Teresa Gastaldi, sorella di Bisagno: “L'ultima volta lo vidi dopo la Liberazione, ero felice perchè era vivo”

di Michele Varì

Alla cerimonia per il futuro beato a Rovegno il mondo cattolico ma pochi partigiani

C'era anche Teresa Gastaldi, 91 anni portati splendidamente, la sorella di Aldo Gastaldi, alla commemorazione dei caduti della divisione “Cichero” in occasione della presentazione del restauro del monumento a Rovegno, uno degli ultimi comuni dell'area metropolitana di Genova in alta Val Trebbia.

La donna, con altri familiari, come il nipote Aldo, fra gli oratori della manifestazione e responsabile del comitato per la canonizzazione di Bisagno, è apparsa commossa per la manifestazione sotto il grande monumento dedicato alla Cichero dove trova grande spazio il viso in rilievo del fratello. "Lo vidi l'ultima volta il 25 Aprile, eravamo felici per la Liberazione, e perchè lui era vivo, poi...".

Bisagno infatti morì dopo neanche un mese, il 21 maggio dello stesso anno, a Desenzano del Garda cadendo dal tetto di un camion, qualcuno dice in cirscostanze ancora non chiarissime. Un'altra familiare ha ricordato che Aldo era tanto religioso da rimanere nascosto tre giorni per trovare il momento giusto di andare a farsi la comunione in chiesa.

Fra gli interventi anche quello del sindaco di Rovegno Giovanni Isola. Non è sfuggita invece l'assenza del presidente dell'Anpi di Genova Massimo Bisca, giustificata da Eugenio Falzoi, rappresentante di un'altra sezione Anpi. “Era fuori Genova, ha telefonato per avvisare che non sarebbe potuto essere presente”".

Il vuoto lasciato dalla sinistra è ammesso da Luca Pastorino, ex sindaco di Bogliasco e deputato di E’Viva: “Poca sinistra? Diciamo che è bene che ci siano destra e sinistra, significa che i valori trasmessi da Bisagno sono presenti. Mancano le istituzioni di sinistra, quello sì. La figura di Bisagno è cambiata dopo l'avvio del percorso di beatificazione? No, si arricchisce di interesse e di conoscenza ed è positivo in una società in cui prevalgono le parole urlate e i messaggi di odio e di paura. Le parole che abbiamo ascoltato oggi sulla figura di Bisagno non possono che fare del bene a tutti, destra e sinistra”

Monsignor Nicolò Anselmi ha portato il saluto del cardinale di Genova Bagnasco, aggiungendo poi, “grazie a uomini come Bisagno possiamo godere della pace e della libertà nel nostro Paese e in Europa, anche se di recente c'è stata la guerra nei Balcani a pochi centinaia di km da noi, preghiamo per la pace”.

L'avvocato Emilio Artiglieri ha rivelato la storia di Bisagno riassunta nell'introduzione della causa di beatificazione per Aldo Gastaldi di cui lui è il postulatore: “Alla base di una causa di beatificazione c'è una fama di santità. Noi abbiamo raccolto prove e documenti che comprovano come sia rimasta viva la fama, il riconoscimento della fede di questo giovane, mancato poco più che ventenne.

Aldo nacque a Genova a Granarolo, primo di 5 fratelli, battezzato nella chiesa della zona, sin dalla prima giovinezza, si distinse per profondità di sentimenti religiosi assorbiti nella famiglia, per serietà e impegno profuso in ogni attività, personalità equilibrata, aperta e generosa ancorché riservata e lontana da ogni dissipazione. La mattina del 29 maggio del 1930 nella chiesa di Granarolo ricevette per la prima volta la santa comunione. Nello stesso anno la famiglia si trasferì a Oregina, studente disciplinato e brillante conseguì diploma superiore tecnica nel '40, con la prospettiva di prendere la maturità liceale con studi privati eppoi iscriversi ad ingegneria. Il percorso di studi si interruppe per lo scoppio della guerra. Aldo fu destinato ad un reparto a Casale Monferrato e partì da Genova il 27 febbraio del '41 a 19 anni, conseguì il grado di sergente, completò la sua preparazione militare e venne avviato al corso allievi ufficiali, avendo superato la selezione poteva scegliere, e per questo nell'agosto del '42 optò per la caserma di Caperana. Fra il ‘41 e il ‘43 intrattenne una fitta corrispondenza con i genitori in cui s'intravvede l'amore e il rispetto per i genitori e la sua grande fede, semplice e profonda unita in una fiducia illimitata nella provvidenza divina. Valga ad esempio una lettera che scrisse il 6 luglio del '41. “Non trovo nessuno sulla terra che potesse darmi né tranquillità né giustizia. Trovai l'una e l'altra in Dio”. Nelle lettere ci sono continui riferimenti alla sua fede. Aldo si mantenne sempre modesto. Dopo l'8 settembre decise di consegnare le armi ai tedeschi e si avviò con altri sui monti del chiavarese rifugiandosi nel paese di Cichero, inizia così la vita partigiana di Gastaldi che diventa il comandante Bisagno e sarà definito il primo partigiano d'Italia. Nonostante le asprezze della guerra rimase attento agli uomini che dipendevano da lui nel rispetto delle popolazioni civili e anche dei nemici. Tutti restavano conquistati dalla sua integrità. Spirito di sacrificio, umanità sostenuta da una fede sincera. Ai suoi uomini Gastaldi appariva un padre e per questo erano pronti a morire per lui. Era un leone in battaglia, ma sempre paziente ed eccellente, un leader fuori dal comune, dimostrando sempre rispetto per la vita, anche dei nemici, tanto che disse, “anche loro hanno una mamma che li aspetta”. Mai ha commesso rappresaglie o altri gesti suggeriti dall'odio. Il suo obiettivo era solo la lotta per la libertà della patria. Dopo il 25 aprile si scagliò più volte contro i regolamenti di conti che insanguinavano le strade, per garantire incolumità di suoi partigiani del Veneto e della Lombardia li riaccompagnò lui stesso a casa. Al ritorno morì a Desenzano del Garda. Era il 21 maggio del 1945 La versione ufficiale parla di una caduta accidentale dal tetto del camion utilizzato per il viaggio. Le esequie furono celebrate a Genova nella parrocchia della Consolazione in via XX Settembre alla presenza di una folla impressionante che accompagnò il feretro sino al cimitero di Staglieno. dove ora riposa nel pantheon dei grandi. Alla sua memoria è stata dedicata una medaglia al valor militare e numerose vie e piazza e scuole”.

Michele Varì