Carcere Marassi: trovato cellulare, detenuti aggrediscono due agenti e li mandano all'ospedale. Sventato anche tentativo di evasione

di R.C.

3 min, 33 sec

Due agenti penitenziari feriti, con prognosi di 30 e 7 giorni. Trovate due seghe lanciate dall'esterno e avvolte in asciugamani

Carcere Marassi: trovato cellulare, detenuti aggrediscono due agenti e li mandano all'ospedale. Sventato anche tentativo di evasione

Ancora violenza nel carcere di Marassi, a Genova. Due agenti della Polizia Penitenziaria sono stati aggrediti nella giornata di ieri all'interno della prima sezione della Casa Circondariale, durante un intervento per il sequestro di un telefono cellulare detenuto illegalmente.

Secondo quanto riferito dal SAPPE, nel corso di un controllo gli agenti avrebbero rinvenuto un telefono all'interno di una cella. Al momento della richiesta di consegnare l'apparecchio, i due detenuti presenti avrebbero reagito con una violenta resistenza, arrivando ad aggredire fisicamente i poliziotti.

Il bilancio dell'episodio è di due agenti feriti: uno ha riportato una prognosi di 30 giorni, l'altro di 7.

A denunciare l'accaduto sono Vincenzo Tristaino, segretario nazionale del SAPPE per la Liguria, e Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.

«È l'ennesimo grave episodio che si verifica a Marassi e che conferma come il personale sia quotidianamente esposto a rischi sempre più gravi – sottolinea Tristaino –. Non possiamo continuare a considerare tutto questo come ordinaria amministrazione».

Il problema dei cellulari in carcere - L'episodio riaccende anche il tema dell'introduzione e dell'utilizzo dei telefoni cellulari negli istituti penitenziari. Un fenomeno che, secondo il SAPPE, rappresenta una delle principali criticità per la sicurezza delle carceri.

«Ogni giorno la Polizia Penitenziaria sequestra telefoni cellulari, smartphone e schede SIM nelle carceri italiane – afferma Capece –. È ormai evidente che questi strumenti rappresentino un formidabile mezzo per mantenere contatti con l'esterno, organizzare traffici e attività criminali e gestire affari illeciti direttamente dalle celle».

Per il segretario generale del sindacato, però, non è sufficiente intervenire dopo il ritrovamento dei dispositivi. La richiesta è quella di un piano nazionale in grado di impedirne concretamente l'utilizzo all'interno degli istituti.

«Non basta sequestrarli dopo che sono entrati: bisogna impedire che possano funzionare», sostiene Capece, chiedendo «sistemi tecnologici di schermatura e neutralizzazione dei segnali, investimenti immediati e una strategia nazionale seria».

"Servono più uomini, strumenti e tecnologie" - Il SAPPE chiede quindi un cambio di passo al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, con maggiori investimenti sia sul fronte del personale sia su quello delle tecnologie.

«Marassi è ormai un simbolo di una situazione che non può più essere sottovalutata – concludono Tristaino e Capece –. Servono maggiori investimenti economici ed umani dal Ministero per garantire più sicurezza, più personale e tecnologie adeguate».

Il sindacato esprime infine solidarietà ai due agenti feriti e torna a sottolineare che la sicurezza degli istituti penitenziari non può dipendere soltanto dalla professionalità e dal coraggio degli appartenenti alla Polizia Penitenziaria.

«Lo Stato ha il dovere di fornire uomini, strumenti e tecnologie adeguate», ribadisce il SAPPE, chiedendo interventi concreti prima che un nuovo episodio di violenza possa avere conseguenze ancora più gravi.

Sospetto tentativo di evasione, trovate due seghe lanciate dall'esterno - Due seghe avvolte in altrettanti asciugamani sono stati ritrovati dentro la cinta muraria del carcere di Marassi. Una è stata trovata sul camminamento del muro di cinta e l'altra all'interno dell'intercinta.
    "Un episodio gravissimo sul quale sono in corso le necessarie indagini e gli accertamenti - scrive Fabio Pagani,rappresentante della Uil Fp Pp -. Non siamo più di fronte a episodi che possono essere derubricati a semplici anomalie. Quello che sta accadendo a Marassi rappresenta un allarme gravissimo per la sicurezza dell'istituto e di chi ci lavora. Il ritrovamento di questi oggetti nel perimetro carcerario deve far scattare immediatamente una riflessione seria sulle modalità con cui viene garantita la sicurezza".
    "Se qualcuno riesce a far arrivare e occultare strumenti di questo tipo all'interno del perimetro di un carcere, significa che qualcosa nel sistema di prevenzione e controllo non sta funzionando come dovrebbe - conclude Pagani -. Non possiamo aspettare che accada qualcosa di irreparabile prima di intervenire". La Uil Fp Pp punta il dito "contro i vertici dell'Istituto e contro le condizioni di lavoro del personale di Polizia Penitenziaria. Chiediamo che il prefetto intervenga immediatamente. Il perimetro di Marassi deve essere presidiato adeguatamentee la sicurezza dell'istituto devetornare a essere una priorità assoluta. Servono rinforzi, servono uomini e misure straordinarie. Non servono più promesse, riunioni o parole di circostanza ma decisioni e interventi immediati

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