Portovenere, ragazzo morto in mare: riscontrata profonda ferita alla testa, l’autopsia può chiarire la causa del decesso

di R.C.

3 min, 10 sec

Il particolare emerso sul corpo di Sebastiano rappresenta un elemento nuovo per l’inchiesta

Portovenere, ragazzo morto in mare: riscontrata profonda ferita alla testa, l’autopsia può chiarire la causa del decesso

 È concentrata su una profonda lesione alla testa una parte degli accertamenti che dovranno chiarire che cosa sia accaduto a Sebastiano Piaggi, il giovane morto dopo essere finito in mare a Porto Venere. L’esame autoptico, affidato all’anatomopatologa Susanna Gamba, dovrà stabilire la natura della ferita, la sua origine e soprattutto se possa avere avuto un ruolo determinante nella morte del ragazzo.

Il particolare emerso sul corpo di Sebastiano rappresenta un elemento nuovo per l’inchiesta. Si tratta, secondo quanto trapelato, di un taglio profondo e netto, la cui origine dovrà essere accertata scientificamente. Tra le ipotesi che gli investigatori stanno valutando c’è anche la possibilità che la lesione sia entrata in contatto con una componente del sistema propulsivo del gommone, ma al momento non esistono conferme in questo senso.

Proprio per questo gli inquirenti mantengono il massimo riserbo. L’obiettivo dell’autopsia sarà anche quello di stabilire quando sia stata provocata la ferita e se Sebastiano fosse ancora vivo in quel momento. Un passaggio fondamentale per comprendere cosa sia successo nei pochi istanti successivi alla caduta in acqua.

All’esame parteciperanno tre specialisti: oltre alla consulente nominata dalla Procura, saranno presenti anche i periti indicati dalle parti. Dovranno analizzare ogni elemento utile a ricostruire la dinamica dell’incidente e a stabilire se il trauma alla testa possa aver provocato la perdita di coscienza che avrebbe impedito al giovane di tornare in superficie.

Tra gli scenari presi in considerazione c’è quindi anche quello di un possibile contatto, mentre Sebastiano si trovava sott’acqua, con una parte tagliente situata nella zona del motore del natante. È, però, soltanto una possibilità investigativa e non una ricostruzione accertata.

Resta infatti da capire che cosa sia avvenuto immediatamente dopo che i due ragazzi sono stati sbalzati dal gommone. Alessandro è stato recuperato, mentre Sebastiano è scomparso dalla vista senza essere più riemerso. La profondità e la conformazione del fondale della zona, caratterizzato dalla presenza di anfratti, hanno reso particolarmente complessa anche la ricerca.

La Procura sta cercando di ricostruire quei momenti attraverso le testimonianze degli amici presenti. Capitaneria di porto e carabinieri hanno ascoltato i giovani subito dopo l’accaduto, mentre successivamente la polizia giudiziaria li ha nuovamente convocati per ripercorrere con precisione la sequenza dei fatti.

Anche i telefoni cellulari sono entrati negli accertamenti. Gli investigatori hanno acquisito le copie forensi delle comunicazioni presenti sui dispositivi dei ragazzi, nel tentativo di verificare ogni elemento utile alla ricostruzione delle ore precedenti e successive all’incidente.

La lesione riscontrata sul capo potrebbe dunque rappresentare un tassello importante dell’inchiesta, ma al momento non consente di stabilire con certezza la causa della morte. Saranno gli esami medico-legali a dire se il trauma sia stato provocato dalla caduta, da un successivo impatto o da un contatto con una componente del natante e, soprattutto, se sia intervenuto prima o dopo la perdita di coscienza.

L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Beatrice Barbara Ricci, è ancora nella fase iniziale. Non è stata individuata ufficialmente una ricostruzione privilegiata e gli investigatori stanno procedendo con cautela, anche considerando la giovane età delle persone coinvolte e il forte impatto che la tragedia ha avuto sulle famiglie.

I genitori di Sebastiano, Stefano e Solidea, sono assistiti dall’avvocata Marzia Sperandeo. La famiglia di Leonardo, il ventunenne che aveva preso il gommone a noleggio, è invece rappresentata dagli avvocati Catia Piras e Andrea Corradino.

Per ora, dunque, restano aperte diverse domande: che cosa abbia provocato quella profonda ferita, quando sia stata riportata e se sia stata proprio quella lesione a impedire a Sebastiano di riemergere. Risposte che potranno arrivare soltanto dagli accertamenti scientifici e dalla ricostruzione completa di quei drammatici istanti.

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