Chiavari, bare e necrofori, le immagini choc della casa di cura divorata dal Covid-19

di Michele Varì

Nell'incubo "Torriglia": arrivato oggi il primo medico inviato dalla protezione civile. Parla il presidente "commissariato", contagiato, come tutti i sessanta ospiti

Altri due ospiti, due donne, deceduti fra ieri e oggi e il numero delle vittime sale a otto. La casa di riposo fondazione "Torriglia" di Chiavari è sempre più un luogo di dolore e di morte.

Nelle poche ore che oggi, sabato 18 aprile, siamo stati davanti alla struttura siamo riusciti a scorgere e rubare le terribili immagini dei necrofori di un'agenzia funebre che portavano via altre due bare in un furgone nero.


Intorno solo silenzio e il viso attonito degli operatori di una ditta privata bardati dietro doppie tute, caschi, mascherine e calzari, impegnati a effettuare una sanificazione straordinaria della struttura.

Nessun anziano in giro, nessun ospite. Un vuoto inquietante, ed è facile immaginare l'angoscia dei familiari di quei poveri anziani.


Siamo ai margini del ponente di Chiavari.  Via Preli, al fianco della colonia Fara, dove finisce la strada e forse non solo. La storica casa di riposo Torriglia è un paradiso allo sbando, una struttura isolata nella città deserta.

A detta del presidente quasi commissariato Arnoldo Monteverde, interpellato al telefono perchè anche lui positivo (e con una gran tosse) e in quarantena, oggi ci sono solo cinque operatori per gestire sessanta anziani, ospiti tutti positivi, tanto che la struttura è stata convertita come spazio Covid-9.

Gli altri "os" e infermieri sono in malattia, molti sono malati, altri forse solo terrorizzati dalle condizioni di lavoro.

Positivi al virus anche due impiegati oltre allo stesso presidente Monteverde che ha chiesto aiuto forse dopo avere cercato per troppo tempo di non fare trapelare la tragica situazione in cui versava l'istituto, anche se lui si dice tranquillo del suo operato.


Il sindaco di Chiavari Marco Di Capua, proprio colui che aveva indicato il nome di Monteverde come presidente, appreso della tragica situazone da un suo collaboratore medico non ha potuto fare altro che che lanciare l'allarme alla Regione e Alisa.

La prefettura ha di fatto commissariato la Fondazione.
Al posto di Monteverde, che potrebbe rispondere di quanto accaduto anche davanti ai giudici, doveva andare il sindaco Di Capua, che però ha rifiutato l’incarico e chiede che a ricoprirlo sia un medico suggerendo lui stessi tre nomi.


Il prefetto di Genova Carmen Perrotta ha scritto al Comando operativo di vertice interforze di Roma richiendo otto infermieri e otto operatori socio sanitari per aiutare gli anziani del Torriglia.

Un medico donna è arrivato oggi dal centro Italia, dalle zone del terremoto, ed è già alloggiato a Chiavari, un infermiere arriverà domani, un altro infermiere entro martedì.
Quella del Torriglia però adesso sembra una corsa contro il tempo, perché nella casa di riposo dei chiavaresi ad ogni che passa ora si rischia di allungare la lista degli anziani morti.

A lanciare l’allarme, dopo gli appelli del presidente della Fondazione Monteverde. come detto, erano stati il sindaco Di Capua; il presidente del consiglio comunale, Antonio Segalerba, e il capogruppo consiliare di “Avanti Chiavari”, Alberto Corticelli, medico, con una lettera inviata giovedì al prefetto, al presidente della Regione, agli assessori liguri a Sanità e protezione civile, al direttore generale dell’Asl4, al commissario straordinario di Alisa, ai dirigenti della protezione civile regionale e nazionale. La risposta non si è fatta attendere.
Arnaldo Monteverde, positivo al coronavirus, in quarantena nella sua abitazione, si difende così dalle accuse di una gestione poco attenta, o inadeguata:

"Abbiamo scoperto contagio dai tamponi, prima c'erano stati quattro casi subito isolati. E avevamo separato la struttura in due fra covid e non covid, ma non è servito. Il contagio è aumentato, tanto che al tampone ora risultano quasi tutti contagiati. Questi controlli li abbiamo fatti tempestivamente. Quando? Circa una settimana fa. Alisa subito ci aveva detto di farli solo ai sintomatici. Ora i nostri ospiti sono quasi tutti positivi. All'inzio avevamo 67 ospiti, quattro sono andati in ospedale e ne sono rimasti 63, due sono mancati e sono rimasti 61. Sino ad oggi ne sono mancati 7 (diventati poi otto con una donna deceduta successivamente ndr), anche se due decessi non sono da addebitare al coronavirus".

Monteverde prosegue: "L'altissima percentuale di positivi significa che non sono stati isolati in modo adeguat0? Per riuscirci avrei dovuto avere 67 camere singole, il problema non è il cotagio ma che molti positivi avevano la febre bassa, non sembravano gravi, poi si sono aggravati" aggiunge Monteverde indossando i panni i di un epidemiologo pur non essendolo.

Il presidente della Casa di Cura che rischia di essere esautorato poi aggiunge: "Dei ventuno operatori socio sanitari ne sono rimasti a lavorare uno solo, diciotto sono in malattia, non posso sapere se sono malati. Di fronte a questa situazione garantire l'assistenza non è facile. Abbiamo chiesto più volte in modo disperato di avere altro personale, ma non è facile, non se ne trova, ora a gestire i sessanta ospiti ci sono cinque operatori, per questo chiedo aiuto. Chiedo aiuto da dieci giorni, non ricordo la data, quando scoppia un'epidemia servono subito riforzi, che non si trovano. Io ho chiesto aiuto, ho le pec inviate che lo testimoniano, i primi sintomi i nostri malati li hanno accusati venti giorni fa. Dieci giorni sono troppi per chiedere aiuto? Non è che le epidemie si possono prevedere. Un commissario al mio posto? Io non ho ricevuto nessuna comunicazione e poi perchè dovrebbero commissariarmi? Il nostro direttore sanitario ha operato seguendo le indicazioni di Alisa, abbiamo avuto anche un infettivologo della Asl della protezione civile che ha svolto una verifica e sembrava tutto in ordine. Quando è venuto? Mi pare tre giorni fa...".