Assarmatori monitora la crisi nel Mar Rosso: petroliere più esposte, impatto limitato sul gas

di Carlotta Nicoletti

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Priorità alla sicurezza degli equipaggi. Rischi assicurativi e rotte alternative per evitare interruzioni logistiche

Assarmatori monitora la crisi nel Mar Rosso: petroliere più esposte, impatto limitato sul gas

L’escalation militare in Medio Oriente dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran riporta sotto pressione le rotte strategiche del commercio mondiale. A preoccupare maggiormente è il traffico delle petroliere, mentre sul fronte del gas l’impatto per l’Italia appare più contenuto grazie alla diversificazione degli approvvigionamenti.

Monitoraggio – Le compagnie di navigazione seguono l’evoluzione del conflitto ora per ora. “Stiamo monitorando l’evolversi della situazione in stretto contatto con il ministero degli Affari Esteri, la rete diplomatica e la Marina Militare”, spiega Stefano Messina, presidente di Assarmatori. L’attenzione resta alta soprattutto nell’area dello Stretto di Bab el-Mandeb, tornata al centro delle tensioni internazionali.

Sicurezza – La priorità assoluta riguarda le persone. “La preoccupazione principale è chiaramente per il personale marittimo e per quello a terra nelle località coinvolte dai potenziali attacchi”, sottolinea Messina. Le decisioni operative cambiano rapidamente, seguendo le indicazioni dei singoli Paesi e delle autorità internazionali.

Assicurazioni – Il conflitto ha già prodotto effetti concreti. Diverse compagnie assicurative hanno sospeso le coperture “extra war risk”, costringendo gli armatori a rinegoziare le polizze caso per caso, con inevitabili aumenti dei costi e maggiore incertezza operativa.

Rotte energetiche – Il blocco dell’area colpisce soprattutto il trasporto di greggio e gas via mare. Tuttavia, secondo Assarmatori, “relativamente al gas l’impatto è più limitato”, grazie alle nuove strategie energetiche adottate dall’Italia dopo la guerra russo-ucraina.

Rotte alternative – Le minacce degli Houthi contro le navi dirette verso il Canale di Suez stanno spingendo molte compagnie a circumnavigare l’Africa passando dal Capo di Buona Speranza o a viaggiare sotto protezione militare nell’ambito della missione europea Aspides, per garantire continuità alla catena logistica globale.

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