L'allarme dal San Martino: "La richiesta online di alcolici cresciuta del 425%"

di Alessandro Bacci

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I dati inquietanti dopo un anno di pandemia. Testino: "L'età media dei malati di cirrosi epatica è calata di dieci anni"

Nell'ultimo anno l'abuso di alcol è aumentato a livelli veriginosi. La pandemia, il lockdown, la crisi economica e le difficoltà anche a livello psicologico hanno accentuato il problema . Durante la pandemia i dati sull'alcol sono aumentati in modo significativo, sia per le persone che consumavano alcol in modo moderato, che per gli alcolisti. "Dopo 365 giorni di infezione Covid possiamo avere le idee più chiare su alcuni fenomeni che riguardano gli stili di vita, in modo particolare il consumo di alcol."- afferma Gianni Testino primario del centro alcologico dell'Asl3 di Genova -  "L'Istituto Superiore di Sanità ci ha fornito dei dati precisi e attendibili: il primo dato che ci ha subito allarmato riguarda quello del consumo di bevande alcoliche attraverso la richiesta online.  Sicuramente i consumi dei bar, dei ristoranti sono calati in modo drammatico, mentre la richiesta online è aumentata di circa il 425%. Un altro dato scientifico evidenzia che un 30% della popolazione che beveva, definita a "basso rischio" (per le donne un consumo al di sotto di 2 unità alcoliche al giorno e per l'uomo al di sotto delle 3/4 unità alcoliche al giorno) ha superato questi limiti. Un altro dato che ci preoccupa è che quelle persone che già consumavano alcol e non erano alcol dipendenti, il 60% di queste persone è scivolato in consumi che potrebbero far pensare in futuro a un aumento, particolarmente significativa nelle dipendenze e per questa ragione noi diciamo sempre che con il Covid diventa un'opportunità rivedere i propri stili di vita."

I dati allarmanti, però riguardano anche le cirrosi epatiche: "È quello più grave perchè la malattia del fegato è la prima causa di malattia e di morte per i soggetti che sono dipendenti dall'alcol e in questi anni abbiamo un dato che ci deve far riflette: dieci anni fa i ricoverati per cirrosi epatica variavano fra i 60/65 anni, mentre negli ultimi anni questa età media è scesa ai 50/55 anni. Ma oggi c'è una nuova modalità di consumo di bevande alcoliche, soprattutto il consumo di bevande alcoliche associato alle sostanze stupefacenti come la cannabis, le sostanze sintetiche per i ragazzi e, in più il fatto che i nostri giovani iniziano a bere tra gli 11 e 14 anni. Per questa ragione, l'età media delle cirrosi si è ulteriormente abbassata e abbiamo notato che nei primi due mesi del 2021, come il 23% dei nostri pazienti avesse già la cirrosi epatica ma il dato più allarmante è che la data media di questo 23% varia tra i 33 e i 35 anni, sono persone che hanno iniziato a bere in una fase precoce, associando l'alcol ad altre sostanze stupefacenti, in particolare quelle sintetiche. La cirrosi epatica se non viene curata, e il primo atto della cura è smettere immediatamente di bere, può complicarsi con segni e sintomi che riducono di molto la qualità della vita, creano frequenti ricoveri in ospedale e al trapianto di fegato. Anche in Liguria la prima causa del trapianto di fegato è l'alcol, sopratutto se l'alcol viene associato a problemi metabolici o sostanze stupefacenti."

Cosa bisogna fare? "Bisogna cercare di identificare precocemente questi casi di cirrosi epatica, quando ancora non manifestano sintomi particolarmente gravi, perchè può diventare un atto molto importante per modificare la propria vita. Il problema è proprio la diagnosi, perchè è difficile che una persona ammetta di avere la cirrosi epatica, ma è difficile anche per i medici, perchè la cirrosi epatica presenta i primi sintomi quando la situazione è già grave e anche gli esami di laboratorio non sono particolarmente significativi. La letteratura scientifica dice che i casi di cirrosi epatica da alcol sono quelli più tardivi e, talvolta anche gli operatori sottostimiamo il consumo di alcol."

Un consiglio per chi consuma abitualmente alcol? "Prima di tutto non si devono vergognare perchè 36 milioni di italiani bevono e, una parte di essi potrà sviluppare delle malattie o dipendenza da alcol, diventare schiavi. Nella nostra Regione ci sono servizi che si occupano di questo e il primo passo che bisogna fare è essere consapevoli di avere un problema con l'alcol perchè gli aiuti ci sono e talvolta sono aiuti anche faticosi, perchè le persone non possono pensare che gli operatori mettano a disposizione delle attività "miracolistiche", ma devono impegnarsi loro stessi, mettendosi in gioco insieme alle famiglie."

Dopo un 2020 estremamente complicato cosa accadrà nel 2021? "Spero che con la vaccinazione si possa tornare a uno stile di vita "normale". Il 2021 metterà in evidenza i guai del 2020, come stiamo vedendo in questi mesi e molte famiglie cominceranno a notare dei problemi che staranno emergendo, sia per consumo di alcol, sia per sostanze stupefacenti ma anche per il gioco d'azzardo che sta aumentando."

Ma quali sono i modi per uscire da questi problemi? "Quando la cirrosi è già presente, l'unico modo per contenere i danni è smettere di bere - spiega Patrizia Balbinot oss del centro alcologico dell'ospedale San Martino - Sembra molto semplice ma in realtà non lo è. Oltre alla farmacologia e alla psicoterapia, l'arma vincente per riuscire a smettere di bere è la frequentazione di gruppi di aiuto, dove sono tutti percorsi spirituali, di alcolisti anonimi o per chi usa alcol e sostanze le associazioni di narcotici anonime, all'interno sono tutti percorsi spirituali di consapevolezza di sè stessi, del problema ed è molto lungo, può durare anche tutta la vita a seconda delle persone. L'obiettivo da raggiungere è entrare in astensione e successivamente in sobrietà, ma la parola "consapevolezza" significa liberare l'uomo dalle gabbie della mente, dalle illusioni di queste sostanze e l'illuminazione del problema, nei gruppi in cui si ha la condivisione del problema dell'altro per affrontarlo e cioò permette di migliorare la vita dei pazienti, ma anche delle famiglie. All'Ospedale San Martino hanno aperto 5 gruppi di alcolisti e le persone vanno volentieri, forse perchè si trovano all'interno dell'ospedale e questo permette una maggiore adesione da parte degli alcolisti.