Genova, stop alla piscina Aragno di Prà: "Uccisi con un dpcm"

di Michele Varì

Elert Xhaxho: "Abbiamo rispettato le linee guida ma non è bastato ad evitare la chiusura dell'impianto che offre lavoro a 70 persone: perché?"

"Abbiamo sempre rispettato le linee guida: ma non è bastato per riuscire a tenere aperta la nostra piscina...".

È avvilito Elert Xhaxho, responsabile della comunicazione della società Aragno che gestisce le piscine di Prà, chiuse come tutte le piscine sino al 24 novembre.

"Ieri è arrivata questa doccia fredda, da quando abbiamo riaperto dopo il primo lock down abbiamo investito tutto per accogliere in sicurezza migliaia di persone che frequentano nostro impianto.  Voi non potete immaginare cosa significa chiudere un impianto del genere, non è come chiudere la casa in montagna, ci sono cinque vasche, tremila fra iscritti e avventori quotidiani. Tutto questo è stato ucciso con un dpcm e noi stiamo cercando di capire il perchè visto che è dal 25 maggio che noi siamo in ordine con le prescrizioni e le linee guida".

"Stiamo piangendo  - aggiunge Xhaxho - perchè siamo allo stremo delle forze: noi fra collaboratori e dipendenti siamo circa settanta, settanta famiglie che non hanno più un lavoro, vorrei farvelo capire. In acqua non c'è rischio, più studi hanno evidenziato che il cloro ammazza il virus, nelle altre aree della struttura abbiamo sempre adottato le linee guida. Siamo stati più corretti di quanto è stato chiesto. I carabinieri del Nas nell'ultima settimana in Italia hanno svolto 106 controlli ed è stata trovata una sola irregolarità, per quanto non capiamo perchè ci hanno chiuso". 

Xhaxho infine ringrazia i frequentatori della piscina e delle palestre per i tanti messaggi di vicinanza ricevuti sui social: "Avrebbero avuto il diritto di essere arrabbiati e invece abbiamo ricevuto solo solidarietà  questo è bellissimo e ci aiuta ad andare avanti".