Covid, la variante inglese circola da novembre ma il vaccino comunque efficace

di Redazione

"È più replicante perché ha migliorato se stesso, un virus intelligente replica di più ma non fa danni all'organismo ospitante"

Covid, la variante inglese circola da novembre ma il vaccino comunque efficace

"Anche se ci sono mutazioni come quelle segnalate prima in Gb poi in altre aeree e' altamente improbabile che si perde l'efficacia del vaccino. Davvero la risposta per uscire da questa situazione e' il vaccino sia per il profilo di sicurezza che per l'efficacia" Lo ha detto il presidente del Consiglio Superiore di Sanita' Franco Locatelli nel corso della trasmissione Che tempo che fa su Rai 3. 

La variante inglese del coronavirus circola già da un mese. Tre sequenze di campioni raccolti in Danimarca e uno in Australia, prelevati a novembre, sono infatti risultate essere collegate al focolaio inglese causato da questa mutazione. Il che indica che si è già "verificata una sua diffusione internazionale, anche se non se ne conosce l'estensione". Lo spiega il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), in un rapporto pubblicato sul suo sito.

Quando "è stato caratterizzato questo virus era estremamente raro, adesso invece è diventato molto frequente e sta diventando dominante perché si replica di più. A settembre la notizia non è stata diffusa perché era un'informazione tecnica, adesso sta diventando un'informazione di salute pubblica". Così, in merito alla cosiddetta 'variante inglese' del Sars-Cov-2, durante la trasmissione Agorà, su Rai Tre, Carlo Federico Perno, professore di Microbiologia all' UniCamillus e direttore del reparto di Microbiologia dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in Roma. "Questo virus in realtà non è una variante ma molte varianti e sono presenti da settembre" ma ora "è più replicante perché ha migliorato se stesso, come spesso accade in natura per i virus", prosegue Perno che è in contatto con il virologo Ravy Gupta, della University College London, che ha isolato la nuova variante. Questo però, sottolinea, "non significa che produca più danni all'organismo che lo ospita, perché così facendo farebbe danni anche a stesso: quindi un virus intelligente replica di più ma non fa danni all'organismo ospitante".