Assiterminal a RemTech Expo: certezza dei fondali e dragaggi programmati per la competitività dei porti
di l.p.
Mordeglia (Sige): “La variabile che governa la competitività di un terminal non è il fondale nominale, ma la certezza del fondale disponibile quando la nave arriva"
“Per un terminalista il dragaggio non è soltanto una questione ambientale o tecnica: è una condizione essenziale per garantire l’operatività dell’accosto, rispettare gli impegni assunti con gli armatori e mantenere la competitività del porto”: è il messaggio portato da Stefano Mordeglia, Direttore Generale di SIGE, intervenuto in rappresentanza di Assiterminal, alla sessione tecnica dedicata a “Sedimenti, dragaggi e riuso”, svoltasi a Ferrara nell’ambito di RemTech Expo.
“La variabile che governa la competitività di un terminal non è il fondale nominale, ma la certezza del fondale disponibile quando la nave arriva. Un metro di pescaggio che manca quel giorno può tradursi in alleggerimento del carico, attesa della marea, minore carico utile o, nei casi peggiori, dirottamento verso un altro porto” – ha sottolineato Mordeglia.
Da qui la necessità, secondo Assiterminal, di superare una logica di interventi episodici e garantire per ciascuna Autorità di Sistema Portuale una programmazione strutturale e prevedibile dei dragaggi di manutenzione, con volumi, destinazioni dei materiali e coperture finanziarie definite, insieme ad autorizzazioni pluriennali e tempi certi per l’approvazione dei progetti di gestione dei materiali.
Nel quadro della riforma portuale attualmente all’esame parlamentare, gli operatori guardano con attenzione alla semplificazione delle procedure e alla gestione integrata e circolare dei materiali, evidenziando tuttavia la necessità di assicurare continuità anche alla manutenzione ordinaria.
Altro aspetto centrale è il rapporto tra fondale e stato delle banchine. L’approfondimento dei fondali davanti a opere esistenti può incidere sulle condizioni geotecniche e sulla sicurezza di infrastrutture spesso realizzate diversi decenni fa e oggi sottoposte a sollecitazioni crescenti, anche per effetto delle dimensioni e delle potenze delle navi di nuova generazione.
Per questo, secondo Assiterminal, un progetto di dragaggio non può riguardare soltanto il sedimento, ma deve considerare anche lo stato e la stabilità della banchina. Autorità di Sistema Portuale e concessionari dovrebbero inoltre costruire insieme un vero e proprio “fascicolo dell’accosto”, attraverso batimetrie periodiche, ispezioni subacquee e monitoraggio delle infrastrutture.
Una necessità resa ancora più evidente dal gigantismo navale, che interessa container, crociere e grandi unità oil & gas e impone ai terminal di programmare oggi infrastrutture destinate a servire le navi dei prossimi decenni, considerando insieme fondali, lunghezza degli accosti, spazi di manovra e capacità delle banchine.
Il confronto con i grandi scali del Nord Europa mostra inoltre come la manutenzione dei fondali possa essere gestita come un processo industriale ricorrente, attraverso monitoraggio e programmazione degli interventi e delle destinazioni dei materiali. Un approccio particolarmente importante per l’Italia e per i suoi porti-canale, dove le caratteristiche morfologiche e idrodinamiche rendono necessario passare dalla singola campagna di dragaggio a un regime di manutenzione continua autorizzata, basato su monitoraggi e caratterizzazioni pluriennali.
Centrale, infine, la destinazione e il riuso dei sedimenti: casse di colmata, ripascimenti, conferimenti e possibilità di riutilizzo devono essere programmati insieme agli interventi di escavo, perché senza uno sbocco certo per i materiali anche la semplificazione delle procedure rischia di non tradursi in una maggiore disponibilità dei fondali.
Tre, quindi, le priorità indicate dagli operatori: programmazione pluriennale dei dragaggi di manutenzione; integrazione tra dragaggio e sicurezza delle banchine; manutenzione continua dei porti canale accompagnata dalla programmazione della destinazione e del riuso dei materiali.
“Al terminalista non serve soltanto una norma più semplice. Serve una regola prevedibile. Se so quando e quanto si draga, posso firmare un contratto. Se non lo so, non posso”, ha concluso Mordeglia.
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