Salviamo almeno il menù: l'avvento imperante del qrcode e l'addio alle pagine cartacee
di Sergio Rossi - Il Cucinosofo
Un tema d'attualità: da Benvenuti in Liguria il mercoledì su Telenord alle tavole estive
Appartengo alla generazione “cartacea”, quella della deforestazione, credo. Ormai tanti anni fa, il digitale è comparso senza troppi entusiasmi per poi dilagare negli ultimi decenni, tanto che oggi se non hai figli o nipoti, per tutti gli accessi vitali, sei fregato.
Ciò non significa che computer, cellulari e tablet non abbiano portato buone innovazioni, ma solo che, ogni tanto, fa bene non perdere di vista la realtà: quella vera, vivibile, concreta, palpabile. E vengo al problema, uno dei tanti.
Di recente molte aziende della ristorazione – dal chiosco sulla spiaggia, fino ai ristoranti raffinati – hanno deciso di abolire il menù per renderlo fruibile on line inquadrando uno di quelle etichette a forma di labirinto che “sono sempre a mezzo come il prezzemolo”, direbbe mia nonna. Arrivi al banco del chioschetto, chiedi cosa si possa mangiare e una giovane, dal viso dolce e i modi gentili, ti dice: «Se vuol consultare il menù può usare il qrcode che vede qui».
Premesso che va benissimo l’innovazione, quasi altrettanto bene l’autonomia – tipo banca, che ormai ciascuno di noi fa il bancario – almeno sul cibo non facciamoci prendere la mano: se c’è una cosa che ha bisogno di contatto umano è proprio la cucina spiegata a chi la gusterà. Ora, che i giovani, con quattro ditate sul cellulare, diano una sbirciata veloce al menù, è più che plausibile, ma che un maturo, o attempato, debba scornarsi a fotografare il labirinto, che però se non hai l’applicazione non lo puoi fare, e allora vai a cercare come si fa, oppure fatti dare del coglione da un ragazzetto lì a fianco – che lo pensa ma non lo dice, perché è educato – e voilà: hai il menù sullo schermo, forse è un po’ troppo.
E non è finita: quando ben hai letto il menù e arriva il cameriere, vorrai chiedere qualche spiegazione sui piatti? Dagli di nuovo: si è spento lo schermo, sei uscito dall’applicazione, ti incavoli come una bestia perché non ricordi più quali piatti ti incuriosivano: insomma, diventa una gran rottura di attributi che poco ha a che fare con il piacere di uscire a pranzo o a cena.
E allora come fare? Semplice: metti pure in bella vista tutti i labirinti che ti pare e, se ti fa piacere, vantati con orgoglio di quel tuffo nel futuro, ma tieni qualche copia cartacea a portata di mano, oppure vieni direttamente al tavolo a raccontare che cosa faticano a fare in cucina: perché hanno scelto certe pietanze, fatto la spesa, pulito, lavato e lavorato ogni ingrediente e, infine, cucinato quanto necessario per farti stare bene.
Che alla fine, se uno va al ristorante o in trattoria, lo fa per mangiare bene e stare bene, non per farsi del sangue marcio col telefono, che magari ha già tenuto in mano tutto il giorno. Lo so bene che in tanti guardano più lo schermo che il piatto anche al ristorante, ma non vale per tutti e, forse, oltre al tuffo nel futuro, ogni tanto ci starebbe bene un ritorno alla realtà, prima che un black out totale ricordi a tutti noi che quella roba lì non si mangia e neppure sfama la gente, ma solo gli appetiti virtuali.
Se esistono, perché il virtuale non c’è, senno sarebbe reale…
Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci sul canale Telenord, su Whatsapp, su Instagram, su Youtube e su Facebook.
Tags:
menu qrcode cucinosofoCondividi:

