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Ponte Morandi, i commercianti: "Siamo in piedi grazie ai contributi di Autostrade"

di Fabio Canessa

Sei negozi hanno chiuso per sempre. Bucci chiede la terza tranche ma pesa la partita concessioni

"Chiediamo una boccata d'ossigeno, e che Autostrade venga spinta a intervenire una terza volta. A torto o a ragione, chi è rimasto in piedi lo ha fatto grazie ai loro contributi". A quasi un anno dal crollo di Ponte Morandi non si spegne il grido d'allarme dei commercianti della zona arancione, Certosa e Sampierdarena. Nel frattempo sei negozi hanno chiuso i battenti in maniera definitiva, come riferisce il vicepresidente del municipio, Fabio Carletti.

E così la chiave di volta potrebbe essere Autostrade. Che alle imprese ha già elargito, in base ai mancati guadagni dichiarati contributi in due tranche, da un minimo di 7mila a un massimo di 85mila euro totali per ogni impresa, da moltiplicare per circa 350 aziende risarcite. La struttura commissariale si è già mossa per sollecitare un terzo intervento, ma al momento ha ottenuto solo una flebile apertura. D'altra parte, Autostrade sarebbe anche ben disposta a intervenire per tentare di farsi 'scalare' eventuali risarcimenti in sede processuale.

Spiega Pietro Piciocchi, delegato ai rapporti tra Comune e struttura commissariale: "Circa un mese fa abbiamo inviato una lettera firmata da Bucci, c'è un'interlocuzione intensa. La scorsa settimana io stesso sono stato a Roma, nei prossimi giorni credo che sarà sciolta questa riserva". Chiaro che sulla vicenda pesa la partita delle concessioni, con l'incertezza legata alla procedura di revoca e alle implicazioni del matrimonio Atlantia-Alitalia. "Ovviamente questa situazione non giova, ma è un'opinione personale", chiosa l'assessore.

"Gli strumenti messi in campo - spiega Carletti a margine di una commissione consiliare a Palazzo Tursi dove è stato fatto il punto sugli indennizzi - hanno aiutato poco o nulla, gli articoli del Decreto Genova sarebbero da rivedere o integrare. I rimborsi riguardano solo poche tipologie di attività".

In particolare, come osservato anche dai comitati, i risarcimenti che tengono conto del mancato fatturato si riferiscono a un periodo di 45 giorni, troppo breve per dare effettivo ristoro. E ancora: i contributi 'una tantum' escludono le imprese che hanno deciso di non chiudere nei giorni dopo il crollo, e gli sgravi fiscali previsti dalla zona franca urbana (fino a 200mila euro) non sono ancora operativi. Numerose domande, inoltre, riguardano imprese molto distanti dall'ex viadotto Morandi, e vengono trattate allo stesso modo della zona arancione.

"Bisogna muoversi in tempi strettissimi - conclude Carletti - perché i tempi della politica non coincidono con quelli del commercio. Di sicuro, senza gli aiuti di Autostrade, oggi le chiusure non sarebbero sei ma sessanta".