Crisi di governo, si vota: ma quando? Tutte le ipotesi (e i problemi)

di Edoardo Cozza

Dal 18 settembre al 2 ottobre: tre finestre possibili, ma tutte presentano delle criticità. Il nodo della presentazione di simboli e liste

Crisi di governo, si vota: ma quando? Tutte le ipotesi (e i problemi)

Il 18 settembre, ma è ancora estate e i tempi sono stretti. 
Il 25 settembre, ma c'è la coincidenza del capodanno ebraico. 
Il 2 ottobre, ma se Mattarella scioglie oggi le Camere sarebbe una data oltre il limite massimo dei 70 giorni previsto dalla Costituzione. 

La data delle ormai inevitabili elezioni diventa un rebus difficile da risolvere a causa di paletti climatici, religiosi e costituzionali. 
Le dimissioni del presidente del consiglio Mario Draghi fanno sì che la palla passi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha il potere di sciogliere le Camere. Un passaggio che appare ormai scontato, dal momento che è impensabile formare una maggioranza che sostenga un governo fino alla scadenza naturale della legislatura, che sarebbe avvenuta a marzo. E allora Camere sciolte, governo in carica formalmente per i soli "affari correnti" e urne che si apriranno per eleggere il nuovo Parlamento in versione "ridotta", visto che dalla prossima legislatura saranno 400 i deputati alla Camera e 200 i senatori. 

Urne aperte, ma quando? Le tre principali ipotesi allo studio offrono tutte delle criticità: votare in estate, il 18 settembre, può essere un azzardo: l'astensione, già alta in tutte le ultime consultazioni, rischia di aumentare ancora di più a causa di gite fuori porta o ultimi periodi di ferie. 
Il 25 settembre sembrava la data preferibile, ma si pone il problema della contemporaneità con la vigilia del capodanno ebraico, una delle festività più importanti per la comunità. L'Unione delle comunità ebraiche non ha posto veti, spiegando che la festività inizierebbe la sera e i fedeli potrebbero votare nelle ore precedenti: valutazioni in corso. 
Il 2 ottobre, invece, metterebbe sulla carta tutti d'accordo, ma il problema che si pone, non certo di poco conto, è quello costituzionale: se Mattarella sciogliesse le Camere oggi trascorrerebbero più dei 70 giorni previsti, come limite massimo, per indire le nuove consultazioni.

In quella che sembra essere comunque una scelta solo temporale, si pone anche un vero problema politico, perché in base alla data indicata cambiano anche le scadenze per la presentazione dei simboli e delle liste: col voto il 18 settembre, i simboli andrebbero presentati tra 5 e 7 agosto e le liste due settimane dopo. Un lasso di tempo molto risicato, che potrebbe mettere in difficoltà soprattutto i partiti più piccoli a caccia delle firme necessarie.