Tav, Conte: "Decidiamo venerdì". Rixi: "Io non lascio 300 milioni per strada"

di Fabio Canessa

Il premier: "Il Governo non rischia", Confindustria fa pressing da Genova: "Prevalga il buonsenso"

Tav, Conte: "Decidiamo venerdì". Rixi: "Io non lascio 300 milioni per strada"

"Per quanto riguarda la Tav, siamo in dirittura d'arrivo, nel percorso finale, quello politico. Oggi c'è stata la prima riunione politica, abbiamo iniziato l'analisi costi benefici. Domani sera alle 8,30, riunione con i tecnici a oltranza. Credo una scelta entro venerdì". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, al termine del vertice di governo.

"Siccome prenderemo la scelta migliore per i cittadini, ovviamente il governo non rischia. Mi batterò perchè non sia trascurato alcun aspetto per una decisione corretta" ha ribadito il premier. Conte prova dunque a rimettere ordine nella questione dopo le diverse fughe in avanti, richiamando Lega ed M5s. "Rispetto le posizioni della Lega e del M5s ma sarò garante che queste posizioni pregiudiziali non pesino sul tavolo. Partiremo dall'analisi costi-benefici".

La Lega affida dunque la soluzione al premier, confidando nelle sue capacità di mediazione, come aveva fatto ieri Salvini. "Stiamo lavorando per la soluzione migliore partendo da dati oggettivi. La soluzione è nelle mani del presidente Conte, le posizioni di partenza sono note. Siamo fiduciosi che si risolverà tutto per il meglio"dichiara Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, al termine del vertice di governo.

Da Genova, intanto, arrivano le pressioni di Confindustria perché l'opera si faccia. "Speriamo che prevalga il buonsenso. E' una grande opera: tra l'altro lunedì è una data importante per i bandi di gara, lasciamoli lavorare", ha detto il presidente nazionale Vincenzo Boccia a margine di un convegno. "Devo dire che questo governo, al di là delle parole, ha dimostrato che sulle grandi questioni di interesse nazionale, dalla Tap all'Ilva, ha fatto prevalere il buonsenso. Incrocio le dita e confido nelle capacità di confronto di Salvini, Di Maio e del premier nell'interesse del Paese", ha aggiunto Boccia.

"Sarà che sono genovese ma io 300 milioni per la strada non li lascio", ha dichiarato il viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi al convegno 'Sostenibilità del sistema infrastrutturale'. "Il sistema logistico italiano - ha proseguito - si deve preparare ad avere un grande afflusso di merci in arrivo nel Mar Mediterraneo, bisogna smetterla col fatto di pensare i corridoi logistici europei come una sorta di Arlecchino, dove se ne fa una parte e si lascia un'altra parte non fatta, non abbiamo alcun corridoio completato. La Tav va realizzata, non vanno persi i 300 milioni.

"Bisogna anche pensare che prima del 2030, anno in cui si ipotizza l'apertura del valico ferroviario, abbiamo da realizzare le connessioni tra i porti del Tirreno e il completamento della Genova-Rotterdam, altrimenti il nostro sistema portuale sarà isolato dalle dinamiche europee".

"Dobbiamo chiedere alla Commissione Europea che sugli investimenti infrastrutturali l'Italia abbia la possibilità di avere i giusti contributi. Lo dico per la Tav, per cui a mio avviso si possono chiedere 500 milioni di euro in più - ha aggiunto Rixi -. Penso che la Commissione Europea potrebbe essere disponibile, ma lo dico anche per la Genova-Marsiglia, un'opera che potrebbe essere completata in 5-6 anni".

E su una possibile crisi di governo: "Io mi auguro che per il bene del Paese il governo vada avanti, perché una crisi di governo non fa bene alle imprese. Detto questo, abbiamo sempre trovato una soluzione e penso la troveremo ancora. E' chiaro che in questo momento è importante riuscire a partire con i bandi sulla Tav perché questo significa non rinunciare a 300 milioni di euro di fondi europei e credo che in questo momento dobbiamo portarci a casa tutto quello che possiamo: sarà che sono genovese ma io 300 milioni per la strada non li lascio".

"Sul referendum invito tutti a utilizzare meno la bandiera ideologica, perché mi sembra che a forza di sventolare bandiere l'Italia non si unisce ma si divide. Bisogna far capire che l'opera deve essere fatta col minore impatto ambientale possibile e con la maggiore utilità possibile per il Paese: questa è la mediazione. Per questo invito tutti a trovare una soluzione che serva all'Italia e non serva solo a qualcuno".