Addio a Emma Bonino, protagonista della vita politica italiana
di R.P.
Se ne va a 78 anni una delle protagoniste della politica italiana del dopoguerra. Dalle battaglie per l'aborto ai diritti, dall'impegno europeo alla difesa dei migranti
Emma Bonino è morta oggi a Roma, a 78 anni, dopo anni di lotta contro una lunga malattia.
Con la sua scomparsa se ne va una delle figure più riconoscibili e combattive della politica italiana contemporanea. Per mezzo secolo Emma Bonino ha portato avanti battaglie per i diritti umani e civili, spesso prima ancora che diventassero temi condivisi dall’opinione pubblica. Lo ha fatto nelle piazze e nelle istituzioni, attraverso scioperi della fame e della sete, manifestazioni, arresti, campagne referendarie e incarichi di governo, arrivando fino ai vertici della politica europea e internazionale.
La sua storia politica comincia con la battaglia per il diritto all’interruzione di gravidanza. Poco più che ventenne si impegna contro la pratica clandestina dell’aborto e arriva ad autodenunciarsi per procurato aborto. Una scelta destinata a segnare profondamente la sua vita pubblica e a trasformarla in uno dei simboli della battaglia per l’emancipazione femminile e per la libertà di scelta.
Le sue battaglie la portano più volte a essere arrestata e a mettere a repentaglio la propria salute con prolungati scioperi della fame e della sete. Per Bonino la disobbedienza civile non è soltanto una forma di protesta, ma uno strumento politico attraverso il quale richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni su diritti che considera fondamentali.
Piemontese, classe 1948, Emma Bonino nasce a Bra, in provincia di Cuneo, in una famiglia contadina. Fin da giovane sceglie una strada diversa da quella che la famiglia aveva immaginato per lei. In barba alle indicazioni paterne, frequenta il liceo invece dell’istituto magistrale e successivamente si laurea in Lingue e letterature straniere alla Bocconi, con una tesi sull’autobiografia di Malcolm X.
Nel 1974 entra per la prima volta in contatto con il mondo radicale, in un consultorio di Firenze. Da quel momento il Partito Radicale diventa il centro della sua attività politica. La Bonino si dedica personalmente alla questione dell’aborto e inizia un percorso che la porterà, nel corso dei decenni, a diventare uno dei volti più noti del radicalismo italiano e internazionale.
Liberale dichiarata, laica ed europeista, costruisce una carriera politica lunghissima. Viene eletta alla Camera dei deputati e al Senato, entra al Parlamento europeo e nel 1994 - su indicazione di Silvio Berlusconi - diventa commissaria europea, occupandosi inizialmente di politica della pesca e successivamente di aiuti umanitari. Nel corso della sua carriera ricopre anche l’incarico di vicepresidente del Senato e, in Italia, quello di ministro del Commercio internazionale e delle Politiche europee nel secondo governo Prodi e di ministra degli Esteri nel governo Letta.
Nel 1999 compie un altro passo destinato a lasciare il segno: si candida apertamente alla Presidenza della Repubblica. La sua candidatura rappresenta un caso particolare nella storia delle corse al Quirinale e raccoglie consensi anche al di fuori del tradizionale perimetro radicale. Bonino non arriverà al Colle, ma quella candidatura conferma la forza e la popolarità raggiunte dalla sua figura.
Nel corso degli anni diventa una presenza costante anche sulla scena internazionale. Si impegna per la nascita della Corte penale internazionale, per l’abolizione della pena di morte e per la tutela dei diritti umani. È membro del comitato esecutivo dell’International Crisis Group e fonda Non c’è pace senza giustizia, organizzazione impegnata nella difesa dei diritti umani e nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili.
La sua attività internazionale la porta anche in zone di conflitto e di crisi. Bonino si batte per i diritti delle donne, per la democrazia e per la tutela delle popolazioni civili. La conoscenza di numerose lingue le consente di muoversi con particolare autonomia sulla scena internazionale. Per quattro anni vive in Egitto e diventa visiting professor presso l’American University del Cairo.
Una parte importante della sua storia politica è legata al rapporto con Marco Pannella. I due condividono per decenni battaglie e campagne, ma il loro è anche un rapporto segnato da discussioni, contrasti e competizione interna. Molti considerano Bonino l’alter ego istituzionale di Pannella, capace di portare nelle istituzioni la radicalità delle battaglie del movimento. Le indiscrezioni su una loro presunta relazione sentimentale sono sempre state smentite dalla Bonino, che ha raccontato invece la relazione durata una decina d’anni con un altro esponente radicale, Roberto Cicciomessere.
Se Pannella rappresenta una delle figure più importanti della sua storia politica, Gianfranco Spadaccia è stato per Bonino un altro fondamentale punto di riferimento. Il suo percorso rimane comunque profondamente personale, caratterizzato da uno stile politico diretto, rigoroso e spesso intransigente.
