Sampdoria, l'ex Luiso: "Contatti con Puggioni, potevo entrare nell'Academy. Ecco cosa serve per indossare questa maglia"

di m.m.

L'ex attaccante: "Seguo tutto dei colori blucerchiati, ero anche a Pescara e sarei tornato volentieri ma poi sono stati confermati Tufano e Pedone"

"La storia di questa maglia, vi posso dire, è qualcosa di incredibile. Io arrivavo da Vicenza, lasciavo la Serie A, sono arrivato in Serie B e abbiamo sfiorato la Serie A, se non erro siamo arrivati quinti. Segnai 10 gol da gennaio a maggio. La seconda stagione è andata meno bene, qualche infortunio, un paio di cambi di allenatore, andò via Cagni. E diciamo che non è che ce la siamo passata molto bene, ci siamo salvati, se non sbaglio, quasi l'ultima giornata. Però ricordo quel periodo con la maglia della Sampdoria come uno dei più belli, io lo dico sempre a tutti, non è una cosa semplice, devi dare il 100% e devi sempre andare al massimo, specialmente quando giochi in casa. E io ne sono veramente orgoglioso di averla indossata".

Lo ha detto Pasquale Luiso, ex attaccante della Sampdoria, in collegamento con Forever Samp.

Luiso ha anche rivelato un retroscena: "Io seguo, seguo tutto e non nego che ci sono stati pure dei contatti per vedere se riuscivo ad entrare nel settore giovanile della Samp con Puggioni, poi però hanno riconfermato Tufano e Pedone, hanno riconfermato un po' quelli che ci sono già stati nell'ultimo periodo, ma c'era stato qualche approccio. La Sampdoria deve uscire da queste categorie, la Sampdoria deve giocare per il campionato di Serie A perché lo merita la maglia, lo merita la storia, lo merita la piazza".

L'ex attaccante blucerchiato ha parlato anche della questione della personalità: "Quest'anno sono andato a Pescara, a vedere Pescara-Sampdoria-Sampdoria, ad Attilio ho portato pure fortuna, sono sceso sotto agli spogliatoi, avevano vinto una partita incredibile, hanno fatto una grossa gara e hanno vinto, se non erro due a uno, è stata ribaltata la gara. Da ragazzino quando guardavamo lo stadio della Sampdoria, che sembrava uno stadio inglese, quando vedevi fare quei tre-quattro scalini e uscire gente come Mihajlovic, come Vierchowod, Vialli, Mancini, Lombardo, Salsano, mi viene ancora la pelle d'oca solo a nominarli. Lì fai fatica, perché lì quando hai la palla, quando giochi, hai tanta spinta, soprattutto dello stadio, che non ti puoi mettere a palleggiare, non ti puoi mettere, lì devi andare a fare i gol, devi andare, il tifoso ti spinge per andare oltre, nel senso che tu devi andare a 300 km all'ora, proprio per far vedere il DNA, per far vedere una personalità, per vedere, scusate il termine, i contro coglioni, sennò con quella maglia non ci puoi giocare in quello stadio", ha concluso Luiso.

Vi proponiamo un estratto del suo intervento, la trasmissione integrale è disponibile on demand sul sito telenord.it nella sezione dedicata a Forever Samp.

 

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