Ponte Morandi, al via la demolizione delle case. I comitati: "Nuove indagini su amianto"

di Fabio Canessa

Giù il civico 10 di via Porro senza esplosivo. Bucci: "Best option per le pile resta il 24 giugno"

Sono iniziate le operazioni per la demolizione delle prime case di via Porro, sotto i monconi di Ponte Morandi. Alle 16.35 la pinza idraulica ha iniziato a maciullare il cemento della casa al civico 10 di via Porro, il primo dei palazzi che saranno abbattuti prima della demolizione delle pile 10 e 11 che avverrà con esplosivi. In azione una maxi gru della ditta Omini, una delle aziende dell'Ati di demolitori. Un 'cannone' ha sparato acqua nebulizzata sul palazzo per contenere le polveri.

Via Fillak è chiusa dalle 9 del mattino. Alcuni camion hanno depositato grandi contenitori per raccogliere le ultime masserizie ancora presenti all'interno delle palazzine interessate dalla demolizione.

"Sarò il primo a entrare nella zona dopo l'esplosione che demolirà le pile, per dimostrare che va tutto bene". Lo ha detto il sindaco e commissario per la ricostruzione Marco Bucci parlando, a margine di un evento all'università, del 'pericolo polveri' dopo la demolizione con esplosivo delle pile est dell'ex viadotto Morandi paventato da alcuni.

"Per adesso - ha detto - la best option per la demolizione del ponte è il 24 giugno: lo sgombero sarà fatto dalle 7 alle 22, prevediamo l'esplosione tra le 9.30 e le 10 di mattina. L'invito ai cittadini è stare fuori Genova se hanno la possibilità. Per chi non può, garantiremo un ricovero, i pasti, ci sarà la possibilità del rientro in serata verso le 22".

"Prevediamo tantissime misure per ridurre il rischio polveri - ha detto ancora Bucci -, l'acqua sarà erogata prima dell'esplosione per fare una cascata iniziale, poi verrà gettata acqua sotto, i detriti cadranno su delle trincee d'acqua. Infine le lance spareranno acqua a contorno. Le simulazioni prevedono che dopo quattro ore dall'esplosione ci sarà lo stesso livello di polveri rispetto a prima dell'esplosione. Ma noi faremo rientrare la gente dopo 12 ore e io sarò il primo a entrare nella zona per dimostrare che va tutto bene".

Intanto il Comitato Liberi Cittadini di Certosa e l'Osservatorio Nazionale Amianto (Ona) hanno integrato per la seconda volta l'esposto-querela presentato in Procura a Genova lo scorso 20 febbraio 2019 per chiedere maggiori controlli sull'uso degli esplosivi in relazione alla demolizione della Pila 8 dell'ex viadotto Morandi.

Nel documento il comitato chiede "l'apertura di nuove indagini sull'uso dell'esplosivo per l'abbattimento delle pile 10 e 11". Secondo Ona e il Comitato di Certosa "la popolazione, nonostante la presenza di date ufficiose riguardo l'esplosione del ponte, non sarebbe stata messa a conoscenza adeguatamente di questa intenzione e di alcuni temi connessi come l'evacuazione e lo stoccaggio e il trasporto dei detriti delle due pile fatte saltare in aria con la dinamite".

"Al di là di tutte le rilevazioni e le valutazioni - scrive nella nota il presidente di Ona Ezio Bonanni -, temiamo ci sia un grave rischio per la salute dei cittadini e insistiamo perché venga applicato il principio di precauzione e venga rimosso alla radice ogni forma di rischio, con riferimento alle popolazioni investite del crollo del ponte".

Il tema dell'amianto presente nel manufatto, rende impossibile pensare a una "soglia rischio 0" per la popolazione dei due quartieri più vicini al Morandi, Certosa e Sampierdarena. Gli enormi piloni del ponte, inoltre, andrebbero a cadere sul terreno del Parco Ferroviario contenente amianto e altre sostanze cancerogene, così come dimostrano le analisi effettuate sul pietrisco dalla stessa struttura commissariale.

In giornata sono terminate le prove nella ex cava dei Camaldoli per testare le misure mitigative da porre in atto in previsione della demolizione delle pile 10 e 11, e anche gli effetti delle cariche esplosive sugli stralli. I tecnici di Siag, l'azienda incaricata dall'Ati dei demolitori con la collaborazione dell'Esercito, del nucleo artificieri della Polizia di Stato e i volontari di AIB (Associazione Incendi Boschivi) della Protezione Civile hanno eseguito più prove durante l'arco della giornata per testare alcune tecniche straordinarie legate all'abbattimento del viadotto.

Oggi sono stati ripetuti i test per sollevare muri d'acqua utilizzando i new jersey smontati dal viadotto stesso, in questa occasione è stato aggiunto un colorante per misurare l'altezza della colonna generata dall'esplosione. Successivamente sono state effettuate ulteriori prove di taglio dell'acciaio all'interno di alcuni spezzoni di strallo con  le stesse caratteristiche del viadotto Morandi.