Il turismo nautico vale 5,7 miliardi, Mazzi: "Servono meno burocrazia e più tecnologia"

di Redazione

Mazzi, ministro al turismo: "La sfida è fare dell'Italia una destinazione sempre più competitiva dal mare, investendo in qualità dell'accoglienza, innovazione, sostenibilità, infrastrutture, accessibilità e digitalizzazione"

Digitalizzare, destagionalizzare, sburocratizzare. Sono queste le principali richieste che arrivano dal mondo del turismo nautico alla politica. Un settore che vale 5,7 miliardi, di cui 2,1 miliardi generati dalla spesa turistica a terra. È quanto emerso dalla XII Conferenza nazionale sul turismo costiero e marittimo. E la politica, rappresentata dal ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, ha sottolineato l'importanza strategica del settore. "La sfida - ha detto - è fare dell'Italia una destinazione sempre più competitiva dal mare, investendo in qualità dell'accoglienza, innovazione, sostenibilità, infrastrutture, accessibilità e digitalizzazione, ma anche lavorando per norme più semplici e meno burocrazia".
     Il presidente delegato di Confindustria per l'Economia del mare, Mario Zanetti, ha evidenziato che "il turismo è industria perché crea valore attraverso una pluralità di filiere. L'obiettivo è trasformare questa crescita in una strategia industriale di lungo periodo". Anche Massimo Caputi, presidente di Federturismo, ha spiegato che "il mare, per l'Italia, è industria, economia, lavoro, turismo, infrastruttura. E soprattutto è filiera". Per il presidente di Assonautica Giovanni Acampora, servono azioni congiunte: "Fare squadra e parlare con un'unica voce è la vera forza del sistema. Le sinergie tra istituzioni, imprese e associazioni".
    La nautica si conferma uno dei comparti con maggiore capacità di generare valore lungo la filiera, con oltre 13 miliardi di valore aggiunto e quasi 168mila occupati. Del resto "secondo l'indagine Assomarinas-Federturismo, la domanda di ormeggi stanziali cresce del 2,9% - ha confermato il presidente di Assomarinas, Roberto Perocchio - mentre aumentano la presenza dei superyacht e il transito delle grandi unità internazionali, soprattutto legate al charter. Per il 2027 prevediamo una stabilizzazione della domanda di ormeggi stanziali, ma una persistente vivacità dei transiti legati al charter e ai superyacht internazionali".
    "La sfida ora è aumentare la capacità del Paese - ha sottolineato Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica -, di intercettare e trattenere questo valore, attraverso infrastrutture adeguate, servizi qualificati e una maggiore integrazione tra porti e territori".

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