Treni regionali, Legambiente: "Un'Italia a due velocità"

di Pietro Roth

"Bene al Centro-Nord, male al Sud dove mancano gli investimenti"

Treni regionali, Legambiente: "Un'Italia a due velocità"

In Italia marciano a due velocità anche i treni dei pendolari. Al Centronord si investe, il servizio è migliorato e i passeggeri sono aumentati. Al Sud si taglia, il servizio è peggiorato e i passeggeri sono diminuiti.

E' il quadro tracciato dal rapporto annuale di Legambiente sul trasporto ferroviario in Italia, Pendolaria. Complessivamente, nel 2018 i passeggeri dei treni del Belpaese sono aumentati, arrivando a 5,59 milioni al giorno in media. Un aumento del 7,9% dal 2014. Tuttavia, questo aumento non è per nulla omogeneo. In 9 regioni (soprattutto al Nord, ma anche in Puglia) e nelle Province autonome di Trento e Bolzano, i passeggeri sono aumentati. In altre 10 regioni (soprattutto al Sud), sono diminuiti o rimasti invariati. La ragione per Legambiente sono i diversi investimenti. Dove si comprano treni moderni e si aumentano le corse, i cittadini scelgono i mezzi pubblici. Dove i treni rimangono vecchi e fatiscenti e si chiudono le linee, la gente finisce per usare i mezzi privati. Pendolaria mette in luce come negli ultimi anni si sia investito molto sul trasporto ferroviario: Trenitalia ha ordinato 500 nuovi treni, le Regioni hanno messo in esercizio 410 nuovi convogli, altri 210 arriveranno entro il 2020. Ma la riduzione dell'età media dei mezzi è avvenuta soprattutto al nord e al centro. Al sud l'età media rimane di 19,2 anni. In questo inizio di secolo poi sono state costruite nuove linee ad alta velocità per 1.213 chilometri. Ma nel frattempo sono avvenute cancellazioni per 1.120 km e sospensioni in altri 321 km, con territori rimasti senza collegamenti ferroviari. I risultati degli investimenti (o della mancanza di questi) sono stati automatici. Solo in Lombardia i passeggeri quotidiani dei treni sono oggi 750mila. Il numero è triplicato dal 2001 in Alto Adige, raddoppiato in Emilia-Romagna, cresciuto di 60mila in Puglia.

Analoghi i successi della metropolitana a Milano e dei tram a Firenze e a Bergamo. Molto diversa la situazione del Piemonte, dove a causa delle linee soppresse i passeggeri sono calati del 4,4%. Drammatica la situazione in Sicilia, dove si è passati da 50.300 a 37.600 viaggiatori (dal 2009 ad oggi), e in Campania, dove si è passati da 413.600 viaggiatori a 308.500 (ma con un trend in risalita). Pendolaria rivela che le risorse nazionali per le ferrovie sono calate del 20,4% fra il 2009 e il 2018. E avverte che un altro taglio di 300 milioni potrebbe arrivare quest'anno, per una clausola di salvaguardia nella legge di Bilancio, che ha buone probabilità di scattare vista la situazione economica. Legambiente osserva che nella manovra ci sono misure positive per interventi nelle città e sulla rete ferroviaria, ma ci sono anche massicci finanziamenti per l'autotrasporto. "Ad oggi non si è capito quale idea abbia il governo per il trasporto pubblico locale - ha commentato il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini -. Mancano 10 miliardi di euro per le 26 incompiute che servono ai pendolari italiani, mentre sono previste ingenti risorse per autostrade e altre strade".