Autisti di cisterne, sciopero a San Quirico in solidarietà per la tragedia di Calenzano

di Gilberto Volpara

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Protesta nel parcheggio della Sigemi dopo l’esplosione al deposito di carburanti a Calenzano, costata la vita a cinque persone

Gli autisti di cisterne adibite al trasporto di carburante hanno indetto uno sciopero per questa mattina, manifestando con un picchetto nel parcheggio della Sigemi a San Quirico, zona Ipercoop. La protesta è stata organizzata per esprimere solidarietà ai colleghi coinvolti nella tragedia avvenuta a Calenzano, in provincia di Firenze, dove un’esplosione all’interno di un deposito di carburanti ha causato cinque vittime.

Tragedia a Calenzano - L’incidente, verificatosi nei giorni scorsi, ha avuto luogo in un deposito di carburanti nella zona industriale di Calenzano. Le fiamme hanno avvolto l’area, provocando un’esplosione devastante che ha mietuto cinque vittime tra gli operai e gli addetti alle operazioni di carico. Le cause dello scoppio sono ancora in fase di accertamento da parte delle autorità competenti.

La protesta - A San Quirico, gli autisti hanno deciso di fermarsi per l’intera giornata, schierandosi simbolicamente a favore di condizioni di lavoro più sicure. “Non possiamo accettare che tragedie del genere continuino a verificarsi”, ha dichiarato uno degli organizzatori.

Obiettivi del presidio - Tra le richieste avanzate dai manifestanti, spiccano maggiori controlli sulla sicurezza nei depositi e sui mezzi utilizzati per il trasporto di carburante, insieme a un’adeguata tutela per gli operatori del settore.

Solidarietà - La mobilitazione ha visto la partecipazione di numerosi autotrasportatori della Liguria, uniti dalla volontà di rendere omaggio alle vittime di Calenzano e di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni lavorative di un comparto essenziale per l’economia del Paese. "I lavoratori del gruppo Gea hanno deciso di scioperare in segno di solidarietà con i lavoratori di Calenzano - dichiara un rappresentante sindacale  - i nostri operatori sono stati chiamati per sostituire i colleghi deceduti e abbiamo pertanto deciso di incrociare le braccia". 

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