Hamas: presunti finanziamenti, chiuse indagini su Hannoun. Difensori: "Stupiti dalla tempistica"

di R.C.

3 min, 12 sec

L'obiettivo dei pm è arrivare al rinvio a giudizio dei quattro detenuti entro la fine di dicembre e chiedere al giudice il rinnovo della custodia cautelare in carcere

Hamas: presunti finanziamenti, chiuse indagini su Hannoun. Difensori: "Stupiti dalla tempistica"

La procura di Genova ha chiuso le indagini nei confronti di Mohammad Hannoun, l'attivista e presidente dell'Associazione palestinesi in Italia arrestato lo scorso 27 dicembre con l'accusa terrorismo per aver finanziato Hamas attraverso una rete di associazioni di beneficenza. Oltre che ad Hannoun la procura ha inviato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a Riyad Albustanji, Yaser Elasaly e Raed Dawoud, Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa e Khalil Abu Deiah. Le indagini sono state chiuse per sei dei sette presunti terroristi finiti in carcere nove mesi fa. I primi quattro (Hannoun, Albustanji, Elasaly e Dawoud) si trovano da allora detenuti nelle carceri di alta sicurezza di Terni, Rossano Calabro, Ferrara e Sassari.

Posizioni stralciate - Il pm Luca Monteverde e l'aggiunto Marco Zocco, insieme al procuratore Nicola Piacente, hanno stralciato le posizioni di altri indagati. L'obiettivo è quello di arrivare al rinvio a giudizio dei quattro detenuti entro la fine di dicembre e chiedere al giudice il rinnovo della custodia cautelare in carcere. In caso contrario dovranno essere scarcerati per scadenza dei termini.    Su Hannoun, Albustanji, Elasaly e Dawoud pende il secondo ricorso in Cassazione da parte dei loro difensori. La Suprema Corte aveva una prima volta annullato con rinvio al tribunale del Riesame l'ordinanza di arresto, chiedendo una rivisitazione complessiva del quadro probatorio, un'analisi puntuale delle fonti aperte e anche elementi specifici a indicare fra le altre cose la consapevolezza degli indagati circa la 'finalità terroristica' dei finanziamenti. Il Riesame tuttavia aveva ribadito la sua decisione. Le nuove udienze, in cui i legali degli indagati chiederanno nuovamente la scarcerazione, sono fissate tra ottobre e novembre.

Reazione dei legali - "La tempistica stupisce. Sono ancora pendenti nuovi ricorsi in Cassazione con udienze già fissate a breve e questo dopo che un primo annullamento era già stato pronunciato dalla Suprema Corte". Così i legali degli indagati nell'inchiesta sui presunti fondi ad Hamas. "I ricorsi sollevano questioni di primaria rilevanza come la mancata conformazione del Riesame alla sentenza rescindente della Cassazione che aveva vincolato il giudice del rinvio a pronunciarsi sulla riconducibilità delle attività associative alla fattispecie contestata e sul ruolo delle associazioni benefiche nel compendio indiziario, oltre all'inutilizzabilità di atti investigativi e di captazioni, la mancata traduzione adeguata degli atti, l'assenza di gravi indizi di colpevolezza e l'assenza di esigenze cautelari" spiegano gli avvocati Nicola Canestrini, Sandro Clementi, Angela Ferravante, Fausto Gianelli, Elisa Marino, Gloria Ninci, Gilberto Pagani, Francesco Poli, Marina Prosperi, Federico Riboldi, Dario Rossi, Flavio Rossi Albertini, Nabil Ryah , Giuseppe Sambataro, Fabio Sommovigo, Emanuele Tambuscio, Gianluca Vitale e Samuele Zucchini. "La scelta di concludere le indagini quando mancano poche settimane a una delle udienze già fissate non è una coincidenza temporale neutra. È difficile non leggervi la preoccupazione di non far scadere i termini massimi di custodia cautelare prima di poter esercitare l'azione penale: un'esigenza procedurale comprensibile in astratto ma che non può legittimare la cristallizzazione di un atto di accusa i cui presupposti cautelari sono oggetto di sindacato da parte del giudice di legittimità". Gli avvocati parlano di "fretta" per ragioni processuali ma non alle condizioni degli indagati detenuti "che hanno trascorso l'intera estate in carceri sovraffollate in condizioni di caldo estremo, lontani da famiglie e luoghi di vita". Gli avvocati riscontrano nell'accusa di aver raccolto fondi per la popolazione palestinese "una contestazione che si inserisce in un più ampio trend, osservabile in tutta Europa, di criminalizzazione di chi si occupa di solidarietà con le vittime del conflitto a Gaza". E ricordano che "parte dei materiali su cui l'ipotesi accusatoria si fondava è stata fornita da apparati di intelligence israeliani i cui vertici sono oggetto di mandati di arresto della Corte Penale Internazionale per crimini contro l'umanità. La Cassazione è chiamata a pronunciarsi sulla tenuta processuale di un impianto indiziario costruito anche su tali basi". 

 

Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci sul canale Telenord, su Whatsapp, su Instagramsu Youtube e su Facebook.