Mei e ministero Esteri a Montréal per raccontare l'emigrazione con il ciclismo
di R.S.
Presidente Masini: "Attraverso le vicende dei campioni raccontiamo uno sport che diventa memoria, identità e ponte tra l'Italia e il mondo"
Il ciclismo diventa una chiave per raccontare la storia dell'emigrazione italiana. In occasione dei Campionati del Mondo UCI di ciclismo su strada di Montréal, il MAECI – Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in collaborazione con MEI – Museo Nazionale dell'Emigrazione Italiana, portano all'interno di Spazio Azzurri la Galleria dell'exSport, un percorso audiovisivo immersivo dedicato alla storia del ciclismo italiano e al suo legame con le vicende degli italiani nel mondo. Per tutta la durata dei Mondiali, dal 20 al 27 settembre, la Galleria accompagnerà i visitatori attraverso storie di atleti, pionieri e comunità italiane che hanno contribuito a diffondere la passione per la bicicletta oltre i confini nazionali.
Il Presidente FCI Cordiano Dagnoni dichiara: «Il ritorno di Spazio Azzurri, dopo 16 anni, rappresenta per la Federazione Ciclistica Italiana un'occasione importante per accompagnare la Nazionale e, insieme, raccontare l'Italia nel mondo. A Montréal il ciclismo sarà il filo conduttore di un incontro tra sport, cultura, territori, tradizioni ed eccellenze italiane. Ringrazio le istituzioni, i partner e tutti coloro che hanno contribuito a ridare vita a questo progetto, che torna a essere la casa degli Azzurri e un luogo di incontro per il ciclismo italiano nel mondo».
«Un nuovo tassello a questo meraviglioso puzzle che stiamo costruendo insieme al MAECI. Il ciclismo ci offre una prospettiva straordinaria: è uno sport profondamente radicato nella cultura popolare italiana, ma è anche una storia fatta di partenze, incontri, comunità e legami che hanno attraversato i confini. Attraverso le vicende dei campioni e delle tante persone che hanno portato la passione per la bicicletta nei Paesi di emigrazione, raccontiamo uno sport che diventa memoria, identità e ponte tra l'Italia e il mondo» - sottolinea Paolo Masini, Presidente di Fondazione MEI.
Dalla nascita dell'Unione Velocipedistica Italiana e dell'Unione Ciclistica Internazionale, il racconto segue le rotte dell'emigrazione italiana, mostrando come la passione per la bicicletta si sia diffusa oltre i confini nazionali attraverso club, competizioni e comunità di connazionali all'estero. Un'epopea di sacrificio e riscatto prende forma attraverso storie emblematiche come quella di Maurice Garin, ex spazzacamino emigrato e primo vincitore del Tour de France. Accanto a lui, il racconto valorizza figure centrali del ciclismo italiano come Alfredo Binda e, successivamente, Fausto Coppi e Gino Bartali, simboli della rinascita del Paese nel secondo dopoguerra.
Particolare rilievo è attribuito alle storie legate all'emigrazione, come quella di Florinda Parenti, figlia di emigrati italiani in Belgio e simbolo di determinazione e identità, e alle pioniere del ciclismo femminile come Alfonsina Strada. Il percorso si estende fino alle campionesse contemporanee, tra cui Paola Pezzo, Alessandra Cappellotto e Antonella Bellutti. Dai trionfi del boom economico con Felice Gimondi, vincitore del Tour de France a soli 22 anni, e Francesco Moser, primo uomo a superare il muro dei 50 km/h, fino alle imprese più recenti di Marco Pantani, Filippo Ganna e Vittoria Bussi. L'audiovisivo propone un'esperienza visiva coinvolgente che celebra talento, sacrificio e "saper fare" italiano, raccontando il ciclismo come ponte culturale tra l'Italia e il mondo, capace di unire sport, identità e memoria collettiva.
Il progetto si inserisce nel percorso che il Mei sta sviluppando sul rapporto tra sport e migrazione, per raccontare attraverso le vicende sportive una parte della storia degli italiani nel mondo. Attraverso lo sport emergono infatti i processi di integrazione nei paesi di arrivo, le dinamiche sociali delle comunità migranti, il mantenimento di un legame con il Paese d'origine.
L'animazione immersiva è curata da Opera Laboratori, con la regia di Federico Basso.
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