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Genova, lei gli porta la droga in carcere: dalla perquisizione scoprono che lui nascondeva un cellulare nelle mutande

di Marco Innocenti

Il sindacato Sappe: "Ai detenuti bisogna garantire tutti i diritti ma abbandoniamo la politica del buonismo penitenziario"

Genova, lei gli porta la droga in carcere: dalla perquisizione scoprono che lui nascondeva un cellulare nelle mutande

Ha tentato di portare droga al convivente detenuto nel carcere di Marassi a Genova, ma è stata scoperta dagli agenti della polizia penitenziaria. E il compagno, da pochi giorni nel penitenziario della Valbisagno in arrivo da Spezia, è poi stato scovato con un telefono cellulare in cella, nascosto nelle mutande.

“Non è certamente un caso - spiega Segretario Nazionale per la Liguria del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria Michele Lorenzo - il sequestro della sostanza è frutto di un’attenta opera di controllo e prevenzione posto in atto dal nuovo comandante di Marassi che si è avvalso dell’esperienza del personale, ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. E’ un netto cambio di passo, importante, che mira alla tutela e difesa della stessa popolazione detenuta. E’ ora di abbandonare la politica del buonismo penitenziario: ai detenuti sicuramente bisogna garantire tutti i diritti ma è altrettanto importante dover garantire la sicurezza penitenziaria in un istituto, come quello di Genova Marassi, che è un istituto sovraffollato e con una carenza d’organico della Polizia Penitenziaria. Sarà ora compito del comandante e del suo vice stabilire se si è trattato di un episodio sporadico o se, invece, vi fosse l’intento di allestire un vero e proprio piano di spaccio interno. Il nostro encomio va ai colleghi in servizio presso il Reparto Polizia Penitenziaria di Genova Marassi che mantengono alta la guardia, opponendo la propria azione con grande professionalità a garanzia della legalità, come in questa occasione”.

Professionalità, abnegazione e astuzia del personale operante - dice Donato Capece, segretario generale del SAPPE - Ogni giorno la Polizia Penitenziaria porta avanti una battaglia silenziosa per evitare che dentro le carceri italiane si diffonda uno spaccio sempre più capillare e drammatico, stante anche l’alto numero di tossicodipendenti tra i detenuti. L’hashish, la cocaina, l’eroina, la marijuana e il subutex - una droga sintetica che viene utilizzata anche presso il SERT per chi è in trattamento – sono quelle che più diffuse e sequestrate dai Baschi Azzurri. Auspico che l’Amministrazione penitenziaria promuova momenti di formazione ed aggiornamento professionale per il personale di Polizia Penitenziaria di tutta la Regione, in particolare sui temi – come quelli del contrasto all’introduzione di droga e telefonini cellulari in carcere – maggiormente utili alla quotidianità operativa dei Baschi Azzurri”.