Il commento
Genoa, Parma per De Rossi è già un crocevia: ma possibile che sia sempre colpa dell'allenatore?
Gessi Adamoli ·
di Gessi Adamoli ·
Una grande vittoria, quella contro la Fiorentina, che permette di guardare al futuro con maggiore fiducia ma che soprattutto ha salvato la panchina a Daniele De Rossi. Era il nuovo profeta rossoblù, l’allenatore che più di tutti incarnava l’orgoglio e lo spirito battagliero della Gradinata Nord, il garante della tifoseria nei confronti di una società che fa e disfa la rosa in base alla possibilità di fare plusvalenze. Dopo appena cinque partite di campionato (e due turni di Coppa Italia superati) era invece finito dietro il banco degli asini. Tutto quello che aveva fatto lo scorso anno non contava più, cancellato con un colpo di spugna. Che DDR possa continuare a fare il suo lavoro è la più bella notizia di un sabato nel quale a Marassi si sono finalmente riviste tante facce sorridenti. Perché il Genoa è tornato a quella vittoria che in casa mancava dalla partita col Sassuolo (12 aprile) e vincere, si sa, è la migliore delle medicine. E soprattutto ha anche dato tanti segnali incoraggianti per il futuro.
È presto per dire se De Rossi sia destinato ad una grande carriera, gli allenatori sono costantemente sulle montagne russe dovendo convivere tra alti e bassi. Però è schietto, leale, sincero, onesto intellettualmente. Insomma, è una bella persona. E nessuno può negare che conosca il calcio. Gli va anche riconosciuto anche di avere avuto il coraggio di mettersi in discussione, mentre tanti colleghi della sua generazione preferiscono fare i testimonial (anche di qualche società di scommesse) o gli opinionisti in tv, classico rifugio di chi ha fallito come allenatore o non ha avuto le palle per provare a farlo.
Se il Genoa nel primo tempo ha letteralmente schiantato la Fiorentina per molti è dovuto al fatto che De Rossi abbia optato per giocare con la linea difensiva a quattro: “Era ora!”, è stato uno dei commenti più gettonati. Personalmente ho un’altra chiave di lettura, il Genoa finalmente poteva schierare tanta qualità. La differenza l’hanno fatta Traorè (in tempi non sospetti, non a caso De Rossi aveva dichiarato: “Se recupera anche solo al 70 per cento abbiamo risolto i nostri problemi”), El Shaarawy e Messias, che il tecnico sta centellinando dall’inizio della stagione ma che questa volta ha deciso di schierare dal primo minuto. Massimino, presidente del Catania, ancora adesso, a distanza di tanti anni, è ricordato per una sua esternazione: “Ci manca l’amalgama? E allora compriamola!’”. Ma se l’amalgama non è in vendita, la qualità invece si può acquistare. Però costa cara, molto cara. E allora devi così provare ad inventarti soluzioni alternative. Per esempio fare una scommessa su Traorè anche se non è affatto scontato vincerla. Ma è chiaro che occorreva tempo, andava aspettato e portato piano piano in condizione. È un giocatore universale, ha dato un contributo importante sia in fase di possesso che in quella di non possesso. Il talento di El Shaarawy, è poi fuori discussione. La sua è una storia singolare: ha debuttato nel Genoa giovanissimo (a Verona contro il Chievo il 21 dicembre 2008 quando aveva da poco compiuto i sedici anni), ma per esordire a Marassi con la maglia del Genoa ha dovuto aspettare di essere quasi sulla soglia dei 34 anni. Maledette plusvalenze!
Era scontato un calo alla distanza dei tre tenores rossoblù ed un secondo tempo di sofferenza. Ma va anche dato atto a De Rossi di non aver avuto paura di passare alla difesa a tre, infischiandosene del fatto che, se la Fiorentina avesse malauguratamente trovato il pareggio, sarebbe stato travolto dalle critiche per aver abbandonato quel modulo con la difesa a 4 che per molti è la panacea di tutti i mali del Grifone. Ma era troppo importante riuscire a difendere questa preziosissima vittoria. E va anche sottolineato che Bijlow, molto insicuro nelle precedenti cinque partite di campionato, è stato autore di una prestazione impeccabile (per inciso Leali a Verona in serie B si è visto soffiare il posto da tal Perilli).
Nell’analisi del dopo partita, come sempre lucida e onesta (“la Fiorentina non meritava di perdere”), ha stupito come per due volte De Rossi abbia voluto citare con affetto chi (anche se l’annuncio ufficiale è arrivato solo ieri) di fatto apparteneva ormai al passato, vale a dire l’ex direttore sportivo Diego Lopez. Solo una carineria nei confronti del manager col quale ha collaborato per quasi un anno? Ora dovrà cercare di ricreare lo stesso feeling con la coppia chiamata a delineare le strategie tecniche e di mercato del Genoa: Francois Modesto e Stefano Melissano. Sono in cerca di rilancio dopo le separazioni da Juventus e Spezia e, al di là essere vicini ad un procuratore molto influente per quanto riguarda il mercato del Genoa, il loro lavoro dovrà essere valutato senza pregiudizi. Il mercato di gennaio sarà un banco di prova particolarmente eloquente.
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