Genoa, De Rossi dopo l’Ascoli: “Mi è piaciuta la reazione dopo lo svantaggio. La squadra va completata, serve più qualità negli ultimi metri”
di Luca Pandimiglio
Queste le parole di Daniele De Rossi al termine della vittoria per 4-1 sull’Ascoli che è valso il passaggio del turno ai sedicesimi di Coppa Italia.
«Sapevamo che sarebbe stata una partita complicata contro una squadra che gioca molto bene a calcio. All’inizio abbiamo lasciato l’iniziativa all’Ascoli, poi siamo cresciuti e abbiamo iniziato a far vedere quello che possiamo essere.
Eravamo consapevoli che ci sarebbero stati momenti in cui sarebbe stato difficile pressarli e che, giocando in quel modo, avrebbero potuto perdere qualche pallone. È successo, ma secondo me siamo andati a tirare meno di quanto avremmo potuto, perché ci è mancato spesso l’ultimo guizzo o l’ultimo passaggio.
La cosa più positiva è stata la serietà con cui abbiamo affrontato la partita. Anche prima del vantaggio stavamo facendo una gara seria, attaccando e creando occasioni. Non ci siamo disuniti dopo il gol subito.
Sull’1-0 ho visto nei nostri un pizzico di rabbia e di intensità in più: nel duello, nel tiro, nel dribbling. È quello che noi dobbiamo imparare a mettere sempre in campo. Per diventare grandi serve anche uno step mentale».
Che sensazioni hai avuto da Wiafe, Sow e Havel?
«Sow è un discorso a parte. È ancora indietro di preparazione, ma è un giocatore forte e ci darà una grande mano. Dobbiamo capire quanto tempo gli servirà per arrivare alla condizione che gli abbiamo visto avere anche al Mondiale.
Wiafe invece dimostra che per giocare a calcio bisogna correre, e bisogna farlo forte. Lui corre forte. L’ho detto anche all’allenamento: noi non guardiamo in faccia a nessuno. Se si allena bene e gioca bene, giocherà tante partite.
È un ragazzo del 2008 e magari contro Napoli o Inter potrebbe avere delle difficoltà, ma quando lo metti in campo hai una certezza: sai che darà tutto e che andrà forte.
Dobbiamo portare tutti i giocatori a quel livello di intensità, rispettando naturalmente le caratteristiche di ognuno. Baldanzi, per esempio, è un giocatore diverso e non gli si possono chiedere gli stessi strappi di Wiafe. Dobbiamo alzare la qualità dell’energia che mettiamo in campo, oltre a quella tecnica».
Havel ha trovato anche il gol. Come lo ha visto?
«Sono contento, è entrato bene e ha segnato. È un ragazzo molto positivo. Alla fine si è toccato e spero che non si sia fatto nulla.
Viene da un altro campionato e deve ancora abituarsi ai nuovi carichi. Nell’ultimo mese e mezzo ha avuto diversi piccoli problemi fisici. Secondo me tra qualche mese vedremo un giocatore diverso.
Adesso fa ancora un po’ fatica a sostenere determinati allenamenti e carichi, ma è un giocatore sano, forte, intelligente e che attacca bene l’area. Deve migliorare molto il tocco di palla, ma il fatto che cerchi la porta mi piace.
L’unica preoccupazione è che possa essersi fatto nuovamente male. Lo capiremo nei prossimi giorni».
Su Mitaj?
«È la prima e unica volta che spiego una sostituzione, perché i cambi non erano legati alla prestazione o a motivi tattici. Avevo programmato di far giocare almeno 45 minuti a Sow e Ostigard, che sono quelli forse più indietro di condizione. Per questo li ho sostituiti a prescindere dal risultato. Mitaj ha fatto la sua partita e anche Otoa ha giocato molto bene. Non li ho tolti perché stessero facendo male, ma perché ho bisogno di portare tutti rapidamente nella migliore condizione possibile.
Mitaj è nella sua condizione, sta bene e ha qualità. Quando gioca e palleggia fa uscire bene la squadra, ha un buon piede e si sta inserendo in un campionato nuovo. Avrà bisogno di tempo.
