Lotta al crack: il comune punta su dormitori dedicati e spazi per la disintossicazione
di Redazione
L'emergenza legata al consumo di sostanze stupefacenti torna al centro del dibattito cittadino dopo il recente fatto di cronaca avvenuto a Villetta Di Negro. Un episodio che ha riacceso l'attenzione su una problematica segnalata da tempo da operatori sanitari, associazioni e realtà impegnate sul territorio, soprattutto nelle aree del centro storico e dei quartieri limitrofi.
Negli ultimi mesi il fenomeno era stato associato principalmente a episodi di microcriminalità, situazioni di degrado urbano e crescenti difficoltà sul piano sociale. Oggi, però, il confronto si concentra anche sulle possibili ripercussioni più gravi che il diffondersi di alcune sostanze come il crack può generare sia per chi ne fa uso sia per l'intera comunità.
Di fronte a questo scenario, il Comune di Genova sta valutando nuove misure di intervento. A illustrarle è stata l'assessora alle Politiche sociali, Cristina Lodi, che ha indicato due direttrici principali: la realizzazione di strutture di accoglienza dedicate alle persone senza dimora con problematiche di dipendenza e la creazione di spazi protetti destinati ad accompagnare percorsi di disintossicazione particolarmente complessi.
Secondo l'assessora, l'obiettivo è rafforzare i servizi a bassa soglia, rendendoli maggiormente rispondenti alle diverse esigenze delle persone accolte. In quest'ottica si inserisce anche la proposta di individuare strutture specifiche per chi vive condizioni di dipendenza, evitando di concentrare in un unico sistema situazioni profondamente differenti tra loro.
Un primo passo arriverà dal 1° luglio, quando entrerà in vigore la riforma del sistema di accoglienza per le persone senza dimora. Attraverso nuovi bandi di coprogettazione, l'amministrazione intende promuovere un modello basato sulla personalizzazione degli interventi e sulla differenziazione dei servizi offerti.
La necessità di sviluppare risposte più mirate emerge anche dai dati raccolti nell'ultimo censimento Istat, che ha registrato la presenza di oltre ottocento persone senza una sistemazione abitativa stabile a Genova, molte delle quali vivono abitualmente in strada.
Lodi ha inoltre evidenziato la necessità di una collaborazione stretta tra istituzioni locali e sistema sanitario. Se da una parte il Comune può favorire l'intercettazione e l'accompagnamento delle persone fragili, dall'altra il trattamento delle dipendenze e la gestione delle conseguenze cliniche richiedono competenze specialistiche e percorsi sanitari adeguati.
Tra le ipotesi allo studio nei tavoli di confronto con la Regione vi è l'individuazione di strutture dotate di personale qualificato e supporto psicologico, in grado di seguire le persone durante le fasi più delicate della disintossicazione. L'obiettivo è offrire strumenti aggiuntivi per affrontare situazioni particolarmente complesse, attraverso interventi accessibili e calibrati sulle necessità dei singoli utenti.
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