Venerdì 30 Ottobre 2026

Gessi Rossoblu

Genoa, ora tutti sul carro di De Rossi

di Gessi Adamoli ·

Genoa, ora tutti sul carro di De Rossi

Era prevedibile che ora tutti spingano e sgomitino per salire sul carro del vincitore. Ma, a dire il vero, non proprio tutti. Nella sera in cui il Genoa ha schiantato la Juventus, c’è stato infatti chi, con ottusa coerenza, è rimasto sulle sue posizioni preconcette e dalla tribuna ha continuato ad inveire contro De Rossi, proprio come aveva fatto tre giorni prima in occasione della partita con il Venezia. L’accusa? Il Genoa nel secondo tempo si era abbassato troppo. Ma le partite si giocano in due ed il Grifone davanti aveva una squadra che, al netto delle assenze, è stata comunque costruita per stare nei primi quattro posti in classifica. Bene ha fatto questa volta il mister a non rispondere, ignorando quegli isolati mugugni, e a festeggiare insieme al suo staff con un grande abbraccio collettivo in uno stadio impazzito di felicità.

Dal famoso carro dove tutti sono affrettati a salire, in molti scenderanno con altrettanta disinvoltura al primo intoppo. E De Rossi lo sa perfettamente: “Questa vittoria non significa che io sia diventato intoccabile”.  Dunque Lecce è un’altra tappa fondamentale per la riconquista di una credibilità che troppo in fretta è stata messa in discussione. Ma come non era l’allenatore che incarnava alla perfezione lo spirito della Gradinata Nord? Il garante della tifoseria nei confronti di una società che sopravvive grazie alle plusvalenze? Possibile che questo feeling sia evaporato così in fretta. Dopo Parma l’esonero sembrava scontato, ma i giocatori, anche quelli che giocano meno, si sono schierati dalla sua parte e la società non se l’è sentita di scaricare un allenatore al quale la rosa completa è stata messa a disposizione solo ai primi di settembre con molti giocatori lontano da una condizione accettabile.

Mercoledì sera, prima dell’inizio della partita, veniva la pelle d’oca a vedere la sciarpata delle gradinate, lo stadio illuminato dalle torce rosse accese nei varchi dì ingresso della Nord, della Sud e dei Distinti e tutto lo stadio ad intonare il coro “alé Genoa… alé alé Genoa…”. E come allora non pensare: ma la fede infinita di questa gente non meriterebbe di essere ripagata? È venuta fuori una partita di quelle che troveranno un posto fisso nella narrazione orale tipica dei tifosi del Genoa chei tramandano da generazione a generazione il racconto delle partite che hanno fatto la storia. Quando mai ricapiterà di surclassare la Juventus dominandola per tutto il primo tempo, rischiando qualcosa solo nel recupero? Mai c’era stata una vittoria così netta. L’ultima, il 6 maggio 2022, l’anno della retrocessione, fu un rocambolesco 2 a 1 col risultato ribaltato negli ultimi minuti: gol di Gudmundsson all’87’ e rigore di Criscito al 96’ (fallo di De Sciglio su Yeboah). E il 29 ottobre 2014 Antonini, un difensore, cosa ci faceva al 94’, nell’area di rigore della Juventus con tutti i compagni impegnati a difendere coi denti uno zero a zero prezioso ma non quanto la vittoria uscita dal cappello a cilindro proprio all’ultima palla?

Difficile, dopo una serata così, fare classifiche di merito. De Rossi ha fatto un’eccezione per due giocatori che nelle ultime settimane erano stati utilizzati pochissimo: “Baldanzi è mi fijo… però quando devo fare delle scelte devo solo pensare a cosa è utile alla squadra. Lui non ha fatto una piega e si è fatto trovare pronto quanto ho ritenuto che potesse essere la sua partita”. L’altro è Vitinha tornato titolare dopo 159 giorni: “L’anno scorso ci ha salvati, non dimentichiamolo”.

La partita con la Juventus ha confermato che Osmajic può diventare uno dei centravanti più forti della serie A: ha forza fisica, grinta, coraggio, vede la porta, tiene palla e fa salire la squadra”. Un suo stop a seguire, sul lungo rilancio di Bijlow, con tiro in corsa sull’esterno della rete è stato un gesto tecnico e atletico da attaccante di razza. Ha lo stesso temperamento di Zamorano che come lui portava il 18 sulla schiena (1+8) perché il 9 spettava di diritto a Bobo Vieri. Ha ragione Claudio Onofri a temere che già a gennaio possa essere un uomo mercato.

Spalletti alla vigilia aveva detto di temere soprattutto la garra di una squadra che, essendo allenata da De Rossi, non poteva non avere. E pensava di mettere in difficoltà Ostigard schierando un centravanti che attaccasse gli spazi: “l’ho allenato e so che di testa, sulle palle che arrivano frontali, non ne sbaglia una, meglio le palle rasoterra”.  Tutto è però rimasto nelle intenzioni. Voto Ostigard 8.

Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci sul canale Telenord, su Whatsapp, su Instagram, su Youtube e su Facebook