Ospedale Galliera, aggrediti tre infermieri a calci e pugni. UIL: "Basta Far West nei pronto soccorso"
di Redazione
La UIL FP ha inoltre espresso netta contrarietà a soluzioni quali l'introduzione di corsi di autodifesa o l'uso di body cam per il personale
Ieri c'è stato un nuovo episodio di violenza in orspedale. E' stata una mattinata di forte tensione al Galliera di Genova. Un uomo di nazionalità marocchina, risultato irregolare sul territorio italiano, ha scatenato il panico all'interno della struttura scagliando prima diversi oggetti e scagliandosi poi violentemente contro il personale sanitario. Tre infermieri sono stati aggrediti a calci e pugni.
L'immediata segnalazione alle forze dell'ordine ha permesso il tempestivo intervento degli agenti che hanno bloccato l'aggressore e lo hanno tratto in arresto. L'uomo è stato poi trasferito nel carcere di Marassi. Uno degli operatori sanitari coinvolti è stato sottoposto ad accertamenti clinici e gli sono state riscontrate lesioni con una prognosi di tre giorni.
La ferma protesta della UIL FP: "Serve una risposta politica e organizzativa"
Sull'episodio sono intervenute le Segreterie UIL FP dell'E.O. Ospedali Galliera e di Genova, esprimendo profonda solidarietà e vicinanza ai tre lavoratori e a tutto il personale del Sistema Sanitario Regionale, operativo ogni giorno tra crescenti difficoltà e carenze di organico.
"Lo diciamo senza mezzi termini: il Pronto Soccorso non può e non deve continuare a essere il luogo dove si scaricano situazioni che richiederebbero ben altre risposte", hanno dichiarato Marco Vannucci, segretario generale UIL FP Genova, e Marco Deidda, segretario aziendale del Galliera. I sindacalisti hanno sottolineato come un presidio sanitario si stia trasformando sempre più spesso in un "Far West", ribadendo la necessità di ripristinare i posti di polizia H24.
La UIL FP ha inoltre espresso netta contrarietà a soluzioni quali l'introduzione di corsi di autodifesa o l'uso di body cam per il personale. La tutela dei lavoratori, ricordano dai sindacati, non può essere scaricata sulle spalle dei sanitari né affidata al caso: per questo si chiedono interventi immediati e concreti da parte delle istituzioni competenti per evitare conseguenze ben più gravi.
La psichiatria supera il Pronto Soccorso
La Psichiatria emerge come il fronte più delicato delle aggressioni agli infermieri, superando l'emergenza-urgenza. Uno studio del 2025 su Healthcare attribuisce ai servizi psichiatrici il 36,2% degli episodi analizzati, contro il 33,4% del Pronto Soccorso. Gli infermieri rappresentano il 76,6% dei professionisti coinvolti e la violenza verbale pesa per il 51,2%. Antonio De Palma, presidente nazionale Nursing Up, sottolinea come questi numeri rompano lo schema comune che associa le aggressioni solo al Pronto Soccorso, chiedendo di non considerare questo rischio inevitabile.
Lo studio Behind the white coat (2025) rileva che il 41,1% degli aggressori presentava una diagnosi psichiatrica o un deficit neurocognitivo. De Palma chiarisce che l'obiettivo non è stigmatizzare i pazienti fragili, ma riorganizzare i servizi per affrontare la complessità di chi assiste la stessa persona che l'ha aggredito.
Preoccupa poi il "sommerso". Una ricerca norvegese pubblicata sul Nordic Journal of Psychiatry mostra che, a fronte di un 93% di operatori che riferisce violenze, solo il 7% delle minacce viene segnalato formalmente. Per De Palma, l'empatia verso la sofferenza del paziente non deve trasformarsi nella normalizzazione del pericolo o nella rinuncia alla sicurezza.
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