Porto di Pra’, i comitati alzano la voce: "Prima la salute e la vivibilità, poi nuove espansioni"

di Luca Pandimiglio - Katia Gangale

Nuovi riempimenti, movimentazione dei container e l’eventuale trasferimento dei depositi costieri: ipotesi che hanno suscitato forti perplessità tra i residenti

L’ipotesi di un ampliamento del porto di Pra’ riaccende la protesta dei comitati del Ponente genovese. Al centro del confronto ci sono le possibili modifiche al Piano regolatore portuale e gli scenari prospettati per l’area, tra nuovi riempimenti, movimentazione dei container e l’eventuale trasferimento dei depositi costieri. Ipotesi che hanno suscitato forti perplessità tra i residenti.

A esprimere la posizione dei cittadini a Telenord è Roberto Di Somma, presidente del Comitato Palmaro, che ricorda come il territorio conviva da oltre trent’anni con la presenza delle attività portuali.

Secondo Di Somma, i riempimenti e l'espansione delle attività portuali avrebbero inciso pesantemente sulla qualità della vita degli abitanti. Tra le principali contestazioni vengono citate la mancanza di sistemi di monitoraggio delle emissioni, il rumore prodotto dalle navi e il traffico pesante.

«Le navi stazionano 24 ore su 24, sette giorni su sette, a poche centinaia di metri dall’abitato», sostiene il presidente del comitato, sottolineando la richiesta, avanzata da anni, di centraline per il monitoraggio dei fumi e di indagini epidemiologiche sulla popolazione.

Il nodo dei camion e del rumore

Tra le criticità indicate dai comitati c’è anche il traffico dei mezzi pesanti. Nel corso dell’intervento viene indicata una stima di circa 3.000 tir al giorno in entrata e in uscita dall’area portuale.

Un traffico che, secondo i residenti, si aggiunge alle emissioni delle navi e incide sulla vivibilità quotidiana dei quartieri. A questo si somma il problema del rumore, legato soprattutto alla presenza continuativa delle grandi navi e dei loro generatori.

«Da marzo a ottobre-novembre i cittadini non possono neanche aprire la finestra», afferma Di Somma, descrivendo una situazione che, dal punto di vista del comitato, richiederebbe interventi di mitigazione prima di procedere con nuove espansioni.

Le ipotesi sul tavolo

Il confronto sul nuovo Piano regolatore portuale avrebbe portato all’illustrazione di diversi scenari. Il comitato riferisce di aver ricevuto, durante un incontro con i vertici dell’Autorità portuale e i tecnici, una prima ipotesi relativa a due riempimenti separati da uno sbocco a mare del corso d’acqua tombato.

Nello scenario descritto, una parte dell’area sarebbe destinata alla movimentazione e allo stoccaggio di container vuoti, mentre un’altra potrebbe ospitare il trasferimento di attività industriali oggi presenti a Voltri.

Secondo il comitato, successivamente sarebbero emerse anche altre due ipotesi: una caratterizzata da un ulteriore grande riempimento a mare e un’altra legata al possibile trasferimento nell’area dei depositi costieri oggi presenti a Multedo.

È proprio sulle modalità del confronto che si concentra una delle principali contestazioni dei residenti. Di Somma lamenta infatti che al comitato sarebbe stata presentata soltanto una delle tre ipotesi, venendo a conoscenza delle altre in un secondo momento.

«Non siamo i comitati del no»

La protesta, spiegano i rappresentanti del territorio, non sarebbe una contrarietà assoluta alla presenza del porto. «Non siamo i comitati del no, siamo i comitati del sì», afferma Di Somma, indicando come priorità la salute dei cittadini e la vivibilità dei quartieri.

Il punto, per il Comitato Palmaro, è il rapporto tra infrastruttura portuale e territorio. Secondo la loro posizione, negli anni sarebbero mancate adeguate opere compensative e misure di tutela, a partire dalle fasce di rispetto e dai sistemi di monitoraggio ambientale.

Per questo i comitati chiedono che prima di discutere nuove espansioni vengano affrontate le criticità che, a loro giudizio, sono rimaste irrisolte per decenni.

«Non siamo stati ascoltati»

La distanza tra comitati e istituzioni resta quindi evidente. Secondo Di Somma, la presentazione di una sola delle ipotesi avrebbe rappresentato un ostacolo al confronto: «Se manca un confronto anche da parte loro, non vedo come ci possa essere un’integrazione tra noi e loro».

Il presidente del comitato annuncia inoltre una mobilitazione significativa qualora il progetto di espansione dovesse proseguire senza un confronto con i residenti, ricordando le precedenti manifestazioni organizzate sul territorio.

La questione del porto di Pra’ si inserisce così in un confronto più ampio tra le esigenze di sviluppo e operatività dello scalo e le richieste dei quartieri del Ponente, che chiedono maggiore attenzione agli effetti ambientali, al traffico, al rumore e alla qualità della vita.

Il tema resta dunque aperto, mentre il nuovo Piano regolatore portuale e le ipotesi di ampliamento dovranno essere oggetto di ulteriori passaggi e discussioni tra istituzioni, Autorità portuale e territorio.

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