è stata la sindaca di Genova Silvia Salis, che ha rivendicato il ruolo di Palazzo Tursi non soltanto come sede dell’amministrazione comunale, ma anche come luogo della memoria e della collettività.
«Il ricordo è un’azione che va avanti, un’azione positiva, un’azione attiva», ha sottolineato Salis, spiegando il significato della scelta di ospitare l’esposizione. Palazzo Tursi, ha aggiunto, deve essere un luogo vivo, nel quale la città possa ritrovare anche quei valori che costituiscono i fondamenti della Repubblica: «la ricerca di giustizia e la ricerca di verità».
Un concetto ripreso anche dalla curatrice della videoinstallazione, la giornalista Pierpatrizia Lava. Il lavoro dei cronisti, in questo caso, ha richiesto di cambiare prospettiva: non raccontare il crollo, ma raccontare le persone che quel giorno hanno perso la vita.
«28 colleghi hanno raccontato 34 persone, non vittime del Morandi, ma persone con i loro sogni, le loro speranze», ha spiegato Lava. Un esercizio complesso per chi, per mestiere, è abituato a partire dalla notizia: «Non c’è il crollo, ma c’è soltanto quello che sarebbe stato».
È proprio questo il tratto distintivo della videoinstallazione: restituire alle vittime un’identità personale, fatta di progetti, relazioni e futuro, sottraendole per qualche minuto alla dimensione impersonale dei numeri e della cronaca.
La mostra e il video si inseriscono così in un percorso di memoria che, alla vigilia dell’ottavo anniversario del crollo, assume un significato particolare. Dal 14 agosto 2018 alla sentenza di primo grado, le fotografie e le testimonianze dei giornalisti ricostruiscono otto anni di storia genovese, senza dimenticare le 43 vite spezzate.
All’iniziativa hanno partecipato, insieme alla sindaca Salis, il consigliere regionale Matteo Campora, l’arcivescovo di Genova monsignor Marco Tasca, la prefetta di Genova Cinzia Torraco, il procuratore della Repubblica Nicola Piacente, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Liguria Tommaso Fregatti, il vicepresidente dell’Ordine e coordinatore della mostra Andrea Leoni, la curatrice Pierpatrizia Lava, il segretario dell’Associazione Ligure dei Giornalisti Matteo Dell’Antico e la segretaria generale della Fnsi Alessandra Costante.
L’esposizione resterà ospitata per circa un mese e mezzo nel porticato di Palazzo Tursi. Il progetto, nelle intenzioni dei promotori, è però destinato a proseguire il proprio cammino, con l’auspicio che possa trovare spazio nel memoriale dedicato alle vittime e diventare, anche per le nuove generazioni, un luogo di conoscenza e riflessione sulla tragedia del ponte Morandi.
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