Genova, tassa sugli imbarchi: Tar dà ragione al Comune, respinto ricorso degli operatori marittimi e portuali
di R.P.
La misura prevede un pagamento di 3 euro per ogni passeggero che si imbarca a Genova, con l’eccezione dei residenti nel capoluogo ligure e nelle isole
La tassa sugli imbarchi introdotta dal Comune di Genova supera il primo esame davanti alla giustizia amministrativa. Il Tar della Liguria ha infatti respinto il ricorso presentato dagli operatori del settore marittimo e da un cittadino, confermando la validità del provvedimento approvato da Palazzo Tursi.
La misura prevede un pagamento di 3 euro per ogni passeggero che si imbarca a Genova, con l’eccezione dei residenti nel capoluogo ligure e nelle isole. Il contributo non riguarda soltanto il traffico crocieristico, ma anche i passeggeri dei traghetti.
A contestare il provvedimento erano state Assarmatori, Assagenti, Gnv, Moby e Stazioni Marittime, insieme a un residente di Milano. Nel procedimento è intervenuta anche l’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale.
Il tribunale: il tributo è legittimo - La seconda sezione del Tar ha esaminato le diverse contestazioni avanzate contro la tassa, arrivando a escludere le violazioni prospettate dai ricorrenti.
Uno dei punti discussi riguardava la natura stessa del contributo. Per i giudici non si tratta di una semplice maggiorazione legata necessariamente a un altro tributo, ma di una specifica fattispecie tributaria. Il fatto che venga chiamata “addizionale”, dunque, non impedisce al Comune di applicarla autonomamente.
Il Tar ha inoltre escluso un contrasto con la normativa europea sui servizi portuali e ha ritenuto infondate anche le contestazioni legate alla libera circolazione.
Perché il Comune ha mantenuto la tassa - Nel ricorso veniva sostenuto che l’amministrazione avrebbe potuto rinunciare al nuovo tributo dopo aver aumentato le aliquote Irpef, dal momento che l’obiettivo economico collegato all’accordo con lo Stato sarebbe stato, secondo i ricorrenti, già raggiunto.
La sentenza ricostruisce però una situazione differente. Le due misure fiscali, secondo il Tar, dovevano essere utilizzate insieme per rispettare gli impegni previsti dall’accordo e ottenere il relativo sostegno statale.
I numeri riportati nella pronuncia mostrano inoltre che tra il 2022 e il 2024 il Comune non aveva raggiunto complessivamente i 24,9 milioni di euro annui previsti.
Da qui, secondo i giudici, la permanenza delle ragioni alla base dell’imposta. Nel provvedimento comunale veniva infatti richiamata la situazione finanziaria dell’ente e l’aumento delle spese in comparti come viabilità, istruzione e servizi sociali.
Nessuna consultazione obbligatoria con il porto - Gli operatori avevano contestato anche il mancato coinvolgimento preventivo dell’Autorità portuale e delle compagnie di navigazione.
Anche questo argomento non è stato accolto. Il Tar ha spiegato che le norme sulla partecipazione non trovano applicazione quando l’amministrazione procede all’adozione di atti di carattere normativo.
Il Comune, quindi, non era obbligato a coinvolgere preventivamente gli operatori interessati prima di approvare la misura.
Residenti esentati: per il Tar non c'è una discriminazione - Un'altra questione riguardava l’esenzione prevista per i residenti a Genova e nelle isole.
Secondo il tribunale, questa differenziazione non costituisce un ostacolo alla libera circolazione dei servizi. Il contributo, infatti, viene richiesto ai viaggiatori e non alle società che gestiscono il trasporto marittimo.
Inoltre, la sentenza sottolinea che residenti e non residenti non si trovano nella stessa situazione, esistendo una differenza oggettiva tra le due categorie.
Sono state respinte anche le altre obiezioni di natura costituzionale, comprese quelle relative alla riserva di legge e alla capacità contributiva.
La partita, però, potrebbe continuare - La pronuncia del Tar non chiude necessariamente la vicenda.
Assarmatori, dopo la sentenza, ha comunicato che esaminerà nel dettaglio le motivazioni dei giudici prima di decidere se rivolgersi al Consiglio di Stato.
Il contenzioso potrebbe quindi proseguire in secondo grado.
Quanto vale la misura per le casse comunali - Nel frattempo, Palazzo Tursi ha già inserito le entrate derivanti dal contributo nelle proprie previsioni finanziarie.
Per il 2026 l'obiettivo è raccogliere circa 3,5 milioni di euro, considerando un avvio nel mese di giugno e quindi senza applicare il contributo ai titoli di viaggio già venduti.
Dal 2027, con la piena operatività per l'intero anno, il gettito previsto sale a 5,7 milioni di euro annuali.
La riscossione richiederà comunque una convenzione con i soggetti che operano nel sistema portuale.
Dalla vecchia delibera al nuovo scontro - La tassa non nasce con l'attuale amministrazione. La sua introduzione era già contenuta nell'accordo siglato nel 2022 tra il Comune e il Governo.
La precedente giunta aveva approvato nel febbraio 2025 una delibera per renderla operativa, ma il provvedimento non era poi entrato concretamente in funzione.
Con la nuova amministrazione la misura è stata nuovamente inserita nel bilancio e il confronto con il settore portuale si è trasformato in un vero e proprio scontro.
La contrarietà è arrivata anche dall'opposizione di centrodestra e dall'ex sindaco Marco Bucci, oggi presidente della Regione, che aveva espresso preoccupazioni sulle possibili conseguenze per i flussi turistici.
Parallelamente, il confronto avviato dal Comune con il mondo portuale non ha portato a un'intesa e la vicenda è approdata davanti al Tar.
Anche la Corte dei conti era stata coinvolta - Mentre il ricorso amministrativo era ancora pendente, era stato presentato un esposto alla Corte dei conti, con trasmissione anche alla Procura della Repubblica.
Al centro della segnalazione c'era il mancato incasso della tassa. L'ammontare indicato nell'esposto era di circa 17 milioni di euro riferiti ai due anni precedenti, a cui si sarebbero aggiunte le somme non riscosse successivamente.
Il Comune aveva comunque scelto di procedere con l'applicazione del tributo anche dopo una comunicazione del Ministero dell'Interno arrivata nel dicembre scorso.
In quella comunicazione Palazzo Tursi veniva considerato inadempiente, mentre la richiesta di modificare gli impegni avanzata dalla precedente amministrazione Bucci-Piciocchi era stata giudicata inammissibile.
Per la sindaca Salis, la prosecuzione del percorso era legata alla necessità di tutelare le risorse e gli interessi finanziari della città.
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