Giampedrone sul termovalorizzatore: "Senza accordo con i comuni, rifiuti fuori Liguria"
di Claudio Baffico
Il nodo del consenso dei Comuni sul futuro termovalorizzatore ligure resta al centro dello scontro politico in Regione, ma secondo l’assessore al Ciclo dei rifiuti Giacomo Raul Giampedrone quel passaggio non sarebbe stato cancellato. La giunta, ha spiegato durante il consiglio regionale, avrebbe semplicemente deciso di rinviarlo a una fase successiva dell’iter, prima dell’avvio delle procedure vere e proprie per la realizzazione dell’impianto.
Il confronto è nato dopo le interrogazioni presentate da Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra, che hanno contestato la scelta di eliminare dall’avviso pubblico iniziale la richiesta della nota di adesione del Comune interessato dal progetto. Sullo sfondo rimane la questione della Val Bormida, indicata nelle ultime settimane tra le possibili aree coinvolte nel dibattito sulla localizzazione dell’impianto.
Giampedrone ha precisato che la procedura avviata dalla Regione non rappresenta ancora una scelta definitiva sul sito destinato a ospitare il termovalorizzatore, ma serve esclusivamente a raccogliere proposte da parte di operatori privati. “Abbiamo dovuto spostare il consenso del sindaco rispetto all’avvio delle fasi progettuali – ha spiegato – perché un eventuale no preventivo avrebbe escluso a priori un territorio dalla valutazione”. L’assessore ha inoltre ribadito che nelle delibere regionali non compare alcun riferimento diretto alla Val Bormida, citata soltanto negli studi preliminari elaborati da Rina sulle aree ritenute più idonee.
Respinte quindi le accuse rivolte alla giunta di aver eliminato il coinvolgimento preventivo dei territori. “Non abbiamo tolto nulla – ha dichiarato Giampedrone – ma soltanto spostato un passaggio che peraltro non è previsto obbligatoriamente dalla normativa sugli impianti di questo tipo”. Secondo l’assessore, il consenso degli enti locali continuerà dunque a essere necessario e resterà coerente con il percorso amministrativo individuato dalla Regione.
Nel suo intervento, Giampedrone ha richiamato anche il quadro tecnico della procedura, facendo riferimento al decreto Arlir del 14 aprile 2026 e alla Dgr 122/2026. L’avviso approvato dalla Regione, ha spiegato, rientra nell’ambito dell’articolo 193 e configura una fase “esplorativa”, finalizzata a stimolare proposte di partenariato pubblico-privato corredate da elementi tecnici, economici e finanziari.
Una fase che, secondo la Regione, si distingue nettamente dalla precedente manifestazione di interesse. In quel caso si trattava soltanto di raccogliere disponibilità generiche; ora invece l’obiettivo è acquisire progetti strutturati che possano essere valutati dai tecnici e da Arlir sotto il profilo dell’interesse pubblico.
L’assessore ha sottolineato inoltre che la pubblicazione dell’avviso non produce effetti immediati sui territori né apre automaticamente una gara pubblica. Le proposte che arriveranno dagli operatori, ha chiarito, saranno soltanto oggetto di analisi tecnica preliminare e non attribuiranno diritti acquisiti ai partecipanti.
Prima di arrivare a eventuali procedure autorizzative o di affidamento, ha aggiunto Giampedrone, sarà comunque indispensabile il coinvolgimento degli enti locali. “Non esiste alcuna decisione definitiva sulla localizzazione dell’impianto – ha ribadito – e prima di ogni passaggio successivo serviranno le valutazioni urbanistiche, ambientali e amministrative previste dalla legge, oltre all’assenso dei territori”.
Nel suo intervento l’assessore ha poi difeso la scelta politica di puntare a un impianto regionale per la chiusura del ciclo dei rifiuti. Secondo Giampedrone, rinunciare al termovalorizzatore significherebbe continuare a trasferire i rifiuti fuori Liguria, con costi più elevati per cittadini e amministrazioni. “Chi è contrario deve indicare un’alternativa concreta”, ha affermato.
L’assessore ha citato anche esempi di città già dotate di termovalorizzatori, come Brescia, Torino, Piacenza e Parma, sostenendo che senza un accordo interno la Liguria rischierebbe di dover stipulare convenzioni di lungo periodo con impianti situati in altre regioni, con conseguente aumento delle spese di smaltimento.
Sulla questione Val Bormida, Giampedrone ha insistito nel negare che esista una scelta già definita. “Nessuna area è indicata nelle delibere regionali – ha detto – perché gli atti parlano di capacità impiantistiche e non di territori specifici”.
Le interrogazioni erano state presentate dal Pd, con i consiglieri Roberto Arboscello, Armando Sanna, Carola Baruzzo, Simone D’Angelo, Enrico Ioculano, Davide Natale, Andrea Orlando, Katia Piccardo e Federico Romeo, che hanno chiesto spiegazioni sull’assenza del requisito relativo al consenso del Comune nella nuova delibera regionale.
Da parte di Avs, i consiglieri Jan Casella e Selena Candia hanno invece domandato chiarimenti sull’eventualità che la Regione possa procedere anche senza l’approvazione del territorio interessato, richiamando le dichiarazioni del presidente regionale Marco Bucci sulla possibilità di un intervento diretto della Regione in assenza di accordo.
Nella replica finale, Arboscello ha chiesto alla giunta dati concreti sui benefici economici derivanti dalla costruzione dell’impianto in Liguria rispetto all’utilizzo di strutture fuori regione. Il consigliere dem ha inoltre ricordato che in Val Bormida diciannove sindaci si sono già espressi contro l’ipotesi del termovalorizzatore.
Critico anche Casella, che ha chiesto maggiore trasparenza politica sulla vicenda. “Le aziende non hanno indicato altri territori oltre alla Val Bormida – ha dichiarato – e il no dei sindaci è arrivato dopo aver ascoltato i cittadini. Per questo chiediamo coerenza e una presa di posizione chiara: dite esplicitamente che la Val Bormida non ospiterà l’inceneritore”.
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