Addio a Enzo Bianchi, monaco, protagonista di molte conferenze al Ducale. Fondò la comunità di Bose, Bergoglio lo fece estromettere

di R.C.

4 min, 4 sec

Aveva 83 anni. Fu tra i fondatori della Comunità monastica di Bose, nel Biellese, e per decenni una delle figure più conosciute della spiritualità italiana

Addio a Enzo Bianchi, monaco, protagonista di molte conferenze al Ducale. Fondò la comunità di Bose, Bergoglio lo fece estromettere

È morto Enzo Bianchi, monaco, scrittore e saggista, tra i fondatori della Comunità monastica di Bose, nel Biellese, e per decenni una delle figure più conosciute della spiritualità italiana. Aveva 83 anni.

Nato nel 1943 a Castel Boglione, nell’Astigiano, Bianchi aveva guidato la comunità di Bose come priore fino al gennaio 2017. Nel corso della sua lunga attività aveva dedicato particolare attenzione alla ricerca spirituale, allo studio e alla riflessione biblica, oltre che al dialogo tra le diverse confessioni cristiane.

La sua voce era diventata un punto di riferimento per diverse generazioni. Autore di numerosi libri e saggi, aveva collaborato con quotidiani e riviste nazionali, affrontando temi legati alla fede, alla spiritualità, alla società, alla pace e al rapporto tra le religioni.

Prima della scelta religiosa, Bianchi aveva conseguito il diploma di ragioneria e frequentato la facoltà di Economia dell’Università di Torino. Proprio negli anni universitari maturò le esperienze che avrebbero segnato profondamente il suo percorso.

Insieme ad alcuni amici appartenenti a diverse confessioni cristiane partecipò alla nascita di uno dei primi gruppi biblici ispirati al clima di rinnovamento del Concilio Vaticano II, con l’obiettivo di riscoprire una forma di vita cristiana fondata sull’ascolto del Vangelo. In quegli anni fu impegnato anche nella Fuci.

Da quelle esperienze maturò progressivamente la decisione di intraprendere una vita monastica.

La svolta arrivò nel dicembre 1965, quando Bianchi si trasferì in una cascina nella frazione di Bose, a Magnano, nel Biellese. Qui iniziò una vita di solitudine, accompagnato inizialmente da alcuni degli amici conosciuti durante gli anni universitari.

Per i primi tre anni rimase solo. Nell’autunno del 1968 arrivarono i primi fratelli e le prime sorelle, cattolici e protestanti. Prese così forma una comunità fondata sul celibato, sulla preghiera e sul lavoro.

Nasceva la Comunità monastica di Bose, destinata negli anni successivi a diventare una delle esperienze più significative del panorama ecumenico italiano. Nel 2000 la comunità venne riconosciuta come associazione privata di fedeli secondo il diritto canonico. Nel 2020 la Santa Sede, per esplicita volontà di Jorge Mario Bergoglio, dispose però l'allontanamento di Bianchi da Bose, a causa di tensioni relative alla gestione e all'autorità interna.

Nel corso della sua attività, Enzo Bianchi fu spesso protagonista anche a Genova, dove intervenne in incontri e conferenze dedicati non soltanto alla spiritualità, ma anche al rapporto tra religioni, società, politica e conflitti internazionali.

Tra gli appuntamenti che lo videro protagonista in città ci fu, nel 2015 a Palazzo Ducale, l’incontro «Il volto di Dio», una riflessione sulla rappresentazione del sacro nelle diverse tradizioni religiose e sulle differenti modalità attraverso cui le religioni raccontano e interpretano la figura di Dio.

A Genova Bianchi tornò anche negli anni successivi per confrontarsi con temi di strettissima attualità. Nel 2023 partecipò a un incontro dedicato ai rapporti tra Chiese e conflitti, affrontando il rapporto tra dimensione religiosa e tensioni geopolitiche, con particolare attenzione alla guerra tra Russia e Ucraina.

Più recentemente, nel 2024, fu protagonista di una conferenza sull'antisemitismo, dedicata all’evoluzione dell’odio antiebraico dal terreno religioso a quello politico e alle sue manifestazioni nel contesto contemporaneo, compreso quello mediorientale.

La presenza di Bianchi nel capoluogo ligure testimonia così anche il carattere ampio del suo impegno: la sua riflessione partiva dalla spiritualità e dalla Bibbia, ma arrivava a interrogarsi sui grandi nodi del presente, dal dialogo interreligioso alla pace, dai conflitti alla convivenza tra culture e fedi differenti.

Con la crescita della comunità, Bianchi intensificò la propria attività di predicazione e riflessione. Intervenne in numerose comunità e Chiese locali, cattoliche, protestanti e ortodosse, portando avanti una costante attenzione al confronto tra tradizioni cristiane differenti.

Il dialogo ecumenico rimase uno dei tratti distintivi del suo percorso. La sua attività non si limitò però all’ambito religioso: attraverso libri, articoli e conferenze Bianchi intervenne spesso anche sui grandi temi della società contemporanea.

Fu inoltre il fondatore delle Edizioni Qiqajon, la casa editrice legata alla Comunità di Bose, attraverso la quale vennero pubblicati numerosi testi dedicati alla spiritualità, alla tradizione cristiana e alla ricerca biblica.

Per decenni Enzo Bianchi ha rappresentato una delle voci più riconoscibili della spiritualità italiana. La sua esperienza a Bose, iniziata in una cascina del Biellese negli anni Sessanta, si è trasformata in un percorso capace di coinvolgere credenti di diverse confessioni e persone interessate alla ricerca spirituale.

Ma il suo impegno non è rimasto confinato alla vita monastica. Le numerose conferenze, gli incontri pubblici e le collaborazioni con giornali e riviste lo hanno portato a confrontarsi con le questioni più delicate del presente.

Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci sul canale Telenord, su Whatsapp, su Instagramsu Youtube e su Facebook.