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Fondi Lega, la Cassazione: "Confermare condanna a Belsito e confisca dei 49 milioni"

di Fabio Canessa

Sentenza rinviata. L'accusa: "Indubbie le spese per finanziare la famiglia Bossi"

Confermare la condanna a 3 anni e 9 mesi all'ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, e a un anno e 10 mesi per Umberto Bossi nel processo sulla maxi-truffa ai danno dello Stato sui 49 milioni di rimborsi alla Lega. Lo ha chiesto il sostituto pg della Cassazione Marco Dall'Olio. La conferma della sentenza della Corte d'Appello di Genova del 26 novembre 2018 comporta anche la conferma della confisca dei 49 milioni.

In accoglimento del ricorso del pg di Genova Zucca, il sostituto pg di Cassazione ha anche chiesto un nuovo processo per gli ex revisori Stefano Aldovisi, Diego Sanavio e Antonio Turci. E l'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni per Belsito.

"Non è vero che i rendiconti erano solo generici. Erano anche falsi: si diceva 'rimborsi autisti' ma in realtà si finanziava la famiglia Bossi" e "non è un aspetto secondario, è sotto questo profilo che si consuma il reato di truffa". Lo ha detto il sostituto pg della Cassazione, Marco Dall’Olio, nel processo sulla maxi-truffa allo Stato sui 49 milioni di rimborsi alla Lega.

Tra le circostanze accertate, il Pg ha citato le spese per la famiglia Bossi e "l'accredito per la laurea di Renzo Bossi": una ricostruzione "priva di incertezze", ha aggiunto ricordando il sequestro della cartellina con la scritta 'Family'. "Non vi è dubbio che vi fossero spese per i familiari Bossi", ha sottolineato il Pg.

Belsito, nel corso dell'udienza, ha ricusato il collegio della sezione feriale della Cassazione chiamato a decidere sulle condanne - e la confisca dei 49 milioni - emesse dalla corte d'appello di Genova il 26 novembre. Lo ha annunciato il legale di Belsito, Angelo Alessandro Sammarco. L'udienza è sospesa per formalizzare la ricusazione. Belsito è stato condannato in appello a 3 anni e 9 mesi. L'ex leader della Lega, Umberto Bossi, a un anno e 10 mesi.

La prescrizione scatterebbe dopodomani, ma in questi casi - spiegano i difensori degli imputati - le istanze delle parti sospendono la prescrizione, che contrariamente sarebbe scattata l'8 agosto.

Ad inizio udienza il difensore di Belsito, il professor Sammarco, ha avanzato istanza di "rinvio per integrazione documentale", rilevando che in cancelleria manca il fascicolo relativo al dibattimento di primo grado e la "documentazione sui conti correnti del partito Lega. "Uno dei miei motivi di ricorso - ha spiegato - verte sulla fungibilità del denaro. Si parla di spese arbitrarie ma non si sa da quale fonte sono state prelevate le sostanza per queste spese".

L'istanza di rinvio è stata rigettata dalla Suprema Corte, dopo una breve camera di consiglio, rilevando che la corte d'appello ha decretato che nessun faldone è stato smarrito. E contestualmente Sammarco ha annunciato l'intenzione del suo assistito di ricusare il collegio. Una strategia adottata anche tre settimane fa nel processo relativo al filone lombardo sui fondi della Lega. In quell'occasione si è tenuto il dibattimento ma al termine non è stata emessa sentenza.