Genova, presunti appalti pilotati: nessun arresto per i sette indagati

di Claudio Baffico

2 min, 53 sec
Genova, presunti appalti pilotati: nessun arresto per i sette indagati

Nessun arresto e nessuna misura restrittiva per i sette indagati coinvolti nell'inchiesta sui presunti appalti pilotati in Questura in cambio di regali e favori. La giudice per le indagini preliminari Elisa Campagna ha respinto integralmente le richieste avanzate dalla Procura di Genova, che aveva chiesto due custodie cautelari in carcere e cinque arresti domiciliari nei confronti di funzionari pubblici e imprenditori ritenuti coinvolti nel presunto sistema corruttivo.

La decisione arriva a distanza di molti mesi dall'istanza formulata dalla sostituta procuratrice Patrizia Petruzziello, presentata nel settembre 2025. Gli interrogatori preventivi previsti dalla riforma Cartabia si sono infatti svolti soltanto alla fine di maggio 2026, mentre le perquisizioni nei confronti degli indagati erano scattate già nell'ottobre del 2024.

Secondo il gip, pur in presenza di un quadro indiziario ritenuto significativo, sono venute meno le esigenze cautelari che avrebbero potuto giustificare misure restrittive. Un elemento determinante è rappresentato dai cambiamenti intervenuti nelle posizioni dei principali protagonisti dell'inchiesta. Fernando Colangelo, ex dirigente della Questura di Genova e successivamente della Prefettura, ha infatti raggiunto la pensione, mentre Mario Arado, suo stretto collaboratore, è stato trasferito alla Questura di Savona ed è prossimo al pensionamento.

Per la giudice, proprio il venir meno dei ruoli ricoperti dai due funzionari avrebbe fatto cessare quella rete di rapporti che, secondo l'ipotesi accusatoria, aveva consentito la commissione dei reati contestati. Di conseguenza non esisterebbe più un rischio concreto e attuale di reiterazione delle condotte illecite.

La stessa valutazione è stata estesa agli imprenditori coinvolti nell'inchiesta, ossia Caterina Ghio, Marco Deriu, Andrea Badalacco, Giovanni Carbonaro e Paolo Bocconi. Nel frattempo, molti di loro hanno modificato i propri incarichi societari o ceduto le quote delle aziende interessate dagli accertamenti. Inoltre, secondo il gip, il presunto rapporto privilegiato con i due funzionari della polizia costituiva l'elemento centrale delle contestazioni, oggi non più attuale.

Diverso il giudizio sul merito delle accuse. Nelle oltre trecento pagine del provvedimento, la giudice evidenzia infatti la presenza di gravi indizi di colpevolezza per diversi episodi contestati, in particolare in relazione ai reati di corruzione e truffa aggravata ai danni dello Stato. Si tratta di valutazioni che, pur non equivalendo a una condanna, confermano la solidità dell'impianto investigativo in vista di eventuali sviluppi processuali.

Al contrario, il gip non ritiene sufficientemente supportata l'ipotesi di associazione per delinquere formulata dalla Procura. Analoga conclusione riguarda alcuni episodi di falso e l'accusa di peculato contestata a Colangelo, accusato di essersi appropriato di due condizionatori provenienti da una fornitura pubblica ma mai rinvenuti nel corso delle indagini.

L'inchiesta rappresenta uno stralcio di un fascicolo più ampio sugli appalti pubblici, che coinvolge complessivamente una ventina di persone, tra cui anche l'ex provveditore alle opere pubbliche Roberto Ferrazza. Tutto era partito da una segnalazione presentata dal nuovo provveditore, che aveva rilevato una serie di affidamenti frazionati in modo sospetto per mantenerli sotto la soglia economica che avrebbe imposto l'avvio di procedure di gara pubblica.

Gli approfondimenti successivi, supportati da intercettazioni e accertamenti della Guardia di Finanza, avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire un presunto sistema di scambi illeciti. Al centro delle contestazioni figurano cene, forniture di pesce fresco, bottiglie di vino pregiato e altri omaggi, che sarebbero stati offerti in cambio di trattamenti di favore nell'assegnazione di lavori e servizi destinati alla Questura di Genova, ad alcune strutture della polizia e allo stabilimento balneare riservato agli agenti.

L'inchiesta prosegue e sarà ora il percorso giudiziario a stabilire l'effettiva fondatezza delle accuse e le eventuali responsabilità dei soggetti coinvolti.

Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci sul canale Telenord, su Whatsapp, su Instagramsu Youtube e su Facebook.