Ex Ilva, Palombo (RSU FIOM CGIL): "Con la chiusura di Taranto la situazione diventerebbe drammatica"
di Redazione
Il futuro degli impianti ex Ilva resta appeso alle decisioni della magistratura e alle scelte del Governo. A fare il punto sulla situazione è Armando Palombo, delegato RSU Fiom Cgil, che lancia l’allarme sulle possibili conseguenze di una chiusura dell’area a caldo di Taranto sull’intero sistema siderurgico italiano.
«Il decreto della Corte d’Appello di Milano condiziona tutti – ha spiegato Palombo –. Al di là del merito, bisogna ottemperare a un ordine della magistratura». Al momento, ha aggiunto, gli impianti interessati dovrebbero essere chiusi, mentre si attende l’esito del ricorso e le prossime decisioni del Governo.
Per Genova, nell’immediato, non ci sarebbero ripercussioni. Ma lo scenario potrebbe cambiare radicalmente qualora venissero fermati definitivamente gli altiforni di Taranto. «Ai 2.500 licenziamenti annunciati e temporaneamente sospesi per le ditte d’appalto – ha sottolineato Palombo – ne seguirebbero migliaia e migliaia tra i nostri addetti, 4-5 mila. Sono numeri importanti ai quali bisogna preparare un piano».
Il nodo è la filiera produttiva. Taranto fornisce infatti bramme e semilavorati agli stabilimenti del Nord, compresi Genova e Novi Ligure. Senza la produzione degli altiforni, secondo Palombo, «su Genova e sugli altri impianti non arriverebbe nessun prodotto: tutti a casa». Uno scenario che il sindacalista definisce estremo, ma che impone di intervenire subito.
Tra le ipotesi c’è quella di acquistare temporaneamente le bramme sul mercato internazionale, trasformarle in rotoli e proseguire le lavorazioni negli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi. «Da un punto di vista tecnico è assolutamente attuabile – ha spiegato –. Da un punto di vista pratico bisogna trovare qualcuno che metta i soldi e abbia una visione industriale».
Una soluzione temporanea, dunque, per evitare che il blocco della produzione primaria faccia saltare l’intera filiera. Palombo insiste però sulla necessità di una strategia industriale più ampia, ricordando che gli impianti siderurgici sono di interesse strategico nazionale e che la loro crisi avrebbe conseguenze ben oltre il settore dell’acciaio.
«Se si ferma una filiera primaria come l’acciaio, ne risentirà tutta l’industria – ha affermato –. L’Italia industriale diventerà tutta più debole». A rischio non ci sono soltanto gli operai, ma anche tecnici, ingegneri, ricercatori e competenze specialistiche che compongono una filiera tecnologica complessa.
Per Genova, quindi, il settembre resta “tiepido”, ma l’autunno potrebbe diventare «incandescente» qualora arrivassero annunci di licenziamenti. «Per adesso non c’è questo rischio – ha detto Palombo – e mi auguro che non ci sia. Ma bisogna che chi ha dormito fino a oggi si svegli».
Il messaggio al Governo è netto: servono decisioni, investimenti e una precisa volontà politica per salvaguardare la siderurgia italiana. Perché, conclude Palombo, «salvare l’acciaio non può essere solo uno slogan: ci vogliono fatti concreti».
Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci sul canale Telenord, su Whatsapp, su Instagram, su Youtube e su Facebook.
Altre notizie
Sicurezza nei vicoli di Genova, residenti e commercianti dopo la lunga estate: "Non ci sentiamo più sicuri"
11/09/2026
di Filippo Serio
Genova: allagamento in via Giovanni Torti, tre negozi coinvolti
11/09/2026
di Claudio Baffico
Navigatore morto al rally della Val d'Aveto, indagato il pilota
10/09/2026
di R.C.

