Crevari: come salvare l'ultimo negozio? Telenord apre il dibattito, la proposta di Giacobbe
di Gilberto Volpara
Questa è una priorità e se sì quale la vostra ricetta? Il primo contributo di Orgoglio Genova Bucci

Come salvare le botteghe dei borghi genovesi e liguri? In attesa degli spunti provenienti dai candidati alla poltrona di primo cittadino, da oggi Telenord apre il dibattito consapevole che, anche, il silenzio o l'indifferenza, rappresentano una risposta. A seguire il contributo di Federico Giacobbe, consigliere Municipio IV e candidato alle prossime elezioni amministrative per il consiglio comunale con la lista civica "Orgoglio Genova Bucci. (La sua proposta trova ulteriore approfondimento qui https://www.cookist.it/cosa-
"Cogliendo l'appello della Vostra redazione per la situazione del negozio di alimentari della Signora Francesca che rappresenta non solo un simbolo ma anche un presidio sostenibile in un territorio quanto bello quanto logisticamente complesso come è la splendida Crevari.
La mia proposta è quella di realizzare un "Food Coop" dei veri e propri supermercati cooperativi, empori di comunità dove ognuno fa la sua parte, un modello nato negli Stati Uniti che è arrivato da alcuni anni anche in Europa e in Italia con risultati sorpredenti. Immaginatevi un supermercato che ha l’aspetto di un emporio, dove i soci sono allo stesso tempo clienti, proprietari e gestori. Non è un’utopia ma una realtà che diventa sempre più diffusa, quella dei supermercati autogestiti.
Il merito del loro successo è un’esperienza di acquisto completamente nuova che valorizza non solo le persone ma anche i distributori: sugli scaffali, infatti si trovano solo prodotti biologici e sostenibili, di stagione, a km 0 ed equo solidali.
Anche se iper e supermercati rimangono il canale che ancora veicola la maggior parte delle vendite bio, i dati di ricerca assicurano che il consumatore è sempre più attento e sensibile alla sostenibilità dei prodotti che acquista: secondo uno studio realizzato da Nomisma nel 2023, in Italia le vendite di prodotti biologici sono cresciute del +9% e il 78% degli italiani ritiene che la situazione riguardante emergenza ambientale e cambiamenti climatici sia critica.
I supermercati autogestiti sono una proposta che arriva dagli Stati Uniti d’America, in particolare da New York: il primissimo food coop nacque a Brooklyn nel 1973 dall’idea di un gruppetto di attivisti locali. Il concept era quello di dare vita a un supermercato cooperativo, che fosse collaborativo e autogestito, aperto solo ai soci ma a cui tutti potessero aderire senza distinzione. Nato come un piccolo progetto di quartiere, il Park Slope Food Coop oggi vanta più di 17.000 soci ed è anche protagonista di un film-documentario che ne racconta la storia (Food Coop di Tom Boothe).
Anche i dati parlano chiaro: questa realtà newyorkese oggi realizza un fatturato annuo di circa 19,4 milioni di dollari, i prezzi sono mediamente inferiori del 40% rispetto a quelli di mercato e ogni famiglia risparmia in media 250 dollari al mese, circa 3.000 dollari all’anno.
Solo negli ultimi anni il modello americano è stato replicato in Europa, a partire da Parigi e Bruxelles per poi espandersi prima in Spagna e poi anche in Italia, dove ormai hanno preso piede diversi esempi virtuosi di supermercati autogestiti in città come Bologna, Parma, Cagliari, Ravenna e, da poco, anche Milano.
Dimenticate il funzionamento del classico supermercato: i food coop sono un’esperienza di consumo completamente diversa, che possiamo definire autogestita da chi li frequenta. Per prima cosa è necessario diventare soci. Si tratta infatti di una vera e propria cooperativa alimentare, senza scopo di lucro e che quindi si avvale di volontariato, aiuti economici, crowdfunding, ecc.
Una volta versata la quota richiesta (restituita in caso di uscita dalla cooperativa), gli associati possono fare la spesa nell’emporio, diventando clienti e titolari del negozio allo stesso tempo. In cambio viene richiesto solo di prestare tre ore di lavoro al mese, svolgendo mansioni che permettano il funzionamento del negozio: sistemare gli scaffali, effettuare gli ordini dei prodotti e sbrigare in sostanza quei compiti che spettano ai commessi di un supermercato.
Proprio grazie a questo sistema di totale autogestione il negozio riesce ad applicare prezzi accessibili, poiché le uniche spese vive sono l’affitto del locale, le bollette e i costi basici di gestione, e ad assicurare ai produttori la giusta remunerazione.
Parte fondamentale del concetto di supermercato autogestito è proprio la qualità e l’eticità dei prodotti, certificata da una sorta di disciplinare a cui aderiscono i fornitori: firmando, assicurano non solo informazioni sul prodotto e sulla filiera di origine, ma assicurano anche localismo, stagionalità e attenzione all’ambiente, tutti valori fondamentali nel supermercato autogestito. Proprio grazie a questo sistema di totale autogestione il negozio riesce ad applicare prezzi accessibili, poiché le uniche spese vive sono l’affitto del locale, le bollette e i costi basici di gestione, e ad assicurare ai produttori la giusta remunerazione. Parte fondamentale del concetto di supermercato autogestito è proprio la qualità e l’eticità dei prodotti, certificata da una sorta di disciplinare a cui aderiscono i fornitori: firmando, assicurano non solo informazioni sul prodotto e sulla filiera di origine, ma assicurano anche localismo, stagionalità e attenzione all’ambiente, tutti valori fondamentali nel supermercato autogestito.
Il food coop è praticamente l’evoluzione dei gruppi di acquisto solidale, solo che con una fruibilità superiore e una maggiore proposta di prodotti. Sugli scaffali di un supermercato autogestito troverai prima di tutto frutta e verdura freschi, certificati biologici e locali e coltivati con pratiche di agricoltura sostenibile. Ampio spazio viene dato anche a produttori di salumi e formaggi, ma anche agli sfusi: pasta, cereali, frutta secca, legumi, biscotti e tanto altro, scelto dagli stessi soci seguendo sempre il filo conduttore di essere prodotti perlopiù locali, biologici e sostenibili. Vendendo i prodotti sfusi inoltre si incoraggia anche ad aiutare l'ambiente, riducendo l'utilizzo di confezioni in plastica difficili da smaltire. Non mancano anche vino, birra e bevande, prodotti per l’igiene personale e per la cura della casa sempre scelti seguendo gli stessi criteri di una proposta più biologica possibile e una distribuzione di prodotti più sostenibile".
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