Nel 2005 arriva una delle più grandi delusioni della sua carriera internazionale: sfuma la possibilità di diventare commissaria delle Nazioni Unite per i rifugiati. Una nomina che avrebbe rappresentato un riconoscimento particolarmente significativo del suo impegno sui diritti umani e sui temi dell’immigrazione.
Nel 2011 Newsweek la inserisce, unica italiana, tra le 150 donne che muovono il mondo. Un riconoscimento che fotografa la dimensione internazionale raggiunta da una politica che aveva iniziato la propria carriera nelle battaglie radicali e che nel corso degli anni era arrivata a ricoprire alcuni dei più importanti incarichi istituzionali italiani ed europei.
Negli anni successivi continua a impegnarsi su temi come l’immigrazione, il fine vita, la legalizzazione della cannabis e i diritti individuali. Nel 2017 è tra le promotrici della campagna Ero straniero, nata con l’obiettivo di superare la legge Bossi-Fini e cambiare la politica italiana sull’immigrazione. Anche sul fine vita sostiene con forza il principio della libertà individuale, riassunto nella formula della «libertà di scelta fino alla fine».
Nel frattempo affronta anche una lunga battaglia personale contro la malattia. Per otto anni convive con un tumore al polmone, rendendo pubblica la propria condizione e continuando a svolgere attività politica anche durante le cure. Nel 2023 dichiara di essere guarita. Gli effetti della radioterapia e delle altre terapie, tuttavia, cambiano il suo aspetto. Il turbante, che inizia a indossare con regolarità, diventa negli ultimi anni uno dei suoi tratti distintivi.
Chi le è stato vicino l’ha descritta come una persona poco incline al contatto fisico e alle manifestazioni esteriori di affetto, ma capace di grandi slanci e soprattutto di esporsi personalmente per le cause nelle quali credeva. Una caratteristica evidente fin dagli anni della battaglia per l’aborto e rimasta intatta durante tutta la sua carriera politica.
La Bonino si impegna anche per la legalizzazione della cannabis, pur dichiarando di non averne mai fatto personalmente uso. È una delle tante battaglie nelle quali il principio della libertà individuale viene prima delle convinzioni personali: lo Stato, secondo la sua impostazione liberale e radicale, non deve impedire al cittadino di scegliere quando quella scelta non danneggia altri.
Nel 2018 arriva una nuova fase della sua esperienza politica con la nascita di +Europa, formazione che fonda raccogliendo l’eredità del radicalismo liberale ed europeista. L’obiettivo è quello di contribuire a costruire «un’Italia più libera e democratica», rafforzando al tempo stesso il progetto europeo e difendendo i diritti individuali.
Anche negli ultimi anni la Bonino continua a intervenire nel dibattito pubblico con la stessa determinazione che aveva caratterizzato l’inizio della sua carriera. La sua voce rimane riconoscibile, spesso controcorrente, e il suo nome continua a essere associato alle grandi battaglie civili che hanno attraversato la storia italiana della seconda metà del Novecento e dei primi decenni del nuovo secolo. Il 5 novembre 2024, a sorpresa ma non troppo, durante una convalescenza ricevette la visita, nella sua casa di Roma, di Francesco (foto), cui era legata da un rapporto di amicizia.
La sua vicenda politica è fatta di vittorie e sconfitte, di riconoscimenti internazionali e di occasioni mancate. È stata arrestata per le sue battaglie, ha digiunato fino a mettere in pericolo la propria salute, ha sfidato governi e maggioranze parlamentari, ma ha anche ricoperto incarichi ai massimi livelli delle istituzioni italiane ed europee.
La sua forza politica è stata proprio nella capacità di trasformare le battaglie individuali in questioni collettive. L’aborto, i diritti delle donne, la pena di morte, la libertà religiosa e civile, l’immigrazione, il fine vita, la legalizzazione delle droghe leggere e l’integrazione europea sono diventati, nel corso della sua lunga attività, capitoli di una stessa idea: quella di una società nella quale la libertà individuale e la dignità della persona devono essere difese anche quando le scelte sono difficili o impopolari.
Emma Bonino ha attraversato mezzo secolo di politica italiana senza mai perdere il legame con la sua origine radicale. Dalle prime manifestazioni alle aule parlamentari, da Bruxelles alle missioni internazionali, ha mantenuto una cifra personale fatta di rigore, testardaggine e combattività.
La sua morte lascia un vuoto nella politica italiana e nel mondo delle battaglie per i diritti civili. Ma lascia anche un’eredità fatta di campagne, idee e conquiste che hanno contribuito a cambiare il Paese.
Radicale, laica, femminista, europeista e combattente: Emma Bonino ha fatto della libertà il filo conduttore della propria vita. Una libertà che per lei non è mai stata soltanto una parola, ma una battaglia da portare avanti personalmente, nelle piazze come nelle istituzioni, fino all’ultimo.
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