Il sottosegretario Siri indagato per corruzione, nuovo scontro Lega-M5s

di Fabio Canessa

Di Maio: "Deve dimettersi", Salvini: "La Raggi lo ha fatto?". E Toninelli gli ritira le deleghe

Il sottosegretario ai trasporti della Lega, Armando Siri, genovese, è indagato per corruzione dalla Procura di Roma nell'ambito di un'inchiesta nata a Palermo. Siri, tramite Paolo Arata, ex deputato di Forza Italia responsabile del programma della Lega sull'Ambiente, secondo l'accusa, avrebbe ricevuto denaro per modificare un norma da inserire nel Def 2018 che avrebbe favorito l'erogazione di contributi per le imprese che operano nelle energie rinnovabili. Norma mai approvata, però.

"Alla luce delle indagini delle procure di Roma e Palermo, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha disposto il ritiro delle deleghe al sottosegretario Armando Siri, in attesa che la vicenda assuma contorni di maggiore chiarezza". Lo spiega il Mit in una nota, precisando che, "secondo il ministro, un'inchiesta per corruzione impone massima attenzione e cautela".

"Alla luce delle indagini delle procure di Roma e Palermo, con il coinvolgimento della Direzione investigativa antimafia di Trapani, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha disposto il ritiro delle deleghe al sottosegretario Armando Siri, in attesa che la vicenda giudiziaria assuma contorni di maggiore chiarezza. Secondo il Ministro, una inchiesta per corruzione impone infatti in queste ore massima attenzione e cautela". Lo si legge in una nota del Ministero.

Nell'inchiesta romana è coinvolto anche Paolo Arata, che risponde di concorso in corruzione. Il professore è indagato anche a Palermo nel filone principale dell'inchiesta per corruzione e intestazione fittizia di beni: secondo i pm siciliani sarebbe stato in affari con l'imprenditore dell'eolico Vito Nicastri, tra i finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Per i magistrati però Siri non sarebbe stato a conoscenza dei legami tra l'imprenditore mafioso e l'ex parlamentare.

Armando Siri è stato nominato responsabile economico e della formazione del Movimento "Noi con Salvini". E’ autore della proposta di legge per l'introduzione della flat tax. Candidato alle ultime politiche con la Lega, al Senato, è stato eletto nel collegio dell'Emilia-Romagna. Nel Governo Conte è sottosegretario del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

"Non so niente. Non ho idea, non so di cosa si tratti. Devo prima leggere e capire. Ho letto di nomi che non so". E' la prima reazione a caldo del sottosegretario Armando Siri (Lega), alla notizia che è indagato per corruzione dalla procura di Roma nell'ambito di un'inchiesta nata a Palermo. "Sicuramente - ha aggiunto - non c'entro niente con vicende che possano avere risvolti penali. Mi sono sempre comportato nel rispetto delle leggi. Sono tranquillo".

DI MAIO: DEVE DIMETTERSI - "Sarebbe opportuno che il sottosegretario Siri si dimetta. Gli auguro di risultare innocente e siamo pronti a riaccoglierlo nel governo quando la sua posizione sarà chiarita". Così il vicepremier Luigi Di Maio, sulla vicenda che ha coinvolto il sottosegretario ai Trasporti indagato per corruzione dalla Procura di Roma nell'ambito di un'inchiesta nata a Palermo. "Non so se Salvini sia d'accordo con questa mia linea intransigente, ma è mio dovere tutelare il governo e l'integrità delle istituzioni", ha aggiunto.

LA LEGA FA QUADRATO - Prima in una nota, il Carroccio conferma la "piena fiducia nel sottosegretario Armando Siri, nella sua correttezza. L'auspicio - afferma - è che le indagini siano veloci per non lasciare nessuna ombra". Poi interviene il leader, Matteo Salvini: "L'ho sentito oggi, l'ha letto dai giornali, è assurdo. Lo conosco, lo stimo, non ho dubbio alcuno, peraltro stiamo parlando di qualcosa che non è finito neanche nel Def". "Assolutamente si", risponde ancora Salvini a chi gli chiede se ha piena fiducia in Siri.

TOTI: DOPPIA MORALE - "Mi ha colpito la concezione del diritto penale secondo il ministro Luigi Di Maio, che auspica che il sottosegretario Siri sappia provare la sua innocenza, vorrei ricordargli che per la Costituzione sarà un procuratore e un tribunale a dover dimostrare con tre gradi di giudizio la sua colpevolezza, un'avviso di garanzia è a tutela dell'indagato". Lo dichiara il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.

Secondo Toti "la morale di Di Maio applica due pesi e due misure costantemente, una visione surreale del diritto, una visione ad personam, che per alcuni inverte l'onere della prova, mentre per la Raggi non chiede le dimissioni nonostante le numerose indagini che si sono abbattute sul Comune di Roma". Toti evidenzia che quello a Siri "non è un preavviso di condanna, io sono garantista per l'amico Siri esattamente come lo sono per chiunque altro da quando sono nato, mi auguro semmai che i magistrati facciano in fretta, che si arrivi a una definizione della vicenda con chiarezza e che ciò di cui viene accusato non sia vero".