I capolavori di Bernardo Strozzi nei Musei di Strada Nuova

di Giulia Cassini

Dal 31 ottobre al 2 febbraio un nucleo di opere scelte a Palazzo Bianco

In parallelo alla monografica su Bernardo Strozzi di Palazzo Lomellino, i Musei di Strada Nuova propongono un percorso dedicato all’artista, uno tra i principali pittori genovesi del Seicento, nato Pizzorno e divenuto Fra Antonio. Sul perché cambi il cognome in Strozzi non c’è completa chiarezza, ma con buona probabilità dovrebbe riguardare l’uscita dal convento tra il 1608 e il 1609 e potrebbe essere ricondotto alla necessità di una nuova identità da secolare o per ragioni giudiziarie. Fatto sta che il suo genio viene ripercorso dal 31 ottobre, tramite un nucleo di opere altamente significative, a Palazzo Bianco con 12 capolavori frutto dell’attività dell’artista a Genova (il periodo d’oro di Strozzi dal 1611 circa).

La maggior parte dei lavori esposti proviene dalla quadreria della famiglia Brignole Sale –precisa Margherita Priarone curatrice della rassegna con Raffaella Besta e Piero Boccardo – evidenziando le maggiori correnti dai preziosismi manieristi sui modelli toscani come la “Carità Cristiana” o dal naturalismo di impronta caravaggesca fino a un uso del colore puro”. Celeberrimi soprattutto due lavori: la “Cuoca” e il “Pifferaio” che era già stato l’immagine simbolo di una esposizione nel 1995.

Ci sono diverse chicche nel percorso espositivo, come la scritta autografa dipinta sul libro retto da “La Madonna con Gesù Bambino e San Giovannino” oppure la simbologia della grande opera “Santa Cecilia” con la donna seduta dallo sguardo rivolto al cielo e in mano violino e stecca tra pathos religioso e credo verista. “In mostra anche un’importante selezione di disegni dell’artista – fa notare l’assessore comunale Barbara Grosso all'inaugurazione – carte preziose raramente esposte al pubblico per svelare l’immediatezza del processo creativo di Strozzi e la sua capacità di carpire già nella fase progettuale i giochi di luce e colore che si vedono chiaramente nelle tele”.

Per quanto concerne la tecnica di Strozzi generalmente applicava il colore per stesure sovrapposte, tanto che si nota la compresenza spesso di elementi materici variegati: impasti corposi, zone povere di materia e sottili velature. La rapidità dell’esecuzione nei rialzi di luce sugli incarnati è un altro tratto caratteristico. L’esposizione rimarrà aperta fino al 2 febbraio 2020 in biglietto congiunto con la mostra di Palazzo Lomellino a 15 euro.
Informazioni al numero 0105574884.