Scolmatore del Bisagno. Giampedrone: "Il materiale estratto non sarebbe adatto al ripascimento. Da valutare l'impatto economico"
di Redazione
La talpa impegnata nello scavo dello scolmatore del Bisagno ha finalmente aumentato la propria velocità di avanzamento dopo aver superato il primo, difficile tratto caratterizzato da una massiccia presenza di argilla. Se dal punto di vista operativo il cantiere sembra aver imboccato una fase più favorevole, emergono però nuove criticità che potrebbero incidere pesantemente sul costo complessivo dell'opera: gran parte del materiale estratto rischia infatti di non poter essere destinata ai ripascimenti delle spiagge, come previsto dal progetto iniziale.
A fare il punto sull'andamento dei lavori è stato l'assessore regionale e soggetto attuatore del commissario di Governo contro il dissesto idrogeologico, Giacomo Giampedrone, che ha illustrato l'attuale situazione del cantiere.
Nei primi mesi di avanzamento la grande talpa aveva incontrato un banco di argilla estremamente compatta e satura d'acqua, una condizione che aveva rallentato drasticamente le operazioni.
"Rischiavamo di non riuscire nemmeno a scavare - spiega Giampedrone -. Procedevamo a una velocità compresa tra i 4 e i 6 metri al giorno. Ora quella fase è stata superata: il terreno è decisamente più stabile e la TBM avanza mediamente tra i 16 e i 18 metri quotidiani, consentendo il montaggio di 7-8 anelli strutturali ogni giorno".
Un'accelerazione significativa che permette al cantiere di lavorare con ritmi molto più vicini a quelli previsti dal cronoprogramma.
Se la velocità della talpa è migliorata, la principale incognita riguarda ora la qualità del materiale portato in superficie.
L'intero piano economico dello scolmatore era stato costruito sulla possibilità di riutilizzare quasi tutti i circa 700 mila metri cubi di rocce e terre di scavo per il ripascimento degli arenili liguri, evitando così gli elevati costi di conferimento in discarica.
Le analisi effettuate finora, tuttavia, raccontano una realtà molto diversa.
"Anche dove il materiale presenta caratteristiche meccaniche migliori - spiega l'assessore - la qualità complessiva non sembrerebbe comunque idonea al ripascimento. Le verifiche sono ancora in corso, ma quanto emerso fino a oggi apre un problema importante sia sotto il profilo economico sia per l'individuazione dei siti dove conferire il materiale".
Secondo le prime stime, soltanto una quota limitata delle terre di scavo potrà essere recuperata.
"Nel migliore dei casi - evidenzia Giampedrone - riusciremo a riutilizzare tra il 30 e il 40% del materiale. Tutto il resto dovrà essere gestito come rifiuto, con un impatto economico completamente diverso rispetto alle previsioni iniziali".
Una prospettiva che rischia di modificare sensibilmente il quadro finanziario dell'intervento.
Nel frattempo il cantiere ha già prodotto oltre 100 mila metri cubi di materiale e la struttura commissariale ha avviato la revisione del Piano di Utilizzo delle Terre (PUT), documento che dovrà ridefinire modalità di gestione e destinazione degli scavi.
Le difficoltà geologiche, però, potrebbero non essere terminate.
Secondo i rilievi effettuati, tra circa 300 e 400 metri la TBM dovrebbe incontrare un nuovo tratto caratterizzato da una consistente presenza di argilla, molto simile a quella che aveva rallentato l'inizio dei lavori.
"Temiamo di ritrovarci nelle stesse condizioni affrontate nei primi mesi - afferma Giampedrone -. Potrebbero alternarsi giornate di avanzamento a periodi di fermo necessari per pulire la fresa, che tende a intasarsi. Inoltre quel materiale non sarà certamente utilizzabile per il ripascimento".
L'auspicio è che, superato anche questo tratto, la macchina possa tornare ad avanzare con velocità superiori ai 20 metri al giorno, recuperando parte dei ritardi accumulati.
Un aggiornamento definitivo è atteso entro la fine dell'estate 2026, quando la struttura commissariale presenterà un cronoprogramma consolidato.
In quella fase saranno quantificati con precisione:
- i metri cubi di materiale da destinare alle discariche;
- gli eventuali extracosti milionari legati allo smaltimento;
- i siti individuati per il conferimento;
- la nuova proiezione economica complessiva dell'opera.
Parallelamente all'attività della TBM, continuano gli interventi sugli altri fronti dello scolmatore del Bisagno.
Nel tratto a monte lo scavo procede con il metodo tradizionale mediante l'utilizzo di esplosivi. Per limitare i disagi ai residenti resta attivo il sistema di avviso via email, attraverso il quale vengono comunicate in anticipo le finestre orarie dedicate alle cosiddette "volate" di mina, concentrate prevalentemente nelle ore serali.
Avanza regolarmente anche il cantiere all'interno dell'alveo del torrente.
"Si tratta di un intervento ancora più complesso rispetto alla galleria, anche se riceve meno attenzione dal punto di vista mediatico - conclude Giampedrone -. In questo caso i lavori stanno procedendo secondo programma".
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