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Genova, nuovo stop al piano per aumentare le spiagge libere

di Fabio Canessa

La mareggiata e il rinvio della Bolkestein fermano il Proud. I balneari: "Ecco la nostra alternativa"

Anche quest’anno nessuno toccherà il litorale di corso Italia. Rinviata a data da destinarsi la rivoluzione per aumentare le spiagge libere, anche se un documento approvato in extremis dalla giunta Doria, il cosiddetto Proud, imporrebbe di farlo in base a una legge regionale del 2008. “Era tutto pronto, ma la mareggiata ha scombussolato la linea di costa. Dobbiamo rifare i disegni”, fa sapere l’assessore all’urbanistica Simonetta Cenci.

A esultare sono ovviamente i balneari. Che, dopo i danni dell’ultimo inverno e la sospensione della direttiva Bolkestein, possono mantenere tutti gli arenili in concessione.

Infuriate le associazioni dei consumatori. “La mareggiata aveva messo finalmente il dito nella piaga, evidenziando costruzioni incongrue in prossimità del mare – attacca Stefano Salvetti, presidente ligure di Adiconsum –. Era l’occasione per spazzare via tutto e realizzare strutture facilmente amovibili. Invece si prende l’occasione per fermare tutto”.

Ma a stoppare il Proud è anche la sospensione della direttiva Bolkestein: altri 15 anni di proroga decisi dal Governo per venire incontro ai balneari, pur col rischio di una procedura d'infrazione europea, come ammesso dallo stesso ministro Centinaio. "Se non fai caducare le concessioni è chiaro che tutto il lavoro svolto rimane sul tavolo, a meno che non si abbia il coraggio di fare espropri per pubblica utilità", commenta Salvetti.

Il progetto di riutilizzo del demanio marittimo era nato per sanare un’anomalia tutta genovese. L’obiettivo sarebbe stato passare dal 10% al 40% di spiagge libere o libere attrezzate. Come? In pratica mangiucchiando ai gestori qualche striscia qua e là fino a raggiungere la quota prevista dalla legge. Il Comune aveva già iniziato una serie di incontri con imprese e consumatori, poi il maltempo e la proroga delle concessioni hanno fermato la pratica.

Dai balneari arriva però una proposta alternativa. Creare spiagge dove non ci sono.We have a dream – esordisce Gianni Bazzurro del sindacato di categoria – abbiamo il sogno di dare una spiaggia ai genovesi”. Indica lo specchio d’acqua di San Giuliano, dove gestisce uno stabilimento: “Si potrebbero costruire due pennelli in questo golfo, creare una diga soffolta e intensificare gli apporti di materiale per consentire ai cittadini di usufruire del mare 365 giorni all’anno”.

“Noi siamo pronti a collaborare su qualsiasi progetto, anche economicamente, magari legando gli investimenti alla durata delle concessioni – rilancia Maurizio Puccio che rappresenta il consorzio di corso Italia – mentre riteniamo che limitarsi ai ripascimenti stagionali sia poca cosa. E attendiamo di vedere restituita alla gente l’area del cantiere per lo scolmatore del Fereggiano, anche lì dovrà essere creata un’importante spiaggia libera”.

Ma Adiconsum storce il naso. “Devono essere soluzioni compatibili coi problemi di erosione costiera. Noi vogliamo alternanza tra spiagge libere e stabilimenti balneari: è una richiesta utopica? Francamente no, si è esagerato troppo in questo paese. Noi siamo molto amareggiati: abbiamo trovato la stessa indifferenza in entrambi gli schieramenti, attenti solo alla potente lobby dei balneari anziché ai problemi dei cittadini”, conclude Salvetti.

Fabio Canessa