La Tempesta tra illusione e perdono incorona un grande Eros Pagni

di Giulia Cassini

Alla Corte fino al 19 gennaio la regia di Luca De Fusco e Gaia Aprea nel doppio ruolo di Ariel e Calibano stregano il pubblico

E' l'isola che non c'è "La Tempesta" di William Shakespeare scritta tra il 1610 e il 1611 e riportata in vita dal regista Luca De Fusco in un incastro di allucinazioni che si avvicinano e si respingono nella dimensione più complicata dell'uomo, nel caso specifico la testa del mago Prospero, magistralmente interpretato da Eros Pagni ed ambientato in una surreale biblioteca. "La tempesta" in scena al Teatro della Corte sino al 19 gennaio è quella interiore, che attrae irrefrenabilmente. 

Nella trama Prospero, naufragato sull'isola deserta che ha condiviso per 12 anni con la figlia Miranda, lo spirito Ariel e il selvaggio Calibano, è dedito alle sue arti per vendicarsi del re di Napoli e del fratello Antonio che lo hanno spodestato, e pensando alla facile vendetta arriverà ben presto al (difficile) perdono. Il potere, il pensiero della morte, la stessa lotta tra i vari volti della sua personalità rendono incandescente il ruolo del protagonista Prospero che diventa ben presto universale.  Si fanno i conti con le fobie dei lati oscuri della vita che emergono di volta in volta, ma anche con una riflessione sullo stupore dell'uomo verso i fenomeni naturali e le grande prove o i giri di boa della vita, che accomunano principi e dominatori ai comuni mortali. "Prospero arriva alla fine chiedendo perdono al prossimo se qualcosa nella sua vita ha offeso il prossimo -spiega Eros Pagni-  un atto di grande coraggio, di grande cultura e modernità".  

Con l'uso della tecnologia il regista De Fusco trasforma il lavoro shakesperiano in un commiato alla vita che sottolinea il ruolo dell'opera-testamento del drammaturgo, l'ultima interamente sua, ed anche in un deciso sorpasso dell'etica novecentesca e dei suoi valori cardine. In senso lato potrebbe rappresentare lo spaesamento della cultura del vecchio continente rispetto a un mondo sempre più complesso e conflittuale, ma è anche quella frase iconica e poetica che resta scolpita nella memoria: " Siamo fatti della stessa materia dei sogni e la nostra minuscola vita è contenuta in un sogno". 

Gaia Aprea, altra prima parte inondata dagli applausi finali come Eros Pagni, svolge in realtà in modo convincente due ruoli fondamentali: Ariel e il selvaggio Calibano, talmente distanti per indole e caratterizzazione da sembrare degli antichi Jekyll e Hyde. "E' un grande sogno, lo spazio è rappresentato da una biblioteca che simboleggia la mente di Prospero - dice Gaia Aprea - in questo contesto interpreto lo spirito del bene e del male, cioè Ariel e Calibano. Grazie alla regia porto in scena entrambi i personaggi con una maschera. Il mio volto riprende così le fattezze di Prospero, a simboleggiare come non esista alcun tipo di distacco".

Lunghi applausi alla prima dell'8 gennaio per tutto il cast che ha sorretto l'ottima riuscita dello spettacolo, per Alessandro Balletta, Silvia Biancalana, Paolo Cresta, Gennaro Di Biase, Gianluca Musiu, Alessandra Pacifico Griffini, Alfonso Postiglione, Carlo Sciaccaluga, Francesco Scolaro, Paolo Serra, Enzo TurrinPiace, e molto, la musica originale di Ran Bagno. C'è anche un appuntamento a ingresso libero: l'incontro con Eros Pagni e con gli attori de La Tempesta con l'intervento di Silvana Zanovello nel Foyer del Teatro della Corte giovedì 16 gennaio alle 17.