Addio a Sandro Mazzola: bandiera dell'Italia e dell'Inter, fu dirigente del Genoa con Spinelli

di steris

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E' mancato a 83 anni. Vinse tutto in nerazzurro da calciatore e da dirigente affiancò il neopresidente del Genoa, prima di tornare all'Inter di Moratti junior

Addio a Sandro Mazzola: bandiera dell'Italia e dell'Inter, fu dirigente del Genoa con Spinelli

È morto a 83 anni Sandro Mazzola, bandiera e simbolo dell’Inter e uno dei protagonisti assoluti della Grande Inter. A dare l’annuncio è stato il club nerazzurro con un lungo comunicato: «È stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra».

Con Mazzola scompare una delle figure più rappresentative del calcio italiano. «Quanto è difficile trovare le parole migliori per salutare chi ha scritto la storia in maniera indelebile e senza precedenti», scrive l’Inter nel ricordo dedicato al suo storico numero 10.

Mazzola entrò nel mondo nerazzurro da bambino e non ne uscì più. Aveva appena otto anni quando iniziò a vestire la maglia dell’Inter, seguendo un destino segnato dal calcio e dal peso del cognome. Suo padre Valentino morì nella tragedia di Superga nel 1949, quando Sandro aveva poco più di sei anni.

La sua ascesa in prima squadra arrivò nel 1961. Il 10 giugno, nella sfida tra Juventus e Inter, il club nerazzurro schierò la formazione Primavera per protesta: tra i giovani c’era anche Mazzola, che a soli 18 anni segnò il suo primo gol in Serie A, su calcio di rigore.

Da quel momento iniziò una carriera destinata a entrare nella leggenda. Sotto la guida di Helenio Herrera, Mazzola divenne uno dei simboli della Grande Inter, la squadra capace di conquistare l’Italia e l’Europa negli anni Sessanta insieme a campioni come Sarti, Burgnich, Facchetti, Picchi, Jair, Suárez, Corso e Peiró.

Fu proprio Mazzola a lasciare la sua firma nel primo trionfo dell’Inter in Coppa dei Campioni, nel 1964 contro il Real Madrid. Nel corso della carriera conquistò quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Fu inoltre capocannoniere in Serie A nel 1965, con 17 gol, e in Coppa dei Campioni nel 1964, con sette reti. Nel 1971 arrivò anche il secondo posto nella classifica del Pallone d’Oro, alle spalle di Johan Cruyff.

In Nazionale (nella foto a Marassi il 31 marzo 1973 per Italia-Lussemburgo) fu protagonista delle famose 'staffette' con Rivera, tra cui quelle del Mondiale messicano del 1970, chiuso al secondo posto.

Conclusa la carriera da calciatore, Mazzola rimase nel mondo del calcio e dell’Inter, ricoprendo ruoli dirigenziali e diventando direttore sportivo. Affiancò Aldo Spinelli al Genoa nella seconda metà degli anni Ottanta, nelle primissime fasi dell'esperienza rossoblù dell'imprenditore della logistica, per tornare all'Inter di Massimo Moratti, figlio di Angelo suo primo presidente.Tra le sue intuizioni più celebri ci fu quella che contribuì a portare a Milano Ronaldo, il Fenomeno, scelto dall’Inter e diventato uno dei giocatori più amati della storia nerazzurra.

Una vita interamente legata all’Inter, ai suoi colori e alla sua storia. «Essere ricordato come un bravo uomo, che se la gioca anche quando è impossibile vincere», era il desiderio con cui Mazzola avrebbe voluto essere ricordato.

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