Consiglio comunale, tensioni e scontri. Mascia contro Bruzzone: “Far West” a Palazzo Tursi
di Redazione
Il Consiglio comunale di Genova si conferma un’arena sempre più tesa, tra accuse reciproche, sedute turbolente e difficoltà nel portare avanti il lavoro amministrativo. Ma dietro il “Far West” denunciato in aula, affiora anche la volontà, condivisa, di ritrovare un terreno di confronto.
Clima acceso – Le sedute del martedì a Palazzo Tursi sono descritte come veri e propri scontri: urla, sospensioni e accuse di ostruzionismo. Secondo l’opposizione, la maggioranza avrebbe un atteggiamento poco incline al dialogo, mentre dalla maggioranza si parla di una minoranza “confusa” e priva di una linea chiara.
Accuse incrociate – “Si crea un clima ostile che compromette il lavoro”, osserva Mario Mascia (FI). Dall’altra parte, Filippo Bruzzone (lista civica Silvia Salis Sindaca) sottolinea come “quando il Consiglio comunale si inceppa, si inceppa la città”, richiamando tutte le forze politiche alla responsabilità.
Lavoro in aula – Uno dei nodi principali resta la produttività: poche delibere e molte discussioni su temi considerati secondari. Il confronto si sposta così su atti politici e “espressioni di sentimento”, che spesso monopolizzano le sedute.
Gestione e ruoli – Al centro del dibattito anche la conduzione dell’aula. Pur riconoscendo competenza ed equilibrio al presidente Claudio Villa, emergono critiche sulla capacità di gestire tensioni sempre più frequenti. Tuttavia, per molti il problema non è solo nella guida, ma nel contesto complessivo.
Momenti critici – Episodi come l’abbandono dell’aula da parte della maggioranza evidenziano un livello di scontro elevato. “È un gesto estremo, da usare solo in casi eccezionali”, viene sottolineato, ricordando che simili tensioni non sono nuove nella vita consiliare.
Dietro le quinte – Nonostante i contrasti pubblici, esiste un lavoro meno visibile di mediazione, soprattutto nelle conferenze dei capigruppo. “Sono il luogo dove si prova a trovare un equilibrio”, spiegano i consiglieri, paragonando il processo politico a una mediazione continua.
Rapporti personali – Al di là delle divisioni politiche, resta un clima di rispetto personale. “Non percepisco antipatie vere”, viene evidenziato, segno che il confronto resta, almeno in parte, sul piano istituzionale.
Prospettive – La sfida resta quella di riportare il Consiglio al suo ruolo centrale: discutere e decidere per la città. Con un invito condiviso: meno scontri e più concretezza.
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