Lunedì 02 Novembre 2026

Gessi Rossoblu

Il Genoa di De Rossi dalle Forche Caudine di Bournemouth al paradiso

di Gessi Adamoli ·

Il Genoa di De Rossi dalle Forche Caudine  di Bournemouth al paradiso

Quanto è passato dalla vittoria sul Venezia, quella che “giocando così non si va da nessuna parte”? Solo una settimana, anche se sembra si parli di un altro campionato. In sette giorni De Rossi ha messo in fila tre vittorie, ha alzato in maniera impressionante il livello tecnico-tattico della squadra, ha messo 8 punti tra il Genoa e la zona rossa della classifica e soprattutto ha riconquistato la stima della sua gente. In tanti, infatti, gli avevano incomprensibilmente voltato le spalle. Eppure chi segue con amore e attenzioni le vicende del Genoa avrebbe dovuto sapere che le attenuanti erano tante, a cominciare dal fatto che la rosa definitiva che gli è stata messa a disposizione soltanto a fine mercato con giocatori a zero come preparazione o da recuperare come El Shaarawy, Ehizibue e Traorè (Drameh continua ad essere un oggetto misterioso). Per non parlare di Messias che è un prezioso swarovski e come tale va maneggiato con estrema cautela.

Di certo DDR non aveva mai perso la stima dei suoi giocatori che hanno fatto quadrato attorno all’allenatore e forse anche quella della società. Perché dopo la sconfitta di Parma, in

un momento in cui la mossa più semplice era immolare l’allenatore, va capito se rinconfermarlo sia stata una scelta di fiducia incondizionata o se invece sono subentrati i sensi di colpa per non avergli messo a disposizione i giocatori che gli erano stati promessi. È infatti innegabile che sia stata un’estate travagliata, vedi sfogo di De Rossi al termine dell’amichevole col Vicenza e vedi anche i 10 gol subiti dal Bournemouth, al termine del famigerato allenamento congiunto.

Il primo tempo di Lecce è stato il sequel della partita con la Juventus: dominio assoluto del Genoa, in campo c’era una squadra sola. Il gol di Osmajic ha confermato che una delle qualità del bomber montenegrino è essere nel posto giusto al momento giusto. E non è una dote da poco per chi di mestiere fa il centravanti. Il secondo gol nasce da una splendida apertura di Traorè, rifinita dal passaggio in profondità di El Shaarawi per Messias. Tre tocchi per arrivare in porta: questo è il calcio. Tra la prima e seconda rete, El Shaarawi, che ha giocato una partita straordinaria coprendo tutta la fascia e dispensando contemporaneamente giocate raffinate, si è letteralmente divorato un gol fatto. Il migliore in senso assoluto è però stato Messias, un mix di talento, forza e resistenza. A 35 anni, sino a quando è rimasto in campo (86 minuti), è stato il giocatore rossoblù che, ovviamente dopo Frendrup, ha macinato più chilometri.

Ma siccome il calcio è scemo e non logico, il Genoa al riposo, dopo un primo tempo in cui il Lecce non aveva visto palla, c’è andato con un solo gol di vantaggio a causa della sfortunata un’autorete di Osmajic a seguito di una punizione che non c’era. La spinta di Vazquez su N’Dri è infatti lievissima. Impercettibile soprattutto se paragonata a quella che il difensore messicano aveva subito alla prima di campionato contro il Napoli da De Bruyne.

Così nel secondo tempo c’è stato da soffrire, anche perché Vitinha, entrato con la consueta generosità a tutta fascia al posto di El Shaarawi (ormai, anche se ha il 9 sulla maglia, gli allenatori lo vedono in quella posizione), si è mangiato un gol fatto per la serie “quello lo facevo anch’io”.

 De Rossi è stato bravissimo anche nella scelta del turn over. Anche se lui nega, perché è normale che un allenatore dica “non esistono riserve, per me sono tutti titolari”, paradossalmente ha mandato in campo i rincalzi contro la Juventus (per altro Baldanzi, Vitinha e Anorin hanno disputato un’eccellente partita) e ha preservato i “tre tenores” ovvero Messias, El Shaarawi e Traorè per il Lecce. Con la Juve era in palio l’onore, ma la partita che contava per la classifica era quella in Salento. Uno scontro diretto dove, lo dice la matematica, i punti in palio valgono doppio.

E ora? Godiamoci il momento, come diceva Orazio “carpe diem”. Vietato fare programmi a lunga o anche a media scadenza con una società costretta a vivere di plusvalenze. Così Claudio Onofri, dalla saggezza che gli deriva dal fatto di essere nel calcio da 60 anni, è terrorizzato dall’idea che a gennaio possa arrivare per Osmajic una di quelle offerte alle quali non si può dire di no. Pagato 3 milioni e mezzo, in due mesi la sua valutazione è arrivata a 20 milioni ed è anche destinata a crescere. Ma Osmajic almeno sino a giugno non si tocca.  Lo si deve ai 26.271 abbonati ed anche a De Rossi, passato dalle Forche Caudine di Bournemouth ai 9 punti in 7 giorni.

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