Voragine di via Berno, una storia già scritta: a fine luglio l'ennesima frana ignorata

di Fabio Canessa

Dal 2011 braccio di ferro Comune-privati, nessuno interviene. Scoppia la polemica tra Tursi e il Municipio

Fa impressione, a vederla dall'alto, la voragine comparsa in via Berno durante l'incredibile nubifragio che ha colto Genova di sorpresa in una notte di agosto. Circa 100 millimetri di pioggia in meno di un'ora: tanto basta al piccolo rio Rovare, sulle alture di San Fruttuoso, per gonfiarsi e spaccare l'asfalto dove già era rotto da tempo. Un'auto parcheggiata viene risucchiata in profondità. A bordo, per fortuna, non c'è nessuno.

Il mattino dopo il quartiere è sgomento di fronte all'ennesima scena di un film che dura dal 2011, quando l'alluvione mortale del 4 novembre risvegliò il corso d'acqua che dormiva sotto la strada. Ma in fin dei conti tutti se l'aspettavano. Perché a fine luglio un nuovo cedimento del terreno aveva fatto scattare l'allarme. Una frana di detriti sbarrava il deflusso del rio sotterraneo. Dai cittadini sono partite telefonate, lettere, e-mail a tutti gli uffici competenti. Finché non è arrivato il nubifragio lampo. Altri danni, altra paura.

La vicenda di via Berno ormai è storia, più che cronaca. Da otto anni tutto ruota intorno alla diatriba tra Comune e condomini: a chi compete tappare il buco? La strada è privata, ma il consorzio si è sempre rifiutato di pagare perché il rio che provoca i danni è sotto l'egida del demanio. Nel 2013 il tribunale dà ragione a Tursi: l'intervento spetta ai privati. Ma nessuno si muove. Nel 2016 si apre una seconda voragine, nella parte bassa della via. Due anni dopo un anziano di 87 anni, Emilio Quinto, ci cade dentro dopo un malore e muore. Due mesi fa questo buco viene finalmente coperto, l'altro no.

Nel frattempo partono i lavori per lo scolmatore del Rovare. A giugno la ditta Pac, la stessa che ha realizzato quello del Fereggiano, allestisce il cantiere nell'ex birrificio a monte, dove ci sarà il pozzo di captazione. I camion sono costretti a passare proprio sul bordo della voragine, dove alcune putrelle reggono una passerella. E così, a fine luglio, viene giù un altro pezzo di terreno e i detriti ostruiscono il ruscello. La bomba d'acqua di giovedì notte completa il disastro.

La svolta in realtà sembrava vicina il 30 luglio, quando il presidente del municipio Bassa Valbisagno, Massimo Ferrante, aveva convocato tutte le parti per tentare un accordo. "Finalmente i privati hanno capito che dovevano intervenire loro - racconta - quindi abbiamo raggiunto l'intesa: ai lavori avrebbe partecipato per un quinto il Comune e per il resto avrebbero pagato loro". L'importo fissato era di 50mila euro. "A settembre gli amministratori avrebbero convocato i condomini per deliberare. Nel frattempo la Pac, anche se nessuno la obbligava, avrebbe fatto un gesto di buona volontà rimuovendo quei detriti. Purtroppo la sfortuna ci vede benissimo, perché dovevano farlo proprio oggi".

E invece non c'è stato il tempo. A farne le spese è stato soprattutto Yang, il gestore di un laboratorio di pelletteria: la macchina sprofondata è la sua. "Purtroppo ci serve per lavorare, non sappiamo come fare", dice il figlio Luciano. Danni ingenti anche per la carrozzeria Terribile, che opera in uno scantinato proprio di fronte: "È già la terza alluvione, avevamo 30 centimetri d'acqua, tutta la notte a lavorare. Qui non ha mai fatto niente nessuno", racconta il titolare.

In giornata un'autogrù ha rimosso l'auto col coordinamento dei vigili del fuoco. In mattinata Tursi ha scritto ai condomini di via Berno per intimare l'esecuzione dei lavori di ripristino, altrimenti "siamo pronti a intervenire subito in somma urgenza. Di certo non aspetteremo dieci anni per risolvere il problema", assicura l'assessore ai lavori pubblici Paolo Fanghella.

Il presidente Ferrante però sbotta: "Io subisco pressioni tutti i giorni ma non ho mai ricevuto risposte dal Comune. Noi cerchiamo di stare attenti, ma vorremmo che la stessa attenzione ci fosse dagli altri enti. Se non avessi avuto la buona volontà di convocare una riunione saremmo ancora a parlare del nulla. Ci vuole meno spocchia e meno arroganza. I presidenti di municipio non vanno accusati per il colore politico, ma per quello che fanno per la comunità".

Secca la replica dell'assessore: "Ferrante può pensarla come vuole, il buco sotto glielo abbiamo risolto, mentre quello di sopra è proprietà privata. La riunione serviva proprio per trovare un accordo, per noi c'era l'ingegner Pinasco. Non vedo alcuna mancanza di risposte. Forse non era attento a quello che stava succedendo".

E dopo la polemica sulle erbacce del Bisagno, sollevata qualche giorno fa proprio dal presidente del municipio che richiedeva allarmato lo sfalcio e la riprofilatura degli argini, sono partiti finalmente i lavori di pulizia nell'alveo del torrente. Proprio all'indomani dell'acquazzone da incubo.

Fabio Canessa

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