Dobbiamo anche essere lucidi nel giudicare le prestazioni. Quella di oggi non è la nostra realtà di campionato: c’è una differenza di categoria e bisogna dare il giusto valore anche all’avversario, che comunque è una squadra che gioca molto bene».
«Mi è piaciuta la reazione e mi è piaciuta la serietà con cui abbiamo affrontato la partita. Non abbiamo mai sottovalutato l’avversario, abbiamo fatto le corse che dovevamo fare e non abbiamo snobbato nessuno.
Mi è piaciuto anche il comportamento dello stadio, che è rimasto dentro la partita insieme a noi senza mugugni. Non sarebbe stato giusto, perché stavamo facendo una partita degna, anche se non perfetta.
Mi è piaciuta ovviamente la vittoria, perché vincere non è mai facile. In queste partite le squadre di Serie A hanno spesso sofferto contro quelle di Serie B.
Quello che possiamo migliorare è la capacità di tirare di più in porta. Nel secondo tempo in blocco basso non abbiamo praticamente sofferto, mentre nel primo tempo abbiamo concesso un paio di situazioni. Negli ultimi trenta metri ci manca ancora un po’ di qualità, ed è una cosa di cui parliamo già da marzo e aprile».
Baldanzi ha mostrato personalità nella reazione. È un primo assaggio di quello che possiamo aspettarci da lui?
«È semplicemente un assaggio del giocatore che è. Ha personalità e sa fare le scelte giuste nel momento giusto. Dobbiamo migliorare la sua condizione e capire come sfruttarlo al meglio. Noi lo utilizziamo da centrocampista, ma non ha il passo di Wiafe o Frendrup. Dobbiamo trovare il modo giusto per valorizzarlo. È un giocatore forte, un investimento importante della società e un giocatore che ho voluto io. Per questo devo essere concentrato giorno e notte per farlo rendere al massimo. Secondo me può diventare un giocatore simbolo del Genoa dei prossimi anni. Se riusciremo a metterlo nel contesto giusto e a fargli toccare tanti palloni, può ambire anche alla Nazionale.
Il nostro problema è che non siamo ancora una squadra con grande facilità di palleggio. A volte Baldanzi riceve palloni sporchi o seconde palle, anche se lui è molto bravo in queste situazioni. Credo che renderebbe ancora meglio se riuscissimo a far circolare la palla in maniera più pulita. Questo è un nostro difetto».
È arrivato anche un gol su calcio piazzato. Gli allenamenti con Marcandalli hanno dato i loro frutti?
«Non abbiamo lavorato solo con lui, ma lo abbiamo fatto tante volte. Marcandalli è un giocatore di livello altissimo, ancora un po’ nascosto. Credo che possa diventare un giocatore totale. È alto, forte fisicamente, veloce e sa prendere il tempo. Deve però migliorare molto la pulizia in area e soprattutto la capacità di indirizzare la palla verso la porta.
L’anno scorso ha fatto passi avanti enormi nella gestione della palla e nella lettura delle marcature preventive. Quest’anno deve continuare così, lavorando soprattutto sulla concentrazione per tutti i 90-95 minuti e diventando più pericoloso sulle palle inattive».
Nel secondo tempo si è ricomposta la linea difensiva con Ostigard, Vasquez e Marcandalli. Quanto ripartite da questo terzetto?
«La linea difensiva è stata solida anche nel primo tempo. Otoa sta facendo molto bene e sono soddisfatto. Ostigard per noi è una pedina fondamentale.
Quando abbiamo parlato con la società abbiamo cercato di capire quali fossero le zone della squadra da proteggere maggiormente. Per me la difesa è una di queste.
Non siamo tantissimi dietro e dobbiamo capire come completare il reparto, perché a questa squadra mancano ancora alcuni giocatori e determinate caratteristiche.
Non ci facciamo influenzare da una vittoria, da una sconfitta o da un gol. La squadra va completata e io devo capire quali sono i giocatori e le caratteristiche che possono farla giocare meglio e fare più punti.
Avevo un’idea già da marzo-aprile, ma non so se riusciremo a portarla fino in fondo. Dovremo eventualmente tornare a qualcosa di più congeniale alle caratteristiche di questa squadra».
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