Movimento delle Saracinesche, "Sette punti per affrontare questa crisi come comunità"

di Marco Innocenti

L'ideatore Marino Poerio: "Niente prestiti dalle banche. L'unica misura efficace è l'Helicopter Money"

Tutto ha preso il via in un piccolo negozio di Via di Porta Soprana, in una delle tantissime attività che questa crisi sanitaria ha messo e sta continuando a mettere in ginocchio. Il titolare Marino ci accoglie con gentilezza, armato di guanti e mascherina e restando prudenzialmente al di là di un bancone che, in tempi non Covid, sarebbe stato stracolmo di pizze e focacce e che oggi è desolatamente vuoto. Da qui parte il Movimento delle Saracinesche, che in meno di un mese ha già raccolto migliaia di adesioni.

 “L’idea nasce circa due o tre settimane fa – spiega Marino Poerio, ideatore del Movimento – e nasce dalla mia consapevolezza che se non fossi stato io il primo a mettermi in gioco, forse non avremmo trovato una voce e delle idee per tutto quel popolo che io ho chiamato Saracinesche ma che riguarda anche quelle attività che, in realtà, sono delle saracinesche metaforiche come le palestre o gli alberghi, quelle persone insomma che vivono dello stare aperti, dello stare al pubblico. Volevamo far sentire la nostra protesta ma anche la proposta per venirne fuori”.

Da questa crisi, infatti, è nata l’idea di far sentire la propria voce, per chiedere una risposta che non sia quella fin qui prospettata dal governo. Sette punti che vanno dallo stop agli affitti e al pagamento di tasse e contributi al prolungamento della cassa integrazione, dall’azzeramento delle commissioni sulle transazioni via Pos al blocco delle nuove licenze commerciali, fino alla misura più importante, il cosiddetto Helicopter Money.

“Noi diciamo una cosa molto banale, noi non riapriremo in condizioni normali, non lavoreremo per mesi e mesi. Non avremo insomma di che vivere. Per questo chiediamo che lo Stato chieda alla Bce il cosiddetto Helicopter Money, cioè l’accredito diretto di soldi sul conto corrente dei cittadini. Questo permetterebbe a noi che viviamo aperti al pubblico di vivere con dignità. Ma questa nostra proposta riguarda anche tutti gli altri, anche quelli che magari ora non sono ancora toccati da questa crisi ma che presto o tardi lo saranno. Anch’essi dovranno avere bisogno di questa misura, perché noi abbiamo un disperato bisogno che tutti voi stiate bene economicamente, non solo ora ma anche dopo, quando quest’emergenza sarà finita. In un periodo cioè quando probabilmente nessuno avrà la serenità per spendere e consumare”.

Una risposta di comunità, quindi, alla crisi economica innescata dall’emergenza sanitaria, che superi le contrapposizioni sociali e che non sia la risposta alle richieste di sostegno da parte di una o dell’altra categoria. L’obiettivo del Movimento, che in poche settimane ha già raccolto migliaia di adesioni a livello nazionale, è quello di far sentire la propria voce fino a Roma.