Shipping, Maersk guarda al nucleare: allo studio la prima rotta commerciale USA-UK

di steris

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Il progetto angloamericano può inoltre contare su una collaborazione già avviata tra i due Paesi nel campo delle tecnologie energetiche

Shipping, Maersk guarda al nucleare: allo studio la prima rotta commerciale USA-UK

Il nucleare potrebbe compiere un nuovo passo nel settore della navigazione commerciale. Maersk, colosso mondiale del trasporto marittimo, ha avviato insieme a Lloyd’s Register uno studio di fattibilità - scrive il Secolo XIX - per valutare la realizzazione di una rotta transatlantica dedicata alle navi a propulsione nucleare.

Il progetto, denominato “Pink Corridor”, collegherebbe il porto britannico di Felixstowe, nel Suffolk, con quello americano di Charleston, in South Carolina. L’ipotesi è quella di creare un collegamento commerciale specificamente pensato per accogliere navi alimentate da reattori nucleari, portando così una tecnologia finora utilizzata soprattutto in ambito militare o sperimentale nel campo del trasporto marittimo civile.

In questa prima fase, l'obiettivo è soprattutto capire se il progetto possa essere concretamente realizzato. Lo studio dovrà prendere in esame diversi aspetti tecnici, normativi e operativi, dalla sicurezza delle navi alla gestione delle emergenze, passando per la cyber-resilienza, i sistemi assicurativi e il coordinamento delle normative tra Regno Unito e Stati Uniti. La possibilità di far viaggiare regolarmente navi nucleari tra due porti commerciali richiederebbe infatti procedure specifiche sia in mare sia all'interno degli scali.

L'iniziativa arriva in un momento di crescente interesse internazionale per l'utilizzo dell'energia atomica nel settore marittimo. Il tema è stato recentemente affrontato anche durante Atlas 2026, la conferenza organizzata a Washington con il coinvolgimento dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica e del Dipartimento dell'Energia statunitense, alla quale hanno partecipato rappresentanti governativi e operatori privati interessati allo sviluppo del nucleare per applicazioni navali.

Il progetto angloamericano può inoltre contare su una collaborazione già avviata tra i due Paesi nel campo delle tecnologie energetiche. Tra i riferimenti c'è il Technology Prosperity Deal, l'accordo firmato nel settembre 2025 che comprende anche iniziative legate allo sviluppo delle applicazioni civili dell'energia nucleare. La scelta di mettere in collegamento due porti situati sulle sponde opposte dell'Atlantico potrebbe quindi rappresentare un importante banco di prova per verificare quanto sia possibile costruire un sistema condiviso di regole e procedure.

Maersk e Lloyd’s Register non partono da zero. Già nel 2024 le due realtà avevano collaborato con Core Power, società britannica specializzata nello sviluppo di tecnologie per il nucleare navale civile, per analizzare le potenzialità di questa forma di propulsione nel trasporto marittimo.

L'interesse è forte anche nel mondo accademico. Jan Emblemsvåg, professore di ingegneria civile alla Norwegian University of Science and Technology, studia da diversi anni le possibili applicazioni dell'energia nucleare nel settore marittimo. Il suo gruppo di ricerca ha analizzato, tra gli altri casi, l'ipotesi di utilizzare questa tecnologia su una nave destinata al trasporto di gas.

Secondo Emblemsvåg, il valore di iniziative come il “Pink Corridor” va oltre il semplice sviluppo tecnologico. Una rotta commerciale concreta permetterebbe infatti di verificare se le navi nucleari civili possano operare in alto mare garantendo allo stesso tempo sicurezza, sostenibilità e convenienza economica. La realizzazione di un progetto operativo potrebbe inoltre contribuire a ridurre le perplessità che ancora accompagnano l'impiego dell'atomo nel trasporto marittimo.

Gli Stati Uniti stanno intanto cercando di accelerare proprio su questo fronte. A maggio il segretario ai Trasporti Sean Duffy ha annunciato un'iniziativa per favorire lo sviluppo di piccoli reattori destinati a una futura flotta commerciale. Successivamente, la Maritime Administration americana ha coinvolto i porti di Long Beach, in California, e Corpus Christi, in Texas, chiedendo di studiare le modalità con cui eventuali navi a propulsione nucleare potrebbero essere integrate nelle attività dei rispettivi scali.

Alla fine di agosto è arrivata anche una partnership tra la Maritime Administration e Core Power per favorire lo sviluppo di un prototipo di imbarcazione entro il 2028. Il programma, tuttavia, è ancora in una fase iniziale: al momento non prevede un impegno da parte del governo americano ad acquistare le future navi e non sono stati stanziati finanziamenti federali garantiti.

La spinta verso il nucleare si lega anche alla necessità di ridurre l'impatto ambientale del trasporto marittimo. Il settore è chiamato nei prossimi anni a diminuire in modo significativo le proprie emissioni e la propulsione nucleare viene considerata una delle possibili soluzioni per le navi impegnate sulle lunghe rotte oceaniche. I reattori potrebbero infatti garantire una notevole autonomia, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili durante la navigazione.

Per ora, però, la rotta tra Felixstowe e Charleston resta sulla carta. Prima di arrivare alla realizzazione concreta sarà necessario superare una lunga serie di ostacoli, dalla regolamentazione internazionale alla gestione delle infrastrutture portuali, fino agli investimenti necessari per costruire le nuove navi.

Se il “Pink Corridor” dovesse trasformarsi in una rotta realmente operativa, rappresenterebbe comunque un passaggio significativo per l'intero settore. Il nucleare potrebbe così uscire dalla dimensione dei progetti sperimentali e diventare parte, almeno in alcuni corridoi commerciali, della navigazione civile internazionale.

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